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	<title>Il Cantaro &#187; Storia</title>
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		<title>Chilivani, bel suol d&#8217;amore&#8230;..</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X-file</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia Locale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Bice]]></category>
		<category><![CDATA[Giolitti]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Penna_Bianca]]></category>
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		<description><![CDATA[Già un secolo fa alcuni noti “pacifisti” di inizio secolo si erano opposti alla decisione dell&#8217;allora governo Giolitti nella guerra che il regno d&#8217;Italia aveva dichiarato alla Turchia, a quei tempi padrona del nord Africa. Si chiamavano Pietro Nenni e Benito Mussolini, socialisti. «È brigantaggio internazionale, un diversivo per distrarre il Paese dal porsi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già un secolo fa alcuni noti “pacifisti” di inizio secolo si erano opposti alla decisione dell&#8217;allora governo <strong>Giolitti</strong> nella guerra che il regno d&#8217;Italia aveva dichiarato alla Turchia, a quei tempi padrona del nord Africa. Si chiamavano Pietro <strong>Nenni </strong>e Benito <strong>Mussolini</strong>, socialisti.</p>
<blockquote><p>«<span style="color: #ff0000;"><strong>È brigantaggio internazionale, un diversivo per distrarre il Paese dal porsi e risolvere i suoi complessi problemi interni</strong></span>»,</p></blockquote>
<p>scrissero. Vennero arrestati l’anno successivo, nel 1912, mentre manifestavano contro la guerra e urlavano senza riguardo:</p>
<blockquote><p>«<span style="color: #ff0000;"><strong>La bandiera tricolore è uno straccio da piantare su un mucchio di letame</strong></span>».</p></blockquote>
<p>Cento anni dopo il lessico ufficiale patriottico corregge il termine <strong>guerra</strong> con «<span style="color: #3366ff;"><strong>un’azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</strong></span>» (Giorgio Napolitano).</p>
<p>Di sicuro la guerra a <strong>Gheddafi</strong> oltre a regalare  alla Francia e ai suoi amici gli affari e all&#8217;Italia  i clandestini , un risultato importante per noi lo ha raggiunto, e cioè quello di riportare in auge la sempre più desertica Piana detta anche <em><strong>Campo di Ozieri</strong></em>.</p>
<p>E così, a cento anni di distanza dalle proteste del pacifista zio Benito, il sogno dell&#8217;amico Antonio <strong>Attili</strong> che, da parlamentare, riuscì a far finanziare il <em><strong>Centro Intermodale di Chilivani</strong></em>, si avvera: il Centro infatti apre finalmente le porte!</p>
<p>Naturalmente non ai vagoni carichi di merce da trasportare poi sul continente ma bensì carichi di altra mercanzia, e cioè quella di alcune centinaia di <strong>immigrati clandestin</strong>i provenienti dalla Tunisia che, da Lampedusa vengono distribuiti qua e là per la penisola, isole comprese.</p>
<p>Una fine ingloriosa, a dirla tutta, per la struttura che avrebbe dovuto rilanciare, secondo l&#8217;attuale leader locale di <strong>SEL</strong>, l&#8217;economia della nostra zona e che da allora, dopo lo strombazzamento della seconda metà degli anni  &#8217;90, aveva fatto perdere le sue tracce.</p>
<p>Niente vagoni, niente merci, tutto a puttane per dirla chiara, la solita cattedrale nel deserto della Piana dove, fra campi abbandonati, zone “industriali” deserte, treni che passano con il contagocce, carcasse di pneumatici nelle cunette è ora in arrivo la novità partorita dal governo, pressato da un solidarismo d&#8217;accatto che predica accoglienza a tutti i costi, facendo arrivare dal nord Africa torme di sfaccendati con l&#8217;iPad.</p>
<p>Non si capisce certamente come mai dalla <strong>Tunisia</strong>, per dirne una, dove poche settimane fa è stato costretto all&#8217;esilio <strong>Ben Alì</strong> e quindi, ci avevano detto, era tornata la democrazia, possano arrivare perseguitati politici.</p>
<p>Di sicuro è questa una occasione storica per la nostra <strong>Bice</strong>, alla quale piace tanto occuparsi di politiche giovanili, e per il suo collega <strong>Penna Bianca</strong> esperto in opere caritatevoli, di mostrare ai concittadini cosa vuol dire non solo predicare il solidarismo, ma anche metterlo in pratica.</p>
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		<title>Nordici e sudici</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 17:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[Due_Sicilie]]></category>
		<category><![CDATA[Meridionali]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Pino_Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Regno_di_Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Terroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2010 Pino Aprile, giornalista pugliese, forse per prevenire la piagnucolosa lettura dell’Inno di Mameli cantilenato da Benigni, ha voluto rovesciare la medaglia dell’Unità d’Italia scrivendo “TERRONI &#8211; Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali”. Nel libro si sostengono delle tesi che come tali sono discutibili (e più se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Nel 2010 Pino <strong>Aprile</strong>, giornalista pugliese, forse per prevenire la piagnucolosa lettura dell’<strong>Inno di Mameli</strong> cantilenato da <strong>Benigni</strong>, ha voluto rovesciare la medaglia dell’Unità d’Italia scrivendo <span style="text-decoration: underline;"><em><strong>“TERRONI &#8211; Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali”.</strong></em></span></p>
<p style="text-align: left;">Nel libro si sostengono delle tesi che come tali sono discutibili (e più se ne discute, meglio è) ma sono elencati anche dei fatti, eventi, date e cifre difficilmente contestabili.<br />
I <strong>sardi </strong>hanno un ruolo apparentemente defilato, ma solo in apparenza, perché, anche se solo nominalmente, era il <strong>Regno di Sardegna</strong> e non il Piemonte che “annetteva” il resto d’Italia, mentre nella sostanza la Sardegna, non geograficamente ma storicamente, sociologicamente ed economicamente aveva e avrebbe avuto lo stesso destino delle Due Sicilie.</p>
<p style="text-align: left;">Dalla <a href="http://api.edizpiemme.it/storage/village/2010/02/26/566-1273.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">introduzione del libro</span></a>:</p>
<blockquote><p><span style="color: #0000ff;"><strong>Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.<br />
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).<br />
Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.<br />
Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».<br />
Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. […] </strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.<br />
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.<br />
Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.<br />
Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.<br />
Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.<br />
E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.<br />
Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.<br />
Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988).<br />
Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso).<br />
E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che presiede alla nostra amministrazione», dal 1861, «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche e corporative» (Marco Meriggi, Breve storia dell’Italia settentrionale). […]<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre ancora a binario unico e con gran parte della rete non elettrificata.<br />
Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?<br />
Ignoravo che avrei dovuto studiare il francese, per apprendere di essere italiano: <em>«Le Royaume d’Italie estaujourd’hui un fait»</em> annunciò Cavour al Senato.<em> «Le Roi notre auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs le titre de Roi d’Italie.»</em> […]<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi.<br />
Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo, al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro.<br />
Mi ritenevo solo fortunato a essere nato italiano. […]<br />
E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente, maturavo orgoglio per la geografia di cui, altrettanto stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi.<br />
Loro che usano “italiano” come un insulto e abitano la parte della penisola che fu denominata “Italia”,<br />
quando Roma riorganizzò l’impero (quella meridionale venne chiamata “Apulia”, dal nome della mia regione. Ma la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul Tirreno). […]<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Oggi, nuovi fermenti animano una ricerca di verità storica, non solo meridionale, che viene dal basso, più che dalle aule universitarie o dalla politica, dalle istituzioni. Non è facile capire dove questo possa portare; se a un revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista di Lega e collaterali, o a una comune crescita di consapevolezza e conoscenza: un nuovo meridionalismo non solo meridionale (e sarebbe<br />
un ritorno alle origini, perché nacque nordico, specie lombardo), per ridare un’anima decente a un’Italia che l’ha smarrita, nel fallimento della politica e la sua riduzione a furia predatoria di egoismi personali e territoriali. […]<br />
Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire; della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della memoria.<br />
Noi non sappiamo più chi fummo. […]<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia e nelle verità ufficiali; si tengono al buio molti documenti che lo raccontano. Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso con ogni mezzo, incluse le leggi.<br />
La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al Nord, non resiste “malgrado” la nascita dell’Italia unita, ma sorse da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia del Nord. Né una sostanziale e improbabile restituzione del maltolto riporterebbe le cose com’erano. […]<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Lo si diceva dei lombardi, quando la loro regione era tenuta dagli austroungarici solo come area di consumo di beni prodotti altrove. Il Nord era nella condizione di colonia cui fu condannato il Sud dopo l’annessione e il saccheggio: è quel «che l’economia capitalistica fa a’ vinti nella lotta della concorrenza» (ancora Ciccotti).<br />
Anche allora si indagò sugli effetti, per non riconoscerne le cause. E si cercò di capire perché il lombardo fosse così incapace, inefficiente, «in una parola, nullo», secondo la sociologa Cristina Belgioioso, autrice dell’indagine sulla pochezza dei «padani» (fra i quali, Cesare Lombroso<br />
condusse la ricerca sul «cretinismo perfetto»): i Bossi, i Calderoli e i Gentilini non nascono dal niente. I “Lombardi”, come venivano chiamati tutti gli italiani del Nord, erano giudicati dai francesi “vigliacchi e incapaci”. La Lombardia «era troppo piccola per alimentare un sufficiente mercato interno di scambio, e troppo debole per praticare una politica di espansione industriale fuori dei suoi confini, qualunque fosse l’aiuto dello stato» scrive Luigi De Rosa, in La rivoluzione industriale in Italia. «Non molto migliori risultavano le condizioni industriali del Veneto, e così quelle della Liguria.»<br />
Il Sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato, per consentire lo sviluppo del Nord. […] </strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Per una parte non breve della mia vita, mi sono aggirato per questo paese, inconsapevole della classificazione craniologica, secondo la quale le teste dolicocefale del Sud erano chiaro indice di inferiorità, rispetto alle capocce brachicefale che testimoniavano la superiorità dei settentrionali. Di Borghezio, avete presente? O Renzo Bossi (tutto papà suo), l’intellettuale che riesce a diplomarsi in appena quattro tentativi; dopo di che, per frenare la fuga dei cervelli dall’Italia il Nord l’ha incaricato di “vigilare” sul sistema fieristico lombardo.</strong></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Insomma, un libro (insieme ad altri) da mal di pancia ma che merita d&#8217;essere letto, masticato e digerito.</span></span></p>
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		<title>Non, Je Ne Regrette Rien</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 11:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Soldati! Uomini che soffrite in un Paese estraneo e nemico… che rischiate la degradazione, il palo, la fucilazione ogni volta che avvicinate una donna dalla pelle bianca e dalla carne tenera, che leggete il disgusto e il disprezzo negli occhi di queste donne nemiche ma calde… Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>“Soldati! Uomini che soffrite in un Paese estraneo e nemico… che rischiate la degradazione, il palo, la fucilazione ogni volta che avvicinate una donna dalla pelle bianca e dalla carne tenera, che leggete il disgusto e il disprezzo negli occhi di queste donne nemiche ma calde… Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga e ricca di donne, di vino, di case.Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a piacimento e volontà. Per cinquanta ore.”</strong></em></span></p></blockquote>
<p>Questo fu l’incitamento che il generale francese Alphonse <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/juin.htm" target="_blank"><strong>Juin</strong></a></span>, comandante del <strong>CEF</strong> (<em>Corp d’espedition francaise</em>) rivolse alle sue truppe nord-africane (Marocco, Algeria, Tunisia, Senegal) aggregate alla V armata alleata alla vigilia della battaglia di <strong>Cassino</strong>. Quest’eroe, che riposa all’Hôtel des Invalides tra le glorie di Francia, dopo essere stato insignito della Legion d’onore, era stato catturato dai tedeschi a Dunkerque nel 1940 e subito liberato per adesione al regime di <strong>Petain </strong>per il quale aveva comandato l’Armata coloniale di Vichy, arrendendosi nel 1942 agli alleati, coi quali subito collaborò e che lo misero a capo delle truppe coloniali francesi in Italia.</p>
<p><a href="http://italy.indymedia.org/news/2005/11/933654.php" target="_blank">In soli tre giorni</a>, dal 15 al 17 maggio 1944, cioè al termine della battaglia di Cassino, vennero violentate oltre 600 donne tra i 10 e i 60 anni. Le “prodezze” proseguirono man mano che il fronte risaliva la penisola, con altri 396 stupri nei pressi di Frosinone (dal 2 al 5 giugno) e oltre 400 casi all’isola d’Elba (17 giugno).</p>
<p>Quelle donne e le loro famiglie non ottennero mai, se non a livello di elemosina, un risarcimento materiale né tantomeno morale, neanche dagli italiani e <a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0890/sed0890.pdf" target="_blank">una parlamentare</a> che nel 1952 sollevò il problema così obiettò al Sottosegretaria che aveva risposto all’interrogazione:</p>
<blockquote><p><em><strong><span style="color: #0000ff;">“Ora, se l’onorevole gottosegretario ritiene che le sevizie inflitte a queste donne dalle truppe niarocchine siano in qualche modo paragonabili a qualsiasi altra sventura che la guerra può arrecare, per-grande che essa sia (e lo dico avendo qui accanto a me una collega che ha avuto la sventura di perdere il proprio figlio in guerra), se crede che questa sventura sia paragonabile a qualsiasi altro lutto o dolore di cui la guerra sia causa, mostra di non avere un briciolo di sensibilità, mostra di non sapersi nemmeno soffermare un momento a considerare il fatto che il caso e non altro ha voluto che queste donne e non quelle delle sua famiglia, quelle che gli sono più care, avessero a subire questa dura sorte.”</span></strong></em></p></blockquote>
<p>I “cugini” francesi, nipoti di quelli di allora, così accolgono oggi i nipoti di quei <strong><em>goumiers</em></strong> che agognano d’abbracciarli dopo aver usato la penisola come un ponte per raggiungere la <strong><em>douce France</em></strong>:<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_francia_chiude_allitalia_tenetevi_rifugiati/politica-immigrazione-tunisia-francia-clandestini-italia/04-03-2011/articolo-id=509728-page=0-comments=3?SEO=/interni/la_francia_chiude_allitalia_tenetevi_rifugiati/politica-immigrazione-tunisia-francia-clandestini-italia/04-03-2011/articolo-id=509728-page=0-comments=3&amp;order=0" target="_blank"> <strong>respingendoli a Ventimiglia</strong></a><strong>.</strong></p>
<blockquote><p><em><br />
Non, rien de rien<br />
Non, je ne regrette rien.<br />
Ni le bien, qu&#8217;on ma fait<br />
Ni le mal tout ça m&#8217;est bien égal!</em></p>
<p><em>Non, rien de rien<br />
Non, je ne regrette rien.<br />
C&#8217;est payé, balayé, oublié,<br />
je me fous du passé.</em></p>
<p><em>Avec mes souvenirs,<br />
j&#8217;ai allumé le feu,<br />
mes chagrins, mes plaisirs,<br />
je n&#8217;ai plus besoin deux!<br />
Balayés les amours,<br />
et tous leurs trémolos,<br />
balayés pour toujours,<br />
je repars à zéro.</em></p>
<p><em>Non, rien de rien<br />
Non, je ne regrette rien.<br />
Car ma vie, car mes joies,<br />
aujourd&#8217;hui<br />
ça commence avec toi.</em></p>
<p><strong>No, Non Rimpiango Niente</strong></p>
<p>no, niente di niente<br />
non rimpiango niente<br />
né il bene che mi è stato fatto<br />
né il male, non mi importa</p>
<p>no, niente di niente<br />
non rimpiango niente<br />
ho pagato tutto, tutto spazzato via, dimenticato,<br />
me ne infischio del passato</p>
<p>coi miei ricordi<br />
ho acceso un fuoco<br />
i miei dolori, le mie gioie,<br />
non ho più bisogno di loro<br />
mi sbarazzo degli amori,<br />
e di tutti i loro tremori,<br />
spazzati via per sempre,<br />
riparto da zero</p>
<p>no, niente di niente<br />
non rimpiango niente<br />
perchè la mia vita, la mia gioia<br />
oggi<br />
comincia con te</p></blockquote>
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		<title>IL PIAVE MORMORAVA&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 11:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[1^ Guerra Modiale]]></category>

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		<description><![CDATA[Novantacinque anni fa anche l&#8217;Italia entrò in guerra, la Guerra Mondiale, la prima della serie, che allora si chiamava la Grande Guerra, che coinvolse 27 Nazioni e fece 10 milioni di morti, di cui 600.000 italiani, ridisegnò la carta politica dell&#8217;Europa e seppellì la Bella Epoque e l&#8217;Italietta piccolo-borghese che come un&#8217;adolescente s&#8217;aggirava tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novantacinque anni fa anche l&#8217;Italia entrò in guerra, la <strong>Guerra Mondiale</strong>, la prima della serie, che allora si chiamava la Grande Guerra, che coinvolse 27 Nazioni e fece 10 milioni di morti, di cui 600.000 italiani, ridisegnò la carta politica dell&#8217;Europa e seppellì la Bella Epoque e l&#8217;Italietta piccolo-borghese che come un&#8217;adolescente s&#8217;aggirava tra i Grandi del Continente.<br />
In quei tre anni di guerra fu sacrificata <em>&#8220;la mejo gioventù&#8221;</em> e non ci fu famiglia senza un lutto. Son passati millenni, da allora, ma ricordarLi, quei morti, troppo spesso sacrificati ai puntigli dello Stato Maggiore, oltre che doveroso, è utile per farci capire quanto siamo, tutto sommato, fortunati a vivere novantacinque anni dopo, in tempi in cui l&#8217;assillo maggiore per i nostri ragazzi è la scelta del nuovo cellulare e la notizia più sconvolgente della loro giornata è un messaggio SMS e non l&#8217;arrivo di una &#8220;banale&#8221; cartolina rosa di chiamata alle armi.</p>
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		<title>Orecchiette e cime di rapa</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovo giro, nuova corsaaa… urlano i giostrai per invogliare i bambini, con giri sempre più corti mano a mano che aumenta la clientela. Messa sotto naftalina la sentenza Mills, in attesa della sua riesumazione non appena la Corte Costituzionale farà decadere il “lodo Alfano”, in afflosciamento relativo il caso Noemi (relativo perché pare che siano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #ff00ff;"><strong>Nuovo giro, nuova corsaaa</strong></span></em>… urlano i giostrai per invogliare i bambini, con giri sempre più corti mano a mano che aumenta la clientela.</p>
<ul>
<li>Messa sotto naftalina la <span style="text-decoration: underline;">sentenza Mills</span>, in attesa della sua riesumazione non appena la Corte Costituzionale farà decadere il “lodo Alfano”,</li>
<li>in  afflosciamento relativo il <span style="text-decoration: underline;">caso Noemi</span> (relativo perché pare che siano in corso indagini per eventuali collegamenti tra il suo babbo ed il clan dei casalesi),</li>
<li>urticante ma in via di guarigione il “<span style="text-decoration: underline;">morbo Zappadu</span>” e il suo teleobiettivo,</li>
<li>archiviato lo “scandalo” dei <span style="text-decoration: underline;">voli di Stato</span>, su cui si faceva grande affidamento,</li>
<li>recuperato il <span style="text-decoration: underline;">rapporto con Obama</span>,  volgare schiacciatore di mosche in diretta TV,</li>
<li>in attesa del <span style="text-decoration: underline;">gran botto del G8</span>,</li>
</ul>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">c’è ora l’inchiesta di <strong>Bari</strong></span></span>, il tallone d’Italia dove <strong>D’Alema </strong>esercita le sue capacità divinatorie, con l’aiuto di qualche suggeritore.</p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“Un imprenditore pugliese al telefono parla di feste con le ragazze dal premier. Appalti nel settore della sanità concessi in cambio di mazzette. Sarebbe questa l’inchiesta che agita e rafforza l’idea del «complotto» nell’entourage del presidente del Consiglio.”</strong></span></p></blockquote>
<p>anticipa <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/misteri_inchiesta_bari_921f9972-5b02-11de-8305-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><em><strong>il Corriere della Sera</strong></em></a> che vede, oltre la corruzione/concussione in campo sanitario (filone poco redditizio, la regione Puglia è in mano alla sinistra!) anche il più pruriginoso e allettante <span style="text-decoration: underline;">reato d’induzione alla prostituzione.</span></p>
<p>Collabora anche, per quanto può, una <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/sarzanini_patrizia_daddario_220cce4c-5b03-11de-8305-00144f02aabc.shtml" target="_blank">testimone volontaria</a> (perché le piace volare…) ascoltata con beneficio d’inventario… ed aspirante imprenditrice turistica.  Non alle prime armi però, se, saggia e previdente, circola col registratore.<br />
Attendiamo fiduciosi gli sviluppi, con nostalgia per quella che un tempo era <strong>la Buoncostume</strong>.</p>
<p>Memori anche però di un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wilma_Montesi" target="_blank"><em><strong>“caso Montesi”</strong></em></a> che negli anni ’50 mise fuori gioco Attilio <strong>Piccioni</strong>, erede di <strong>De Gasperi</strong>, che minacciava di diventare segretario nazionale della <strong>DC</strong> (quella al 48 %) e che “bisognava” eliminare dalla scena…</p>
<p>Anche quella fu <strong><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121556" target="_blank">spazzatura</a></strong>, come dice Berlusconi, ma <span style="text-decoration: underline;">ottenne il suo scopo.</span></p>
<p>Ci si riuscì allora con quella che fu definita <a href="http://www.misteriditalia.com/altri-misteri/montesi/NASCELAMANIPOLAZIONEDIMASSA.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">la prima manipolazione mediatica dell’opinione pubblica.</span></a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;"><strong>La prima, non l&#8217;ultima&#8230;</strong></span><br />
</span></p>
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		<title>Il giardino dei Finti-Tontini</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 11:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima Repubblica è stata travolta dalla tragedia di Mani Pulite, ora la seconda rischia di fare la stessa fine travolta dalla farsa di Mutande Sporche ed in entrambi i casi gli unici che sperano di cavarsela fischiettando sono i comunisti e i loro eredi che si sono dati una ripulita ma non perdono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>prima Repubblica </strong>è stata travolta dalla tragedia di <strong>Mani Pulite</strong>, ora la <strong>seconda</strong> rischia di fare la stessa fine travolta dalla farsa di <strong>Mutande Sporche</strong> ed in entrambi i casi gli unici che sperano di cavarsela fischiettando sono i comunisti e i loro eredi che si sono dati una ripulita ma non perdono le antiche abitudini.</p>
<p>A <strong>Berlusconi </strong>che si lamentava per l’intromissione nelle sue vicende private diurne e notturne, con un assedio mediatico che di obiettivo ha solo quello dei fotografi:</p>
<blockquote><p><span style="color: #3366ff;"><strong>“Non si può che qualcuno fuori da casa tua possa arrivare a fare delle foto dentro casa. Con questa intromissione nel privato da parte di tutti, è stato veramente toccato il fondo&#8221;</strong></span></p></blockquote>
<p><strong></strong>ha risposto <strong>D’Alema</strong>, memore dei “bei tempi” di Stalin e Beria, con un’argomentazione che avrebbe fatto un figurone nei processi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grandi_purghe" target="_blank"><strong>Vyšinskij</strong></a>:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;Se ha toccato il fondo, lo ha fatto da solo. E&#8217; stato Berlusconi che è andato a &#8220;Porta a Porta&#8221; a parlare dei suoi problemi personali, non l&#8217;opposizione&#8221;. </strong></span></p></blockquote>
<p>Come si permette l’imputato di tentare di difendersi in televisione, dove solo Santoro, Fazio, Floris, Annunziata, Travaglio e Littizzetto possono accusare?</p>
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		<title>Mi ci fuit su risu…</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 16:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il botanico di Cagliari prof. Mauro Ballero, coautore di 54 pubblicazioni sulla stampa scientifica internazionale, armeggiando tra i vegetali con un occhio alla neurofisiologia, ha fatto una scoperta che sposa splendidamente la scienza con il mito, mettendo per l’ennesima volta la Sardegna nel cuore della conoscenza: “Quella smorfia facciale tra il maligno e il beffardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il botanico di Cagliari prof. Mauro <strong>Ballero</strong>, coautore di 54 pubblicazioni sulla stampa scientifica internazionale, armeggiando tra i vegetali con un occhio alla neurofisiologia, ha fatto una scoperta che sposa splendidamente la scienza con il mito, mettendo per l’ennesima volta la Sardegna nel cuore della conoscenza:<span id="more-2896"></span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #ff0000;"><strong> “Quella smorfia facciale tra il maligno e il beffardo nota anche agli antichi greci come &#8220;riso sardonico&#8221; sarebbe in realtà l&#8217;effetto tossico di una pianta volgarmente chiamata &#8220;sedano acquatico&#8221;, molto comune in Sardegna, il cui infuso i prenuragici facevano bere ai condannati a morte.”</strong></span></p>
<p>La notizia è così riportata dall’agenzia<strong> <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_961909258.html" target="_blank">ANSA</a></strong> ed il gusto del controllare la fonte mi ha portato sul sito della <a href="http://pubs.acs.org/doi/full/10.1021/np8007717" target="_blank"><strong>rivista americana </strong></a>che l’ha pubblicata.</p>
<p><a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/05/maschera-sardonica.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2899" title="maschera-sardonica" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/05/maschera-sardonica.gif" alt="" width="172" height="184" /></a>A questo punto, tra formule chimiche di struttura, essendomi parsa troppo “teatrale” la maschera presente nell’articolo ad illustrazione di quel tragico riso, ho cercato <a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.sardolog.org/riso/023.jpg&amp;imgrefurl=http://www.sardolog.org/riso/maschere.htm&amp;usg=__JI5B1lfCZfUI_WPInnk4OkxmufQ=&amp;h=223&amp;w=220&amp;sz=15&amp;hl=it&amp;start=7&amp;tbnid=J8-12L1oTghgdM:&amp;tbnh=107&amp;tbnw=106&amp;prev=/images%3Fq%3Driso%2Bsardonico%26gbv%3D2%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26sa%3DG" target="_blank"><strong>altre immagini</strong></a>, trovandone anche troppe ed imbattendomi casualmente anche nel riso sardonico che, secondo alcuni, conserva una delle 18<a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://farm4.static.flickr.com/3256/2754675656_2433a6dca5.jpg%3Fv%3D0&amp;imgrefurl=http://flickr.com/photos/paolo_venturi/2754675656/&amp;usg=__tMIz5_jACQe23vcjcDXLE-VRpdo=&amp;h=2048&amp;w=1536&amp;sz=131&amp;hl=it&amp;start=3&amp;tbnid=X3p7dJSzJFGV_M:&amp;tbnh=150&amp;tbnw=113&amp;prev=/images%3Fq%3Driso%2Bsardonico%26gbv%3D2%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26sa%3DG." target="_blank"><strong> mummie</strong></a> esposte nella <span style="color: #ff00ff;"><strong>Chiesa dei Morti</strong></span> di <span style="color: #ff00ff;"><strong>Urbania</strong></span>.</p>
<p>E’ la contrazione disperata del volto di un <span style="text-decoration: underline;">sepolto vivo per morte apparente</span>, per cui, incamminato ormai sul macabro, occorreva saperne di più su questa cittadina marchigiana.</p>
<p>Ecco fatto, con chi m’imbatto, se non con un sardo? E di quelli d’eccellenza, il prof. Federico <span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.urbania-casteldurante.it/s2_melis.html" target="_blank"><strong>Melis</strong></a></span>, bosano, <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=602&amp;s=17&amp;v=9&amp;c=4461&amp;c1=%22Melis+Federico%22&amp;n=24&amp;ric=1" target="_blank"><strong>ceramista caposcuola </strong></a>che, come tanti altri prima e dopo, ha dovuto lasciare la Sardegna, i suoi tesori nascosti o dimenticati, i suoi profumi di povertà, il suo “sedano acquatico”, con la morte nel cuore ed il sorriso forzato sul viso.</p>
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		<title>Se la realtà supera la fantasia</title>
		<link>http://www.ilcantaro.com/varie/se-la-realta-supera-la-fantasia/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 19:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[«La gente comune non lo sa quanti fatti sono accaduti in Italia, come sono effettivamente andate certe cose. Pensa che si tratti di romanzi. Non è così. Anzi&#8230; L&#8217;Anello avrebbe potuto liberare molto facilmente Aldo Moro, fece fuggire Herbert Kappler, l’uomo delle Fosse Ardeatine per superiori esigenze di Stato, intervenne direttamente nella vicenda Cirillo. C&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><strong>«La gente comune non lo sa quanti fatti sono accaduti in Italia, come sono effettivamente andate certe cose. Pensa che si tratti di romanzi. Non è così. Anzi&#8230; <span style="color: #ff00ff;">L&#8217;Anello</span> avrebbe potuto liberare molto facilmente Aldo <span style="color: #ff0000;">Moro</span>, fece fuggire Herbert <span style="color: #ff0000;">Kappler</span>, l’uomo delle Fosse Ardeatine per superiori esigenze di Stato, intervenne direttamente nella vicenda <span style="color: #ff0000;">Cirillo</span>. C&#8217;è una sacco di gente che sa di queste cose; soprattutto a livello politico.</strong><span id="more-2816"></span></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: left;"><strong><span style="color: #ff00ff;">L’Anello </span>era una struttura operativa che era riconosciuta ufficialmente dal governo. Il Viminale sapeva tutto. Tanti politici sapevano. Con una struttura segreta si potevano ottenere certi risultati senza che nessuno si scottasse le mani: questo era il compito del<span style="color: #ff00ff;">l’Anello</span>. </strong>[…] <strong>Se <span style="color: #ff0000;">Andreotti</span> parlasse veramente della sua vita crollerebbero le mura di Gerico </strong>[…]<strong> era politicamente nelle mani di Giulio </strong><span style="color: #ff0000;"><strong>Andreotti</strong></span>.»</p>
<p style="text-align: left;">Parla così in un’<span style="text-decoration: underline;">intervista e quindi pubblicamente</span> un vecchio partigiano di Trieste, Giovanni Maria <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=239896&amp;IDCategoria=1" target="_blank"><strong>Pedroni</strong></a>, chirurgo che si definisce <em><strong>“il medico dell’Anello”</strong></em>, avendo curato alcuni degli appartenenti a questa <span style="color: #ff00ff;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>organizzazione segreta</strong></span></span>, scoperta casualmente leggendo le carte dimenticate in un vecchio archivio del Viminale nel 1996 e riordinate da Stefania <strong>Limiti</strong> che ne ha tratto un libro-inchiesta titolato appunto “<a href="http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/anello_repubblica_stefania_limiti210409.html" target="_blank"><strong>L’Anello della Repubblica</strong></a>”, nel quale sono narrate alcune delle vicende legate ai misteri d’Italia.</p>
<p style="text-align: left;">A capo della struttura segreta (ma non per le autorità) creata alla fine della guerra dal gen. <strong>Roatta</strong>, ex capo del <strong>SIM</strong> (<em>Servizio Informazioni Militare</em>) era Adalberto <strong>Titta</strong> e ne facevano parte, sino agli anni ’80, circa 170 persone, tra militari, politici, giornalisti e faccendieri d&#8217;ogni tipo incaricati, in generale, di svolgere i lavori più sporchi, quelli troppo compromettenti per i servizi segreti ufficiali.</p>
<p style="text-align: left;">Di Aldo <span style="color: #ff0000;"><strong>Moro</strong></span>, dice <span style="color: #0000ff;"><strong>Pedroni</strong></span>:</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: left;"><strong> «Noi potevamo liberarlo, tranquillamente, senza problemi. La politica ci ha sbarrato la strada affinchè non intervenissimo. C&#8217;era un ordine superiore di non intervenire, e potevamo farlo. </strong>[…] <strong>Si scelse di non intervenire, lasciando le cose al loro destino. Lasciando che <span style="color: #ff0000;">Moro</span> venisse ucciso. Chi fa fuori <span style="color: #ff0000;">Moro</span>? Le <span style="color: #ff0000;">Br</span>? Mah&#8230; Non lo so. </strong>[…] <strong>C&#8217;erano i soldi ma non poterono far nulla. <span style="text-decoration: underline;">Si è deciso di lasciare morire <span style="color: #ff0000;">Moro</span></span>: le ragioni e il perchè riguardano però la politica. </strong>[…]<strong> <span style="color: #ff0000;">Moro</span> fu lasciato morire. Questo lo sanno tutti. E nessuno parla.»</strong></p>
<p style="text-align: left;">Stefania <strong>Limiti</strong>, l&#8217;autrice del libro, spiega:</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: left;"><span style="color: #8e0000;"><strong>«In Italia ci sono state molte organizzazioni segrete, questa però è assolutamente particolare. È un organismo a sé stante, completamente clandestino: utilizza i mezzi e la logistica delle strutture ufficiali, ma ne è completamente staccato. Anche dal punto di vista delle finalità. <span style="color: #ff00ff;">L&#8217;Anello</span> è completamente differente dal progetto Gladio, per capirci. </strong><span style="color: #000000;">[…] </span><strong>L&#8217;Anello non ha dei compiti propriamente militari. Svolge servizi informativi di tipo politico; fa pulizia, insabbia.  E non è definibile come una struttura deviata. Questa nasce laddove più persone agiscono di comune accordo in funzione di scopi diversi da quelli ufficiali. In questo caso ci troviamo di fronte a una struttura a parte, non deviata. Ancora: le strutture deviate sono composte da personaggi dei servizi segreti stessi. In questo caso i protagonisti non hanno nessuna divisa. Basti pensare che Titta è un civile».</strong></span></p>
<p style="text-align: left;">Col suo lavoro Stefania <strong>Limiti</strong> incastona in un mosaico composito la tessera importante della <span style="text-decoration: underline;">vicenda <strong>Moro</strong></span>, che innumerevoli volte è stata affrontata nel tentativo di chiarirne i molti aspetti misteriosi, come fatto dal giudice Ferdinando <strong>Imposimato </strong>che condusse l’inchiesta sui fatti del 1978 e che circa un anno fa ne scrisse in “<a href="http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/post/1854999.html" target="_blank"><strong>Doveva morire</strong></a>”.</p>
<p style="text-align: left;">Con <span style="text-decoration: underline;">accuse pesanti</span> «<span style="color: #008000;"><strong>Il governo del 1978 poteva prevedere che Moro era nel mirino delle Br ma tutti hanno minimizzato, anche Cossiga</strong></span>» ed elenco di errori ed omissioni che alla fine non strapparono <strong>Moro</strong> al suo infelice destino.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><em><strong>Se tutto questo non è fantapolitica, si dovrebbe scatenare uno “tsunami” giudiziario, anche se pare che solo la procura di Brescia mostri interesse alle cose descritte.<br />
Se invece non dovesse succedere nulla, dovremmo aggiungere un altro capitolo ai misteri d’Italia.</strong></em></span></p>
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		<title>Bocca di rosso</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 18:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver scritto un pezzo su Repubblica dalla forma e dai toni accettabili anche se discutibile nella sostanza –ma tutto lo è quando la passione politica obbliga allo strabismo- il vecchio Giorgio Bocca, a distanza di 2 giorni appena, ingrana la retromarcia e concede un’intervista ad Affari italiani infarcita d’acredine malamente repressa. Succede soprattutto quando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver scritto un pezzo su <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/25-aprile/bocca-resistenza/bocca-resistenza.html" target="_blank"><em><strong>Repubblica</strong></em></a> dalla forma e dai toni accettabili anche se discutibile nella sostanza –ma tutto lo è quando la passione politica obbliga allo strabismo- il vecchio Giorgio <span style="color: #ff0000;"><strong>Bocca</strong></span>, a distanza di 2 giorni appena, ingrana la retromarcia e concede un’intervista ad <a href="http://www.affaritaliani.it/politica/bocca-25aprile-liberazione-berlusconi240409.html" target="_blank"><em><strong>Affari italiani</strong></em></a> infarcita d’acredine malamente repressa. <span id="more-2743"></span></p>
<p>Succede soprattutto quando, storia vecchia, si hanno interi armadi stracolmi di scheletri e la miglior difesa è d’appioppare ad altri l’arma del delitto. <strong>Bocca</strong>, con <strong>Scalfari</strong> una delle ultime icone del giornalismo rimaste alla sinistra dopo la scomparsa di Italo <strong>Pietra</strong>, Mario <strong>Melloni</strong> (alias Fortebraccio, che di Forlani, allora potente, scrisse: “<em>Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello</em>”), Enzo <strong>Biagi </strong>e Sandro <strong>Curzi</strong>, non è la persona più adatta per distribuire certificati di coerenza e scagliare anatemi di trasformismo.</p>
<p>Come e più di Davide <strong>Lajolo </strong>(“<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Lajolo" target="_blank">Ulisse</a>”) merita il titolo di <a href="http://www.rolliblog.net/archives/2003/10/13/liberazione_giorgio_bocca_contro_pansa_e_un_voltagabbana_bugiardo.html" target="_blank">voltagabbana</a> e non perché fu fascista in gioventù, come passivamente lo furono moltissimi o quasi tutti, ma per esserlo stato <a href="http://effedieffe.com/interventizeta.php?id=1786&amp;parametro=esteri. " target="_blank">attivamente</a>, sottoscrittore nel ‘38 del “<span style="color: #666699;"><strong>Manifesto della Razza</strong></span>” e ancora ne ’42 critico convinto dei falsi “<span style="color: #666699;"><strong>Protocolli dei savi di Sion</strong></span>”. Solo a fine ’43, folgorato da <strong>Giustizia e Libertà</strong>, scoprì la sua perdurante sinistra vocazione.</p>
<p>Ma affidiamoci, guardinghi, alle sue parole, ricordando che il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola:</p>
<p style="padding-left: 60px;"><strong>***</strong> <strong>&#8220;Questa di <span style="color: #ff0000;">Berlusconi</span> che celebra il 25 aprile è davvero il capolavoro del trasformismo italiano. Ma il suo maestro è <span style="color: #ff00ff;">Fini</span>, è stato lui il primo a capire che contraddicendo platealmente se stessi e la propria storia oggi c’è solo da guadagnarci: quelli che ti hanno combattuto fino al giorno prima iniziano a stimarti, a lodarti, ad applaudirti con le stesse mani con cui volevano prenderti a sberle. E gli amici tuoi, quelli che tradisci e rinneghi in un amen&#8230; beh, ci stanno pure loro. Perché è la legge del trasformismo che oramai regna sovrana. […] E andrà pure in Abruzzo, bravo&#8230; Due piccioni con una fava, che campione! Questa di <span style="color: #ff0000;">Berlusconi</span> che celebra il 25 aprile è davvero il capolavoro del trasformismo italiano. […] si sta col più forte, si sta col padrone, dovunque vada, e le storie politiche le inviamo in discarica: rifiuti riciclabili. Del resto oramai i due, <span style="color: #ff0000;">Berlusconi</span> e <span style="color: #ff00ff;">Fini</span>, sono i padroni dell’Italia, perché dovrebbero procurarsi delle grane? A fare gli antifascisti a parole sono buoni tutti. C’è addirittura Ignazio <span style="color: #008000;">La Russa</span> che dà le patenti di buono o cattivo partigiano sui giornali italiani: cattivi i comunisti, buoni i democristiani e i liberali. Una distinzione cretina, gli ho risposto. […] io per il 25 aprile sto scrivendo un articolo indignato, per il resto, ripeto, ho già dato&#8230; […] E’ <span style="color: #ff00ff;">Fini</span> il vero campione della democrazia italiana a parole: ha agito con estrema scaltrezza, ed è riuscito ad apparire come il politico più democratico, il più laico, il più amico di Israele. Ha abbattuto ogni tabù ideologico, a parole. Lo prendono addirittura per anti-berlusconiano, i gonzi. E’ così che i fascisti sono diventati la maggioranza del Paese, senza saperlo. […] Se l’Italia di oggi fosse più semplice, o più sincera, ci dovrebbe essere la ribellione dei veri fascisti.”</strong> <strong>*** </strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Quelli vecchi o quelli nuovi? O quelli trasformisti?<br />
</strong></span></p>
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		<title>Viva la libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 16:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Noi semo l&#8217;assertori der libbero pensiero adesso er cielo è nero ma poi se schiarirà. Viva la libertà! Qui nun se move foglia che &#8216;r popolo non voglia chi vo&#8217; regnà cor boia, da boia morirà! Viva la libertà! Semo tirannicidi, s&#8217;armàmo de cortello e giù dar piedistallo lì famo ruzzicà! Viva la libertà! E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Noi semo l&#8217;assertori der libbero pensiero</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">adesso er cielo è nero ma poi se schiarirà.</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Viva la libertà!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"> Qui nun se move foglia che &#8216;r popolo non voglia</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">chi vo&#8217; regnà cor boia, da boia morirà!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Viva la libertà!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"> Semo tirannicidi, s&#8217;armàmo de cortello</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">e giù dar piedistallo lì famo ruzzicà!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Viva la libertà!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"> E&#8217; l&#8217;omo che propone, ma &#8216;r popolo dispone:</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">er cane c&#8217;ha &#8216;r padrone ma l&#8217;omo nun ce l&#8217;ha!</span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Viva la libertà, viva la libertà!</span> <span style="color: #ff0000;">(*)</span></h3>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>(*) </strong></span><strong><span style="color: #003300;">Canzone giacobina</span> </strong><em>coniata a Roma prima del 1870 al tempo del Papa Re</em></p>
<p><span id="more-2716"></span><br />
Con lo zelo dei convertiti di fresco il presidente della Camera affida al numero zero de «<em><strong>l&#8217;Altro</strong></em>», il nuovo giornale di Piero <strong>Sansonetti</strong>, ex direttore di <em>Liberazione</em>, il suo nuovo credo: <strong>«Il 25 aprile è la festa della libertà di tutti gli italiani, senza ambiguità, senza reticenze, senza &#8216;se&#8217; e senza &#8216;ma&#8217;. L’idea giusta di nazione sconfisse il fascismo.»<br />
La guerra civile, «fu tale non solo perché vide gli italiani combattersi su fronti opposti, o perché fu caratterizzata da innumerevoli efferatezze e crudeltà, non solo perché produsse lacerazioni profonde nel Paese e scontro frontale tra due diverse idee di nazione. L’una nutrita dal nazionalismo fascista conduceva all’espansionismo, al razzismo e all’annullamento dei diritti dell’uomo. L’altra, indissolubilmente legata ai valori della libertà e della democrazia, portava alla costruzione di una nuova stagione di progresso civile per l’Italia. E non c’è dubbio che l’idea &#8216;giusta&#8217; fosse la seconda.»</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Fini</strong></span>, bontà sua, critica anche la <strong>«scia di sangue dell’immediato dopoguerra. C’erano formazioni che videro il conflitto fascismo- antifascismo più come lotta di classe che come battaglia per la libertà della nazione. Tutti i democratici erano antifascisti ma non tutti gli antifascisti erano democratici. Non ha senso oggi strumentalizzare il 25 aprile nella polemica politica.»</strong></p>
<p>Per attenuare la troppa saggezza di queste parole riporto anche ciò che sull’argomento, con spirito corrosivo e tra il serio ed il faceto, da sassarese &#8220;<em>impiccababbu</em>&#8220;, ha detto Francesco <span style="color: #ff0000;"><strong>Cossiga</strong></span> in un’intervista di Silvia <strong>Zingaropoli</strong> al “<strong><em>Sardegna</em></strong>”:</p>
<p><span style="color: #ff00ff;"><strong>*** </strong></span><span style="color: #ff6600;"><strong>Presidente, il Cavaliere ha deciso: parteciperà al 25 aprile.</strong></span></p>
<p>Il ragionamento che ho fatto a Berlusconi è questo: «Se vai e ti fischiano o ti bastonano fino a mandarti in clinica, cresce la tua popolarità. Se poi ti applaudono, e ti metti alla destra di Franceschini, accompagnato dalla Moratti e Formigoni, ti becchi altra popolarità. […]<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Vale la pena quindi…</strong></span></p>
<p>Anche a costo di pagare quelli dei centri sociali per farsi picchiare.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> Memoria condivisa, un’utopia?</strong></span></p>
<p>Al figlio di un combattente di Salò si può chiedere di condividere la storia dei partigiani?<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La Russa parla di “pacificazione”</strong></span><br />
Ignazietto, se avesse avuto l&#8217;età, sarebbe stato un volontario della Repubblica sociale. Berlusconi un partigiano: infatti una cosa che non dice è che il padre e i fratelli della madre erano socialisti. Fini sarebbe stato Brigata nera.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>A proposito di Fini, crede sia sincera la sua “conversione”?</strong></span></p>
<p>Lui è molto coerente: quando è andato a Gerusalemme si è fatto pure circoncidere, e ora ha presentato la domanda all&#8217;Associazione nazionale partigiani. E pare che a casa sua abbia bruciato il quadro di Mussolini. Nemmeno gli antifascisti prima di lui avevano denominato il fascismo come “male assoluto”. Una tragedia. Ciò deriva dal fatto che non sapeva prima cosa fosse il fascismo, e non sa oggi cosa sia l&#8217;antifascismo. Ma è un bravo ragazzo.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il ruolo di difensore della Costituzione è tutta farina del suo sacco?</strong></span></p>
<p>Sì, è lui che spera nella presidenza della Repubblica. E sicuramente il Pd voterà per lui. Quelli di An confluiti nel Pdl invece voteranno per Letta. E pare che Fini si sia fatta fare una camicia metà rossa e metà nera;  dicono anche che per la riedizione dell&#8217;enciclopedia italiana, come Gentile scrisse l&#8217;elogio al fascismo, Fini scriverà la voce “antifascista”.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Berlusconi è il prototipo del nuovo uomo politico?</strong></span></p>
<p>No, lui è una cosa a sé. Sta imparando a far politica.</p>
<p>[…]<span style="color: #ff6600;"><strong> E Franceschini come lo vede?</strong></span></p>
<p>Franceschini è un vecchio imbroglioncello dei gruppi giovanili della Dc. È la stessa gang: lui, Follini, Casini&#8230; credo anche che si riuniscano per stabilire chi dice questo e chi dice quello.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Nel 2007 disse al Cav: “attento che Prodi è più furbo, lui è della vecchia parrocchia come me”.</strong></span></p>
<p>Sbagliai, perché il buon Romano poi prese la solita mazzata. […]<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Sottovalutava l’astuzia di Silvio?</span></strong></p>
<p>Sì. Ha imparato a far politica, è un grande uomo di spettacolo e gli italiani vogliono divertirsi. […] Berlusconi si oppone all&#8217;election day, anche se a lui converrebbe: se dovesse vincere il sì,  rimarrebbe al potere per 40 anni. Franceschini invece, per cui la vittoria del sì costituirebbe l&#8217;affossamento totale, è a favore. È il mistero del suicidio.[…]</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>E lei come la pensa?</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong></strong></span>Il referendum è uno dei pasticci inventati dai Dc. Ma credo che l&#8217;Italia debba essere governata con i pasticci: siamo un popolo di fantasia.<span style="color: #ff00ff;"><strong>***</strong></span><em></em></p>
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		<title>Meglio ricco e sano…</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terenzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Berlusca rischia di cadere nella trappola apparecchiata dal manda-dario del Pd che, stuzzicando il suo orgoglio, lo ha sfidato a partecipare alla sfilata milanese del 25 aprile, ufficialmente festa nazionale ma che, invece di unire, ha sempre diviso, per motivi oggettivi, prima i protagonisti e poi gli eredi ideologici e politici delle fazioni allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Berlusca</strong> rischia di cadere nella trappola apparecchiata dal <strong>manda-dario del Pd</strong> che, stuzzicando il suo orgoglio, lo ha sfidato a partecipare alla sfilata milanese del <span style="color: #ff0000;"><strong>25 aprile</strong></span>, ufficialmente festa nazionale ma che, invece di unire, ha sempre diviso, per motivi oggettivi, prima i protagonisti e poi gli eredi ideologici e politici delle fazioni allora in lotta armata. <span id="more-2701"></span></p>
<p>Anche se tutti ormai hanno  fatto propri i valori della <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #f58d09;"><strong>liber</strong><strong>tà</strong></span></span>, sacrificata e subordinata durante il “<em>ventennio</em>” ad altri ideali, la sottolineatura di una vittoria (e di una sconfitta) sono per alcuni occasione di trionfalismo tribale che riapre lacerazioni invece di sanarle.</p>
<p>La manifestazione si presta a meraviglia, con il concentrarsi negli stessi luoghi di tanta partigianeria, per inscenare esibizioni muscolari e vocali, di cui in passato hanno goduto quei personaggi che ci son cascati, nella illusione d’esserne esenti per un qualche salvacondotto che ritenevano d’avere, dalla Moratti, sindaco di Milano, a Bertinotti, presidente della Camera.</p>
<p>Il <strong>Berlusca</strong> è il bersaglio supremo, la materializzazione di quei fantasmi che agitano la notte, e soprattutto il giorno, dei discendenti “<em>per li rami</em>” della f(r)azione comunista dello schieramento vincitore 64 anni fa, i quali, anche per sua “colpa”, vedono sempre più allontanarsi il tanto sognato avvento di “baffone”.</p>
<p>Vuole il Berlusca essere motivo di “provocazione” fornendo a delle comparse l’occasione per guadagnare le luci della ribalta ed esaltare ancora di più il clamore della divisione?</p>
<p>O vuole mettere alla prova la tenuta del sistema di sicurezza che dovrebbe proteggerlo e che già ha il suo daffare?</p>
<p>Segua il <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/aprile/19/Russa_meglio_non_andare_una_co_8_090419010.shtml" target="_blank">consiglio del ministro della Difesa</a>, <span style="color: #ff00ff;"><strong>Presidente, li lasci perdere, che già lo fanno, e  benissimo, da soli&#8230;</strong></span></p>
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		<title>Cassaforte a tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 23:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chirone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria. Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l&#8217;uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria. Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l&#8217;uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo &#8220;pagamento in contanti&#8221;. <span id="more-2637"></span>Ha affogato nell&#8217;acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell&#8217;esaltazione devota, dell&#8217;entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d&#8217;illusioni religiose e politiche. […] La condizione più importante per l&#8217;esistenza e per il dominio della classe borghese è l&#8217;accumularsi della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale.”</p>
<p>Son trascorsi 160 anni da quando queste frasi sono state scritte da <strong>Marx</strong> ed <strong>Engels</strong> e oggi, a <strong>Londra</strong>, la città dove vennero pubblicate, il 21 febbraio 1848, <em>“uno spettro s’aggira”</em> ancora, non solo in Europa ma nel mondo intero.</p>
<p>La borghesia, come la intendeva la <em>Lega dei comunisti </em>che aveva allora commissionato il <strong>Manifesto, </strong>è scomparsa da tempo, travolta dal parassitismo e dalla speculazione, il lato oscuro dell’operoso ceto medio. Ora come allora i proletari di tutto il mondo sbagliano bersaglio, usando male il potere brutale che concede loro la forza del numero, sparando nel mucchio, attaccando gli agenti antisommossa “messi qui nella vigna a far da pali” e i bancari invece dei banchieri, confondendo i produttori con gli sfruttatori.</p>
<p>Per me <strong>l’economia </strong>consiste nel risparmiare qualche euro rinunciando a qualche piccolo sfizio e mi è quindi difficile concepirla in formato“macro”, come una scienza paludata in grado di studiare l’egoismo che tutto muove e, con l’aiuto della politica, capace di regolamentarne a fin di bene le spinte. La crisi mondiale che ci colpisce non depone a favore della buona vista degli economisti che, se non hanno provocato, certo non hanno visto l’uragano che arrivava.</p>
<p>Riaggiustare le cose è opera da titani e nelle sale che ospitano il <strong>G-20</strong> l’alta statura scarseggia. Chi ha studiato mi spiega che, tra un ricevimento e l’altro, i “grandi” della Terra si son divisi tra due soluzioni: gli <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_aprile_01/giavazzi_mercati_ea61dad2-1e7b-11de-9011-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>anglo-americani</strong></a>, con gli armadi stracolmi di scheletri spolpati in giro per il mondo, vorrebbero che gli Stati pompassero ancora più miliardi nelle casse colabrodo delle banche senza fondo, creando moneta virtuale ancora più fasulla dei guadagni che esse millantavano e facendo ricadere alla fine sull’economia reale il costo stratosferico di tale accanimento terapeutico. Con la domanda drogata e l’inflazione conseguente si spalmerebbe quindi il mal comune.</p>
<p>Gli <a href="http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&amp;accessMode=FA&amp;id=1599152&amp;codiciTestate=1" target="_blank"><strong>europei continentali</strong></a>, che nella grande rapina erano complici minori e si sono limitati a fare il palo, vorrebbero che si sostenesse invece l’economia reale e produttiva, imbrigliando più strettamente la fantasia morbosa degli gnomi, con “regole” (mai ben precisate, in verità) più stringenti e punitive.<br />
<a href="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/04/aurora_1903.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2638" style="margin: 5px 7px;" title="aurora_1903" src="http://www.ilcantaro.com/wp-content/uploads/2009/04/aurora_1903.jpg" alt="" width="297" height="194" /></a></p>
<p>Decisione difficile ma sarebbe saggio che non dimenticassero che quell’odorino acre che sale dalle cucine non è dell’arrosto bruciato ma delle bombe lacrimogene.<br />
Potrebbe avvicinarsi ancora una volta la stagione dei “<strong><em>sans culottes</em></strong>” e dell’<strong>incrociatore Aurora…</strong></p>
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