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	<title>Commenti a: Ne ferisce più la tastiera&#8230;</title>
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	<description>Periodico d'informazione libera online</description>
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		<title>Di: H2SO4</title>
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		<dc:creator>H2SO4</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 14:03:00 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;strong&gt;Il Riformista&lt;/strong&gt;&lt;em&gt; prospetta una regia interna all&#039;entourage di Berlusconi per la serie di &quot;disavventure&quot; capitategli negli ultimi due mesi ma sottolinea, a proposito della cena &quot;costituzionale&quot;  anche i &lt;strong&gt;problemi della Giustizia&lt;/strong&gt; e della sua -finora- mancata riforma:

&lt;strong&gt;&quot; il fronte della giustizia è tornato caldissimo. E ieri, rispondendo ad Antonio Di Pietro, il capo dello Stato si è tirato fuori dalla bagarre. Una nota secca per dire che non ha alcun fondamento istituzionale la richiesta di un intervento del presidente della Repubblica perché «interferirebbe nella sfera di insindacabile autonomia della Corte costituzionale». Il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha apprezzato molto il pronunciamento del Colle: ..... «La Corte nella sua collegialità deciderà come ha sempre fatto, in serenità e con imparzialità e obiettività, le questioni sottoposte al suo esame». In una nota informale fatta trapelare dalle agenzie di stampa, si fa sapere che sono due gli articoli del regolamento generale che consentono di affrontare la questione della cena, nel caso un componente della Consulta porti all&#039;attenzione della Corte il caso. Sono gli articoli 15 e 16 e quest&#039;ultimo scatta qualora si ravvisino elementi di incompatibilità del giudice. Ovviamente, il riferimento è alla decisione che dovrà essere presa nel prossimo autunno, il 6 ottobre, sul lodo Alfano.

Dopo la lettera di Mazzella di mercoledì scorso, ieri si è fatto sentire l&#039;altro giudice costituzionale della cena. Per Napolitano, la richiesta di dimissioni avanzata da Di Pietro «è un tentativo di intimidazione, una richiesta spropositata». E aggiunge: «Non sono un dietrologo. Sto ai fatti, e cioè che c&#039;è stata una reazione violenta e sproporzionata rispetto al tipo di contestazione. 
E la contestazione quale era? Quella di essere andato a cena col presidente del consiglio in carica? È chiaro che un giudice di Tribunale non può andare a cena, pranzo o colazione con persone che deve giudicare. Ma in questo caso è diverso: noi non giudichiamo mica il presidente del Consiglio dei ministri, noi giudichiamo sulle leggi».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Riformista</strong><em> prospetta una regia interna all&#8217;entourage di Berlusconi per la serie di &#8220;disavventure&#8221; capitategli negli ultimi due mesi ma sottolinea, a proposito della cena &#8220;costituzionale&#8221;  anche i <strong>problemi della Giustizia</strong> e della sua -finora- mancata riforma:</p>
<p><strong>&#8221; il fronte della giustizia è tornato caldissimo. E ieri, rispondendo ad Antonio Di Pietro, il capo dello Stato si è tirato fuori dalla bagarre. Una nota secca per dire che non ha alcun fondamento istituzionale la richiesta di un intervento del presidente della Repubblica perché «interferirebbe nella sfera di insindacabile autonomia della Corte costituzionale». Il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha apprezzato molto il pronunciamento del Colle: &#8230;.. «La Corte nella sua collegialità deciderà come ha sempre fatto, in serenità e con imparzialità e obiettività, le questioni sottoposte al suo esame». In una nota informale fatta trapelare dalle agenzie di stampa, si fa sapere che sono due gli articoli del regolamento generale che consentono di affrontare la questione della cena, nel caso un componente della Consulta porti all&#8217;attenzione della Corte il caso. Sono gli articoli 15 e 16 e quest&#8217;ultimo scatta qualora si ravvisino elementi di incompatibilità del giudice. Ovviamente, il riferimento è alla decisione che dovrà essere presa nel prossimo autunno, il 6 ottobre, sul lodo Alfano.</p>
<p>Dopo la lettera di Mazzella di mercoledì scorso, ieri si è fatto sentire l&#8217;altro giudice costituzionale della cena. Per Napolitano, la richiesta di dimissioni avanzata da Di Pietro «è un tentativo di intimidazione, una richiesta spropositata». E aggiunge: «Non sono un dietrologo. Sto ai fatti, e cioè che c&#8217;è stata una reazione violenta e sproporzionata rispetto al tipo di contestazione.<br />
E la contestazione quale era? Quella di essere andato a cena col presidente del consiglio in carica? È chiaro che un giudice di Tribunale non può andare a cena, pranzo o colazione con persone che deve giudicare. Ma in questo caso è diverso: noi non giudichiamo mica il presidente del Consiglio dei ministri, noi giudichiamo sulle leggi».</strong></em></p>
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