In Comune non hanno soldi: vietato ridere a loro spese

Pubblicato il 21 settembre, 2008 alle 9:10 pm da


In Comune non hanno soldi: vietato ridere a loro spese

Il Museo Diocesano d’Arte Sacra può attendere. Si sono spesi miliardi di fondi pubblici per il rifacimento del tetto, poi delle facciate, poi per adattare l’immobile all’uso museale ed arredarlo, poi s’è discusso e dibattuto con la Curia vescovile per concordare le modalità di gestione ma di apertura non se ne parla né se ne parlerà, con la scusa che occorre metter a norma di sicurezza il tutto ed il Comune… piange miseria. Mancano 40.000 euro. A leggere la delibera della Giunta Comunale n.239 l’intervento sul palazzo secentesco di piazza Cantareddu non è prioritario rispetto al Museo Civico delle Clarisse e al Teatro Civico che assorbiranno tutti gli 80.000 euro di cui si ha la disponibilità. Per cui si procederà alla stesura del solo progetto preliminare, senza andare oltre, col progetto definitivo ed esecutivo e ancor meno con l’appalto delle opere.

Che le casse comunali siano in sofferenza ce lo conferma la seguente delibera n.240 che in burocratese :

“evidenzia la concreta possibilità che il mancato immediato allestimento di opportuni correttivi [...] potrebbe comportare lo sforamento degli obiettivi di saldo programmati nella manovra di bilancio 2008 [... e dà] a tutti i responsabili dei centri di spesa le seguenti direttive:
1. operare, con decorrenza immediata, una drastica riduzione, o quanto meno una congrua procrastinazione, dei procedimenti di adozione di atti di impegno [...] riservando l’adozione dei medesimi atti per le esigenze più urgenti e non diversamente differibili oltre che per quelle di cui si configuri dannoso il differimento;
2. operare, con decorrenza immediata, con riferimento agli impegni di spesa già assunti e da assumere poiché reputati, ai sensi del punto 1, indifferibili, misure di posticipazione dei pagamenti a Gennaio/2009; tali misure dovranno precipuamente sostanziarsi nella rigorosa applicazione delle disposizioni normative e regolamentari propedeutiche alla emissione degli ordinativi di pagamento; “

Tradotto in linguaggio corrente significa che non si possono fare altre spese, se non per interventi indifferibili, e soprattutto che i pagamenti, anche per gli interventi indifferibili, dovranno essere spostati al gennaio dell’anno venturo, adottando tutti i cavilli che la giungla normativa offre ed in ogni caso applicando alla lettera tutti regolamenti in grado di ritardare i pagamenti.
Questo dello sciopero bianco messo in atto non dai lavoratori ma deliberato ufficialmente dai… datori di lavoro è una originalità che farà contenti i creditori del Comune, lieti di essere coinvolti, anche se come comprimari, nel record.
Naturalmente se il Comune è restio a sborsare, pretende invece ogni possibile solerzia per quanto deve incassare, e quindi impone ai dirigenti di:

3. “porre in essere ogni opportuno accorgimento finalizzato all’ incremento delle entrate correnti tramite l’adozione di idonei e legittimi atti di accertamento [...] e a favorire la massima celerità dei meccanismi per l’effettivo incasso delle entrate correnti;
4. con particolare riferimento alle opere pubbliche, definire con la massima precisione possibile il budget dei pagamenti da eseguire in conto Investimenti [...] tenendo conto dei pagamenti previsti per le opere pubbliche in corso e delle priorità nella realizzazione dei lavori impegnati ma non ancora iniziati, con particolare attenzione ai flussi in entrata (finanziamenti, oneri urbanizzazione, accreditamenti RAS, alienazioni) e con la specifica premura di mantenere in equilibrio il momento del pagamenti rispetto a quello degli incassi”

Anche qui saranno dolori per i morosi e gli evasori e per i soggetti comunque debitori verso il Comune, ma anche per le imprese appaltatrici d’opere pubbliche.
Che stia finendo l’estate delle cicale ed inizi l’inverno delle formiche, sia pure a testa rossa volgarmente dette rizzaculo?

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