Nei tempi più bui del tardo Medio Evo i pellegrinaggi verso i luoghi venerati della cristianità erano, pur tra mille rischi e difficoltà, anche l’occasione per dimenticare la tristezza dei tempi. Santjago di Compostela, la Terra Santa e, attraverso la via Francigena, da Canterbury a Roma, allora ridotta a miserabile e spopolata rovina di ciò ch’era stata la Città Eterna. La corruzione regnava nei lupanari e nei palazzi e gli ecclesiastici ne erano i principi. Reduce da una tale esperienza, sconvolgente per un credente, pare che un umile frate abbia fatto questa considerazione: “davvero la Chiesa è opera divina, se sopravvive nonostante costoro”.
Il Medio Evo è morto e sepolto e la Chiesa ancora vive, anche se con molti acciacchi, sperando che la constatazione del romeo di allora sia sempre valida. Perché i motivi di preoccupazione per la sua salute non mancano, alcuni apparentemente banali e futili, altri più gravi e misteriosi. Ma non è detto che i primi malanni siano meno pericolosi, essendo contagiosi e diffondendosi in massa, mentre i secondi, seppur più gravi, sono sporadici.
A Genova da decenni imperversa un prete “controcorrente” che nessuno ha mai avuto il coraggio di bloccare, almeno nei suoi comportamenti più stravaganti, confidando forse più nell’inesorabile accumularsi degli anni che nella severità dei canoni. Ora l’ottantenne don Gallo ha patrocinato, a fin di bene, si capisce, l’iniziativa -tra il grottesco ed il patetico- di un gruppo di “transgender” che animano i bassifondi della Città.
L’allegra combriccola ha fatto un calendario -“Testimonianza storica del transessualismo genovese” lo definiscono- immortalando uno/a di loro con una foto dedicata ad ogni mese dell’anno. Il calendario “Princese” farà un figurone appeso in soggiorno, tra il presepe e l’albero di Natale, e poi, mese dopo mese, per tutto il 2009, con Pamela du Broche e Genny! Si obietterà che anche loro sono esseri umani, per quanto pendolari del sesso, e che anche Gesù avvicinò la Magdalena. Tutto vero, ma lo fece per portarla sulla retta via, non per continuare a stare sul marciapiede.
Viene vista invece come molto più grave, in senso dottrinario, l’opera di corrosione causata, grazie alla sua autorevolezza ed al suo seguito, dal pensiero dell’ex-arcivescovo di Milano, entrato nell’ultimo Conclave quasi papa e uscitone come card. Martini. Dal suo ritiro in Palestina ha pubblicato un ultimo libro, oggetto di discussione e forse di amarezza per teologi profondi quanto lui ma più in alto di lui. Certo non è lusinghiera la pubblicistica che se n’è occupata, per quanto, come sempre, opinabile.


Pubblicato il 17 novembre, 2008 alle 8:10 pm da Domenico