La campagna elettorale, iniziata nell’ombra da oltre un anno, con agguati, trappole e sgambetti, è ormai esplosa, con gli effetti di una granata, seminando ovunque vittime più o meno innocenti. La massa degli elettorale non conosce –e ben poco se ne dispiace- la frenesia degli incontri, le trame e gli orditi intrecciati di giorno e disfatti di notte, i sospetti e i progetti dei tanti chierici aspiranti alla porpora di una candidatura e la rabbia dei cardinali retrocessi a diaconi.
Quante dichiarazioni di disinteresse personale e vocazione al sacrificio per il bene comune vengono contraddette di fatto dall’accanimento con cui ci si arrabatta per agguantare un posto in lista… Evidentemente, se di martirio si tratta, dev’essere ben allettante, come quello delle fanciulle in età da marito che ai tempi di Guido Gozzano, languidamente struggendosi, lasciavano la casa materna e la ben custodita verginità mormorando: “Non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio”.
In questo iniziale scampolo di battaglia, con le truppe non ancora perfettamente schierate, qualcuno ha già provveduto allo slogan, che dovrebbe sintetizzare una filosofia e colpire l’elettore alla bocca dello stomaco: più lo mandi giù, più ti tira su.
Confidando scaramanticamente nel bis, la squadra uscente, o ciò che ne resta, punta sul collaudato “Meglio Soru” mentre qualche avversario, in contropiede, ribatte “Il sardo si frega una volta Soru”.
Sono due spiritose e simpatiche espressioni che però hanno, entrambe, un grave difetto: sono bugiarde. Purtroppo.


Pubblicato il 15 gennaio, 2009 alle 6:53 pm da Terenzio