Repetita iuvant

Pubblicato il 14 novembre, 2008 alle 12:00 am da


Nel caso la notizia fosse sfuggita e i forestali, isolati nei boschi, non le avessero dato il giusto peso, Soru, con la spalla di Morittu, ha convocato una conferenza stampa per reiterare il messaggio che 850 forestali, grazie a lui e peggio per noi, avranno assicurato il tanto sospirato “posto fisso” uscendo dal precariato a cui li condannava la stagionalità degli incendi estivi.

Forse che Soru sta pensando ad incendi invernali? Nooo…, Soru sta pensando alle elezioni primaverili e i forestali, con le loro famiglie, potrebbero e dovrebbero manifestare concretamente la loro riconoscenza.
Si ammette candidamente o sfacciatamente che l’operazione:

“dà ai forestali e alle loro famiglie maggiori certezze, e all’Ente la possibilità di non ricominciare ogni volta a programmare con nuovo personale. Così come è un contributo importantissimo per le zone interne, i paesi che si spopolano, e che sono stati attraversati da tensioni sociali anche a causa di questo genere di occupazione precaria nei cantieri forestali […] si avvia a soluzione un problema sociale di notevole proporzioni, che consente l’uscita dalla precarietà di un terzo degli operai semestrali attualmente occupati”.

Assistenzialismo allo stato puro quindi, per giustificare il quale si costruisce artificialmente un alibi, parlando di “politica di salvaguardia ambientale e paesaggistica in funzione dello sviluppo economico e sociale della Sardegna” e di Protocollo di Kyoto.
La soluzione trovata è indolore? Be’, per i miracoli si stanno ancora attrezzando. Diciamo che costa (a noi sardi, ovvio!) 9 milioni all’anno, neanche ce ne accorgeremo.

Ne avevamo già parlato e se ci torniamo non è per ostilità verso gli operai forestali che lottavano per risolvere “IL” loro problema e ci sono riusciti (sia pure a carico nostro) ma per evidenziare l’ipocrisia di chi s’atteggia a moralizzatore e risanatore dei conti pubblici, seguace postumo di quella filosofia “irpina” praticata da un tal De Mita dopo il terremoto del 23 novembre 1980 che permise ad Avellino d’avere il primato nazionale degli invalidi civili e dei pensionati, con più pensioni Inps che l’intera regione Lombardia.

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