Mi ci fuit su risu…

Pubblicato il 15 maggio, 2009 alle 5:45 pm da Chirone


Mi ci fuit su risu…

Il botanico di Cagliari prof. Mauro Ballero, coautore di 54 pubblicazioni sulla stampa scientifica internazionale, armeggiando tra i vegetali con un occhio alla neurofisiologia, ha fatto una scoperta che sposa splendidamente la scienza con il mito, mettendo per l’ennesima volta la Sardegna nel cuore della conoscenza:

“Quella smorfia facciale tra il maligno e il beffardo nota anche agli antichi greci come “riso sardonico” sarebbe in realtà l’effetto tossico di una pianta volgarmente chiamata “sedano acquatico”, molto comune in Sardegna, il cui infuso i prenuragici facevano bere ai condannati a morte.”

La notizia è così riportata dall’agenzia ANSA ed il gusto del controllare la fonte mi ha portato sul sito della rivista americana che l’ha pubblicata.

A questo punto, tra formule chimiche di struttura, essendomi parsa troppo “teatrale” la maschera presente nell’articolo ad illustrazione di quel tragico riso, ho cercato altre immagini, trovandone anche troppe ed imbattendomi casualmente anche nel riso sardonico che, secondo alcuni, conserva una delle 18 mummie esposte nella Chiesa dei Morti di Urbania.

E’ la contrazione disperata del volto di un sepolto vivo per morte apparente, per cui, incamminato ormai sul macabro, occorreva saperne di più su questa cittadina marchigiana.

Ecco fatto, con chi m’imbatto, se non con un sardo? E di quelli d’eccellenza, il prof. Federico Melis, bosano, ceramista caposcuola che, come tanti altri prima e dopo, ha dovuto lasciare la Sardegna, i suoi tesori nascosti o dimenticati, i suoi profumi di povertà, il suo “sedano acquatico”, con la morte nel cuore ed il sorriso forzato sul viso.

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