
Mores, come tanti altri paesi piccoli e grandi della Sardegna, deve inventarsi un futuro perché il cingolo delle generazioni che si susseguono possa continuare ad avanzare.
E’ il destino degli amministratori e il dramma degli amministrati. Con la palla al piede del Numero, che quando è piccolo è… Impotenza. Se la Sardegna avesse 6 milioni d’abitanti, l’autodromo di Mores –opera grandiosa- farebbe campare il paese ed il circondario, così come quei giacimenti inesplorati dell’ippodromo di Chilivani o del lago di Oschiri e di Tula. Rassegnamoci, siamo pocos y male unidos (quanto al locos abbiamo compagnia) e, considerato che ultimamente non gliene va bene una, diamo una consolazione anche a Soru che darebbe 10 anni della vita di Cabras (ma anche di Arzachena o di Segariu) per realizzare la sua visione dell’isola de’ sardi: poveri ma belli.
A Mores comunque si sono inventati un parco fotovoltaico, destinandovi delle terre non produttive e seguendo la corrente vagamente eco-logista ed eco-nomicista oggi sulla cresta dell’onda. I finanziamenti seguiranno, come le salmerie di Napoleone, ma sempre più frequentemente s’odono le critiche dei bastian contrari, non contro Mores, per carità, ma in generale. Chi se ne intende sostiene che gli impianti fotovoltaici, per esempio:
• hanno la grave limitazione di fornire un’energia (KWh) fluttuante e non in grado di soddisfare i picchi di domanda, dato che non sempre il sole splende, per cui la potenza nominale degli impianti fotovoltaici (FV) va divisa per 6 o addirittura per 9 (dipende dalla latitudine);
• l’energia del FV è super costosa e con il conto energia operante per 20 anni (l’energia del FV viene rivenduta all’Enel a prezzo maggiorato ed il conto viene pagato da tutti noi) con l’installazione di, poniamo, 3 Watt FV si compra 1 e si spende ben 66 in confronto all’energia nucleare;
• anche se i pannelli fotovoltaici fossero gratis e l’impianto FV costasse circa la metà ed il costo del combustibile nucleare raddoppiasse, si comprerebbe sempre 1 ma si spenderebbe 26;
• se, come ipotizzato, in Italia s’installassero entro il 2016 impianti FV capaci di produrre 3 Giga Watt, il costo sarebbe di 50 miliardi, a causa del predetto “conto energia” pagato dall’Enel (cioè da noi) e con tale cifra si potrebbero costruire 20 centrali nucleari da 1 GW ognuna, che ci libererebbero per sempre dalle dipendenze energetiche, gas serra e “ricatti” energetici compresi;
• gli impianti FV non portano neanche consistenti benefici per il contenimento dei gas serra, in quanto, essendo l’energia fornita dai pannelli fotovoltaici fluttuante, occorre comunque avere centrali convenzionali in stand-by sempre pronte a partire per non andare in black-out. Questo determina sprechi di energia che, oltre a far lievitare i costi, riducono o annullano i risparmi dei gas serra dovuti al FV stesso;
• per ogni KWh erogato il FV «produce» mediamente 160 grammi di CO2-equivalenti mentre con il nucleare ci si ferma a 16 (ben 10 volte inferiore).
• l’energia elettrica prodotta con il FV è quindi solo aggiuntiva e non sostitutiva, per cui non è possibile spegnere neppure una centrale termoelettrica esistente. Il FV, in definitiva, serve solo a risparmiare (poco) combustibile, tant’è che nel mondo sono installati circa solo 5 GW FV, con contributo energetico insignificante;
• ultimo argomento, opinabile ma per molti decisivo per diffidare, è l’annuncio di Prodi che nel 2008 tutti i tetti degli edifici pubblici saranno ricoperti di pannelli fotovoltaici.
Non abbiamo la presunzione di far cambiare idea ai moresi, che sanno sbagliare da soli, come tutti, anche perché se i costi ricadono (anche) sui cittadini del Lombardo-Veneto o del Regno delle Due Sicilie, chi se ne frega! L’Unità d’Italia? Roba vecchia, di prima della guerra. E poi oggi abbiamo fatto Geografia, quando arriveremo alla Storia ci penseremo!


Giorgio
4 years ago
Mi dispiace per Chirone, ma dimostra scarsa competenza sull’argomento; il presente del solare in Italia è radioso e sarebbe buona cosa se si continuasse e magari si spingesse l’acceleratore su questa tecnologia, infatti il sole non aumenterà mai di prezzo, mentre petrolio, e anche uranio e materie radioattive si.
L’ultimo decreto sul Conto energia (http://gazzette.comune.jesi.an.it/2007/45/4.htm), che ha fatto partire anche in Italia un sistema di incentivi al fotovoltaico degno di questo nome, risale al 19/02/2007. La prima versione del Conto energia risale invece al 2005. Quali sono i risultati concreti raggiunti fino ad oggi in termini di impianti costruiti e autorizzati e di potenza installata? Possiamo scoprirlo dando un’occhiata all’apposito sito del gestore della rete elettrica: AtlaSOLE (http://atlasole.gsel.it/).
Al 5 novembre, gli impianti fotovoltaici attivi sia sotto il decreto di quest’anno, che sotto i decreti precedenti sono 4986, per una potenza totale di 47,7 MW. Il 94% degli impianti sono inferiori ai 20 kW, ma quasi metà della potenza installata viene da quel rimanente 6% di impianti oltre i 20 o i 50 kW.
Con il decreto di quest’anno, è giustamente scomparsa la “fase istruttoria” o di autorizzazione: solo gli impianti già in esercizio possono chiedere di accedere all’incentivo. Ci sono però ancora 12433 domande già accolte – evase ai tempi degli “sfortunati decreti” del 2005/2006 – che si riferiscono ad impianti ancora da costruire, per una potenza “autorizzata” pari a 387,7 MW.
In questo caso gli impianti oltre i 20 kW sono il 42%: segno evidente che la progettazione e la costruzione di queste piccole “centrali” richiede tempo e risorse e la loro permanenza nel “limbo” è dunque maggiore. (http://atlasole.gsel.it/AtlaSole2005A/AtlaSole2005A.htm)
L’impressione che si ricava da questi dati è che il Conto energia sia un grande successo: rende conveniente l’investimento nel fotovoltaico. Il decreto del 19 febbraio fissa un limite nazionale di potenza, raggiunto il quale il Conto energia cesserà: 1200 MW. Ebbene, a meno di un anno da quel decreto, un terzo della potenza disponibile è impegnata. Un successo che ricalca quanto avvenuto in Spagna, dove il governo aveva posto un tetto di 400 MW che si prevede sarà superato il prossimo anno.
In Italia, fortunatamente, a partire dalla data di raggiungimento del limite di 1200 MW di potenza installata, partirà un “periodo di moratoria” di 14 mesi (o di 24 mesi per i soggetti pubblici titolari degli impianti). Gli impianti che entreranno in esercizio durante tale periodo beneficeranno comunque dell’incentivo. Il tetto quindi è in realtà leggermente superiore rispetto al valore nominale. Ma poi cosa accadrà?
Nel 2008, in Italia come in Spagna, si dovrà decidere cosa fare. Premere l’acceleratore sul solare fotovoltaico, oppure tirare il freno. Alzare i tetti, toglierli del tutto oppure ancora chiudere il Conto energia o renderlo meno conveniente.
Non mi pronuncio sulla situazione spagnola, dove sulle energie pulite l’investimento pubblico è forte e costante, ma in Italia una chiusura o un indebolimento del Conto energia non sarebbe comprensibile.
L’Italia infatti è il paese che per anni ha incentivato e continua ad incentivare con il Cip 6 le fonti di energia non pulita e che ogni anno spende cifre astronomiche per gli aiuti di stato più disparati e distorsivi del mercato. Sarebbe veramente strano decidere di tagliare proprio quegli aiuti che portano il nostro paese ad abbattere le emissioni di CO2 e ad aumentare l’autosufficienza energetica.
Chi fosse interessato: http://www.grtn.it/ita/index.asp
http://www.grtn.it/ita/home/ContoEnergiabassa.pdf
Chirone
4 years ago
Ammetto la mia incompetenza specifica sull’argomento, e perciò mi sono limitato a riportare argomenti di altri, facilmente reperibili sulla Rete e che mi tornavano utili per suscitare la discussione, come avvenuto. Ma, pur da profano, mi pare di capire che il nocciolo del problema (oltre le tecnologie e i confronti con altre metodiche energetiche) sia quello dei costi, che neanche Giorgio chiarisce. Cioè, quando cesseranno i contributi ottenuti per mezzo del “Conto Energia” che per legge obbliga l’Enel [ed in ultima analisi il solito Pantalone] a sovrapagare l’energia prodotta col FV (il 2008 ?), in pratica “truccando” il mercato, chi costruirà ancora centrali fotovoltaiche, costosissime e incapaci di produrre tanta energia che possa coprire i costi d’ammortamento? Oggi si sta adottando la vecchia tattica italiota di privatizzare gli utili e pubblicizzare i costi, come si faceva e si fa con i dazi doganali all’importazione, le sovvenzioni all’agricoltura, gli incentivi alla rottamazione, etc. avvantaggiando qualcuno ma penalizzando la massa dei cittadini/consumatori.
Anche Giorgio ammette che, finiti gli incentivi, forse si tirerà il freno a mano. Come il ciclista scalatore dopato: finito l’effetto dell’eritropoietina si butta boccheggiante in cunetta.
Diverso diverrebbe il discorso se si riducessero in modo drastico i prezzi/costi dei pannelli FV, rendendoli convenienti. Meglio aspettare la comparsa di un nuovo Archimede o della coppia Fermi-Oppenheimer e nel frattempo godersi il sole.. in fronte a te|
Giorgio
4 years ago
Il fatto è che bisogna spingere sulle rinnovabili perchè conviene a tutti, al nostro pianeta e a chi ci vive sopra.