Miseria e nobiltà d’Italia Sciosciammocca

Pubblicato il 23 dicembre, 2007 alle 5:55 pm da


Miseria e nobiltà d’Italia Sciosciammocca

Dopo il Nuovo Mondo col New York Times anche la vecchia Inghilterra col Times s’associa per emettere sull’Italia una sentenza capitale. La dolce vita diventa amara, scrive il corrispondente da Roma Richard Owen.

Mentre l’Italia deve fare i conti con l’esser vecchia e povera [...] gli standard di vita sono caduti dietro quelli della Spagna, ha sul collo il fiato della Grecia e i politici sono vecchi e stanchi” e quindi “adesso i tristi italiani pensano che il loro futuro sia orribile. C’è un senso di angoscia nazionale in Italia in questo scorcio di 2007, sono consumati da un senso di declino nazionale”.

In particolare, la sensazione è che

“il passato é la gloria dell’Italia, ma ne è anche la sua prigione, con la politica e l’economia dominate da una gerontocrazia, mentre gli imprenditori e i politici più giovani sono tenuti a freno. Il Quirinale che costa quattro volte quanto Buckingham Palace [...] nel mondo del lavoro dove prevale una mentalità di lavoro per tutta la vita, con posti assegnati non sul merito ma attraverso una rete di favori reciproci e legami familiari noti come ‘raccomandazione’ (in italiano, ndr) e con scioperi a ripetizione. Perfino il settore del lusso, in cui l’Italia eccelle con Gucci, Armani e Versace, è in crisi e gli ordini calano. La globalizzazione e la concorrenza a prezzi stracciati della Cina stanno mettendo a repentaglio le esportazioni tradizionali, come i tessuti. Perfino il nucleo familiare italiano, una volta baluardo (con la Chiesa Cattolica) della società italiana, è in declino, con un aumento dei tassi di divorzio, una bassa natalità e l’incremento dei genitori single”, anche se la famiglia “continua a rappresentare un rifugio per i giovani italiani. Sebbene ci siano buoni registi, non c’é nessuno che possa essere paragonato a Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, con tutta la sua bellezza, non è Sofia Loren (e in ogni caso vive a Parigi).”

Il presidente di Confindustria e Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, conclude il lungo e critico articolo che il Times dedica all’Italia tentando una difesa:

“Il nostro paese non si è solo fermato, ma sta andando indietro. Il problema non è soltanto la carenza di investimenti in ricerca e sviluppo, ma anche il fatto che ogni italiano pensa al proprio interesse e non al bene comune. [...] Siamo un paese pieno di eccellenze e di energie positive. Possiamo invertire questo declino aprendo il paese al mercato, sbarazzandoci della burocrazia e liberando il talento dei giovani. Al di là del malessere diffuso, la speranza c’é”.

Dobbiamo amaramente tornare sul tema del declino italiano spietatamente messo a nudo dai più grandi quotidiani stranieri, i quali non hanno mai mostrato amore sviscerato per l’Italia ma neanche un odio particolare, per cui dobbiamo ritenerli sufficientemente obiettivi.

Nessuno più degli italiani intuisce che, purtroppo, scrivono la verità. Bene (o male, piuttosto), ma prendiamone atto, siamo agli occhi degli altri un paese malato, forse gravemente. Il primo passo verso la guarigione è rendersi conto di tale stato e subito dopo arrivare ad un diagnosi, mettendo insieme e analizzando tutti i segni di sofferenza o alterazione (e cioè di allontanamento dai parametri standard di normalità).

Già qui cominciano i guai e il Times ci elenca alcuni numeri del declino dell’Italia:

  • crescita demografica dello zero per cento,
  • eta’ media di 42,5 anni (contro i 38,5 della Gran Bretagna), un italiano su 5 ha piu’ di 65 anni,
  • ogni donna ha in media 1,29 figli (ce ne vorrebbero 2,1 per mantenere stabile l’attuale popolazione),
  • 120 giornate di lavoro perse per sciopero ogni mille operai tra il 2001 e il 2005 (contro i 26 della Gran Bretagna),
  • ventesimo posto nell’indice dello sviluppo umano dell’Onu,
  • un tasso di disoccupazione del 7 per cento, che la colloca al 76esimo posto nel mondo (in questo settore peggio di Romania, Nigeria, Cambogia e Ucraina).
  • Pensate che a Miss Italia le concorrenti erano tutte poco piu’ che adolescenti, mentre l’eta’ media dei giudici era di 70 anni.”

Tutto vero, ma questo è un elenco di sintomi, conseguenza del problema, non causa. miseria-e-nobilta.jpgL’origine del malessere siamo tutti noi e la classe dirigente, che da noi promana e che in noi si rispecchia, inadeguata al ruolo di guida. Perché gli italiani, è triste affermarlo, sono un popolo immaturo che ha ancora necessità d’essere condotto. E’ il frutto della nostra storia, certo millenaria, ma che ci è stata maestra di vita solo nella furbizia, nella piccola astuzia che ci fa uscire dal guaio momentaneo e contingente ma che alla lunga fa accumulare i problemi fino a renderli inestricabili. A quel punto, regolarmente, la Storia ci presenta il conto.

“Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti, dai boschi, dall’arse fucine stridenti, dai solchi bagnati di servo sudor…”

cantava Manzoni nel 1822 e anche allora sconsolato concludeva

“tornate alle vostre superbe ruine, all’opere imbelli dell’arse officine, ai solchi bagnati di servo sudor…”.

Più prosaicamente cent’anni dopo Mussolini decretava: “Governare gli italiani non è difficile, è inutile” e, abbattuto lui, che pure aveva avuto in mano quasi tutte le carte (tranne il Re di coppe), anche i suoi nemici, che pure non si facevano scrupoli a disfarsi degli avversari ibernandoli o appendendoli per i piedi, erano costretti a sperare in soccorsi dall’alto o almeno dall’est: Ha da venì, Baffone essendosi resi conto che con le sole risorse interne non ce l’avrebbero fatta.

Oggi siamo nelle mani di Prodi e della sua inamovibilità, a sua volta espressione di tutto un mondo intrinsecamente ideologicizzato, condizionante ogni aspetto della nostra società, ogni comportamento, ogni pensiero. E’ sempre più faticoso, dannoso e pericoloso opporsi al modus vivendi imperante, che piega chiunque, anche inconsapevolmente, al suo volere. Ogni giovane, naturalmente libero da condizionamenti, ancor prima del raggiungimento dell’età adulta, finisce per adeguarsi all’ambiente circostante e ne assume i connotati. Chi si ribella, non accettando le regole, viene marginalizzato o si autoesclude aderendo ad un gruppuscolo contestatore, turbolento e dannoso ma sempre ininfluente per modificare lo stato delle cose. L’aspetto più tragico è dato dal fatto che vediamo benissimo come dovremmo procedere per cercare di raddrizzare la rotta ed evitare gli scogli ma, paralizzati e con gli occhi sbarrati, restiamo immobili, sperando che qualcun altro si precipiti al timone e lotti coi marosi. Restiamo spettatori –e paganti, per giunta- in una rappresentazione della quale dovremmo essere invece gli attori protagonisti.
L’alternativa a Prodi, al di là delle singole personalità chiamate dal destino a governare, è, ahimè, altrettanto debole e condizionata dalla inveterata mentalità viziata, comunemente da noi stessi chiamata “all’italiana” per disprezzo e dileggio.

E pur tuttavia occorre che qualcuno, disposto a farsi sbranare, cominci a far cambiare le cose, da qualunque parte politica provenga. Chi avrà il coraggio di sostenere che in Italia, rispetto al resto del mondo, si lavora poco, si pagano troppe tasse per i servizi miserabili ottenuti e troppo poco per mantenere l’esercito di assistiti pubblici, che si va in pensione troppo giovani per godere una lunga pensione di una ancora e sempre più lunga vecchiaia, che l’eccesso di normativa che tutto vuole regolamentare crea pastoie e vincoli tali da paralizzare qualunque iniziativa, come Gulliver immobilizzato di centomila filini dei Lillipuziani? Chi avrà la forza di rimodulare l’apparato giudiziario, unico ad essere infallibile e non rendere conto a nessuno delle sue decisioni, a ristabilire la maestà della legge ed il timore che deve incutere, non perché cieca e dura come oggi, ma perché ad essa si deve “riverenza”, capace d’imporsi per intrensaca autorevolezza, senza necessità di aumentare gli organici dei tutori, sempre cresciuti di numero e sminuiti nel rispetto? Chi ristabilirà l’autorità, spernacchiata in ogni ambito, dalla famiglia alla scuola, per un malinteso buonismo che permette l’anarchia e impedisce di percorrere la scala meritocratica, penalizzando i pochi affidabili (solo per dono di natura, in pratica un’anomalia) e premiando, almeno apparentemente, i tronisti e le puttanelle, con la regia di Maria, maitresse catodica? Et cetera, et cetera, et cetera.
Ragionamenti reazionari e piccolo borghesi? Agli occhi dei “progressisti” senz’altro. Ma visti i risultati delle loro cure e l’ineluttabile peggioramento delle cose italiane, se così fosse, diremmo soltanto:”nondum matura est” e consiglieremmo d’insistere, magari con uno sciopero generale contro il “destino cinico e baro”. Se poi questa fosse la loro soluzione per i nostri mali, basta aumentare la dose, con uno sciopero generale a tempo indeterminato, dalla culla alla bara.

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