Cinquant’anni fa, il 20 febbraio 1958, dopo discussioni burrascose e infiniti scontri, fu approvata la “legge Merlin” che smantellava l’esercizio della prostituzione controllata dallo Stato, con tenutari, licenza d’esercizio (e relativa tassa e percentuale sugli incassi), schedatura, controlli sanitari obbligatori e “stabilimenti” dove praticare l’attività. Dietro le persiane, sempre chiuse per decenza e riservatezza, la tristezza infinita delle donnine allegre, prigioniere coatte o volontarie d’un costume sessuale secolare o millenario, tollerato allora come il minore dei mali a tutela d’una società ipocrita quanto l’attuale, che ha fatto solo traslocare le sfortunate. Allora i dermatologi trascuravano l’acne giovanile e le zampe di gallina, e tra gli effluvi di creolina tenevano in gran conto un certo dr. Wassermann che aveva dato lustro alla loro specialità professionale trasformandola in uno scioglilingua: clinica dermosifilopatica. Mentre l’iniziativa privata nel settore aveva consolidato la primordiale florida attività, attraversando le ere, le civiltà e gli imperi, la regolamentazione di Stato iniziò nel 1432 nel Regno di Napoli e nella Serenissima Venezia e finì in Italia il 20 settembre 1958, anniversario della carica dei bersaglieri a Porta Pia.
La caduta –del 1958- travolse 560 bordelli e dalle macerie furono liberate oltre 3.000 donne, suscitando l’ira delle maitresses, la nostalgia degli habitués blenorragici e il rammarico degli adolescenti votati all’iniziazione. Oggi, all’aperto, le esercenti l’antico mestiere pare siano salite a 70.000, di tutti i colori e per tutti i gusti e, col progresso, alla pallida spirocheta del mal francese fa compagnia qualche volta un piccolo virione di gran core che regala “le sida” che, detto in francese, fa meno paura dell’inglese “aids” e che cavallerescamente risulta per le donne 20 volte più a rischio d’infezione rispetto al cavaliere.
Tra gli oppositori della legge Merlin era Montanelli Cilindro, noto Indro, che nel 1956, nel pamphlet “Addio Wanda” scrisse:
… in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia…
Sbagliava sulla causa del crollo, ma che l’edificio e i suoi tre puntelli siano stati demoliti, a distanza di 50 anni possiamo ormai darlo per assodato. Resiste l’iniziativa privata…


Pupo
3 years ago
Dunque il 20 febbraio sono 50 anni che “le case chiuse sono state chiuse”.
A questo punto non resta che informare qualcuno della giunta comunale, di quelli che si sono occupati di festeggiare San Valentino, magari si potrebbe ricordare la chiusura dei casini (con la minuscola) con una bella sagra cittadina, con contorno di processione da “Salighes” (dove si trovava quello di Ozieri) sino al comune, con in testa il primo cittadino, gli assessori ed il gonfalone comunale. Concludendo il tutto con un bel rinfresco, non prima di aver scoperto una targa ricordo alla Merlin nell’aula consiliare, esposizione ed assaggio di prodotti tipici, vendita di zafferano!