A tutti coloro che in una qualunque maniera hanno a che fare con le Banche, e quindi praticamente a tutti, è consigliabile la lettura e la meditazione d’un libro, “PRENDO I SOLDI E SCAPPO” di Francesco Bonazzi e Bancomat, dove vengono svelati (ai non addetti ai lavori, perché chi ha le mani in pasta conosce a menadito le vicende) alcuni comportamenti di quei complicati organismi chiamati “Istituti di Credito”.
- Quando vi arriva l’estratto conto del vostro conticino e vedete che vi viene riconosciuto per i vostri risparmi depositati un interesse lordo dello 0,125 % annuo (da cui detrarre il 27 % del fisco…) e le spese di gestione del conto superano di molte volte quanto teoricamente la Banca vi riconosce;
- quando scoprite che il tasso richiesto per un vostro eventuale sconfinamento, sempre che riusciate a porlo in atto, raggiunge anche il 14 o 15 %;
- quando un piccolo fido è questione vitale per il piccolo imprenditore che per anni ha fatto ingrassare la Banca e si vede negare la fiducia, anche con garanzie prestate, ed anzi viene sollecitato a “rientrare” (per essere meglio scuoiato al coperto, presumo) da quel poco che s’è azzardato ad “uscire”;
- quando ci rompono i timpani e i co****ni esaltando la funzione sociale e strategica del risparmio nazionale “tutelato dalla Repubblica”,
allora leggete qualche pagina e potrete sfogarvi con imprecazioni e uscite di testa.
Perché avrete iniziato –solo iniziato- a capire perché DEVONO calpestare e strozzare qualcuno se VOGLIONO favorire qualche altro.
Un assaggio del testo lo offre DAGOSPIA, mettendo sotto la lente il caso del “finanziere” Zaleski che, attraverso la finanziaria di famiglia Argepa controlla la Carlo Tassara SpA, e descrivendo una situazione datata, che è oggi in evoluzione, ma emblematica di come le regole del credito non siano uguali per tutti.
A fine 2008, l’elenco delle banche più esposte con Tassara è un allucinante bollettino di guerra e merita di essere snocciolato perché serve a capire come funzionano davvero le cose in Italia.
Unicredit è fuori di 1,8 miliardi; Intesa Sanpaolo di 1,7; Bnp Paribas avanza 900 milioni; Rbs, Royal Bank of Scotland 800 milioni; Monte dei Paschi ha crediti per 320 milioni, Ubi Banca e Abn-Amro per 200 ciascuna e Banca Popolare di Milano per altri 170 milioni di euro.
Le banche italiane si muovono per salvare Tassara e le cronache finanziarie ci regalano negli stessi giorni una notizia meravigliosa: gli azionisti di Tassara (holding estere, si suppone la famiglia Zaleski, magari finanziate a loro volta da banche che non sappiamo chi siano…) hanno deciso di aumentare il capitale. Insomma, si sono messi una mano sulla coscienza e hanno deciso di mettere mano anche al portafogli. Bene, si dirà, finalmente un sano comportamento da turbo-capitalisti che non si nascondono dietro un dito e affrontano le proprie responsabilità.
Il 25 novembre, il Sole 24 Ore dedica a questa notizia un bel titolone: «Zaleski, aumento da 200 milioni», quasi un raddoppio del capitale, che passa da 210 a 410 milioni. L’articolo evidenzia come questo sblocchi il rifinanziamento da parte delle banche italiane di 1,6 miliardi e così appare quasi che vi sia una proporzione fra mezzi della Famiglia azionista e mezzi prestati dalle banche. Insomma, il lettore medio può stare tranquillo, tutto bene, tutto «sano», tutto normale.
Peccato che, appena undici giorni prima, lo stesso arcigno quotidiano confindustriale avesse scritto che la Carlo Tassara aveva debiti per 4,2 miliardi verso le stesse banche italiane che si andavano accollando gli 1,6 miliardi di debito estero.
Ora, provate voi a presentarvi in banca con 200 milioni di euro di capitali vostri e vedete se poi vi accordano un finanziamento da 7 miliardi. Il rapporto è di 1 a 35. Auguri…Dunque, il totale dei debiti bancari della Tassara, già solo per questo, risultava pari a 5,8 miliardi. A fronte dei quali i 210 milioni di capitale ante aumento del 25 novembre non sono poco. Sono semplicemente il nulla e di fronte a un aumento di capitale da 200 milioni, non si sa se ridere o piangere.
Ma a parte questi «dettagli» tragicomici, che cosa ci ha fatto, con tutti quei soldi, l’ingegner Zaleski? Ha comprato la Fiat? Ha scalato la Telecom? Ha rilevato tutte le miniere di diamanti del Sudafrica?
Neanche per sogno, ha ammucchiato un sacco di bei pacchetti azionari di grandi gruppi quotati alla Borsa di Milano. E che titoli ha scelto per il suo giardinetto finanziario?Be’, a parte una bella quota di Edison (il 10 per cento circa), ricordo di una scalata fallita perché si era dimenticato di avvisare Mediobanca, il «Capitan Tassara» ha investito sulle banche. E mica ha scelto istituti qualsiasi, per carità. Non è bello rischiare i soldi degli altri sul primo cavallo che capita.
No, il bravo ingegnere ha deciso di puntare tutte le sue fiche sulle stesse banche che gli hanno prestato i soldi. Geniale no?[…] si è fatto prestare un mucchio di soldi principalmente da Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Ubi Banca e Bpm. E li ha prontamente investiti in pacchetti rilevanti per il controllo degli stessi istituti che l’hanno così lautamente finanziato,
Seguono le spiegazione del perché un comportamento tanto strano trova giustificazione e le Banche, volenti o nolenti, siano prese in un gioco senza (apparenti) vie d’uscita.
Perché è molto facile far “rientrare” un agnello belante, molto più difficile convincere un anaconda gigante e recalcitrante.
Buona lettura.


Roberto
2 years ago
ho appena finito di leggerrlo e ho capito perchè i grandi giornali non lo recensiscono.
E’ UNA BOMBA!
Giorgio
2 years ago
confermo: gran libro e pure divertente per come prende in giro i vari bazoli, geronzi e compagnia
T. Pischedda
2 years ago
Ho letto sul Riformista questo articolo di Feltri (il figlio…) e mi sono ricordato di voi…