Uno dei primi problemi che Obama dovrà affrontare insediandosi alla Casa Bianca sarà la scelta del “pet” il piccolo animale da compagnia che diventerà la mascotte dalla presidenza e l’oggetto delle coccole delle figlie. Gli ultimi presidenti hanno avuto tutti uno o più gatti o cani, diventati delle star nella società dell’opulenza quale fin’ora erano gli USA. Pare che l’orientamento sia per un cane, ma ci sono degli “scogli” da superare, in primo luogo il “pedigree” del prescelto (ci stiamo adeguando [non troppo] a non pronunciare il termine tabù di “razza”, anche se del cane…. ).
Lo stesso Obama ha affrontato di petto la questione, dichiarando:
“Malia [la figlia maggiore, ndr] è allergica, e ci vorrebbe un cane ipoallergenico, e ci sono razze ipoallergeniche, ma vorremmo adottare un cucciolo da un canile. Solo che gran parte dei cani dei canili sono incroci, come me. Cerchiamo un compromesso”,
mostrando così un senso dell’umorismo molto più realistico di molti irranciditi rappresentanti dell’ubiquitaria pura razza farisaica.
Se la scelta dovesse cadere su un bastardo gli consigliamo di non trascurare l’ampia scelta che può trovare in Italia dove proliferano quelli che, abituati al guinzaglio, non mordono, anche se abbaiano molto. Al massimo leccano.


Ozieri 3.0
3 years ago
Come da copione.
E’ stato nominato Emmanuel, che è il cane da guardia degli interessi israeliani, (alla faccia del cambiamento).
Come prassi alla casa bianca, sarà il padrone (Obama), ad obbedire al suo cane.
Scespir
3 years ago
L’influenza degli ebrei sulle amministrazioni americane è notoria, con un peso sproporzionato rispetto alla consistenza demografica: nel Senato USA ci sono 13 senatori di origine ebraica su 100, a rappresentare un gruppo etnico del 2 % della popolazione. Ma questo eccesso di attenzione agli interessi genericamente ebraici (o israeliani) non è forse così anche da noi, dove numericamente sono una sparuta minoranza?
Ramh Emanuel, scelto come capo di gabinetto di Barack Obama, è stato definito «Il nostro uomo alla Casa Bianca» dal quotidiano israeliano Ma’ariv, e a ragione se, pur mettendo la sordina ai pregiudizi, scopriamo che, nato a Chicago da famiglia “Jewish” –anche Gesù !-, rientrò in Israele come volontario civile durante la 1° guerra del Golfo, scoppiata dopo che Saddam Hussein invase il Kuwait. Ciò indica un legame molto stretto con Israele anche per la sua storia familiare considerato che il padre, Benjamin R. Emanuel, fu membro dell’Irgun, l’organizzazione ebraica segreta e terrorista che lottando per l’insediamento degli ebrei in Palestina, allora sotto protettorato inglese, nel 1946 fece saltare in aria il King David Hotel a Gerusalemme, sede dell’amministrazione britannica, provocando 91 morti.
Gli israeliani non hanno nulla da imparare dai palestinesi quanto a guerriglia, anche se oggi la subiscono e fingono di dimenticare il passato, con episodi terribili come quando l’Irgun e la “banda Stern”,nel 1948 compirono il massacro di Deir Yassin, con 480 morti.
Ma , nonostante queste premesse non strettamente personali, non dobbiamo avere pregiudizi sul futuro operato di Emanuel (“Dio è con noi”) e soprattutto di Obama.