Disoccupati a km. zero

Pubblicato il 26 maggio, 2009 alle 4:36 pm da


Disoccupati a km. zero

L’ISTAT ha disegnato l’identikit del nuovodisoccupato tipico” nell’Italia in crisi. Dovrebbe essere un uomo di età compresa tra i 35 e i 54 anni, che abita nel Centro-Nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria e che ha perso un lavoro alle dipendenze nell’industria.

A prim’acchitto la cosa non dovrebbe riguardarci, non essendo la Sardegna una regione del Centro-Nord. A ben guardare però il tranello è insito nell’aggettivo: “nuovo” e siccome noi di disoccupati ne abbiamo molti ma “vecchi” non rientriamo nel “paniere”.

Purtroppo la realtà è diversa e attingendo da una ricerca eseguita da Daniela Pistis e pubblicata su un sito d’estrazione sindacale nell’occhio del ciclone ci siamo in pieno, con disoccupati nuovi, vecchi e di mezz’età.

Le multinazionali lasciano la Sardegna. […]

Un’ombra pesante che avvolge tutto il territorio, da nord a sud dell’isola: il tessile nel Nuorese, la chimica e il petrolchimico tra Porto Torres e Assemini, così come il polo industriale del Sulcis Iglesiente.

Le fabbriche più grandi dell’isola sono di proprietà delle multinazionali: ovunque, nel mondo, stanno ridimensionando le produzioni con una politica che qui si traduce, in molti casi, con una serrata degli stabilimenti. […] Ma non è solo l’industria a risentire della crisi e del conseguente calo di consumi: tutti i settori, dall’artigianato al commercio, fino al turismo, denunciano una flessione degli occupati.

Il bollettino dei licenziamenti è reso noto dall’Agenzia regionale per il lavoro: “Nel secondo trimestre 2008 – si legge nel rapporto dello scorso marzo – l’Istat stimava, nell’isola, 633.000 occupati, mentre nell’ultimo trimestre, l’occupazione è attestata su 583.000 unità lavorative, quindi 50.000 in meno”. Il tasso di disoccupazione è schizzato al 13,3 per cento e, nel confronto con le altre regioni italiane, la Sardegna è passata nel giro di sei mesi, al penultimo posto nella classifica, seguita dalla Sicilia. […]

Fra i riflessi generati dalla crisi economica e finanziaria, c’è la difficoltà d’accesso al credito per le piccole e medie imprese sarde.

Nel settore agroalimentare la recessione ha peggiorato difficoltà croniche: “Dei complessivi 30.000 lavoratori, un terzo sono a rischio”, avverte il segretario regionale della Flai Raffaele Lecca.

I comparti in maggiore difficoltà sono quello suinicolo e della macellazione: “Non riusciamo a essere competitivi, così importiamo il 70 per cento della carne che consumiamo o che utilizziamo per gli insaccati da Spagna, Germania, Olanda e Francia”.

A soffrire la contrazione dei mercati internazionali è soprattutto il lattiero caseario: “Il pecorino romano, che ha come mercato di riferimento gli Stati Uniti, resta invenduto”. […]

L’atteggiamento delle banche sta condizionando negativamente molte attività imprenditoriali, in tutti settori. […]

secondo i dati dell’Osservatorio per il commercio del ministero dello Sviluppo economico, la Sardegna ha visto un crollo del 14 per cento dei consumi di televisori, frigoriferi e abbigliamento. […]

Non va meglio per l’industria del turismo, che sta registrando un ritardo sull’avvio della stagione: “Alcuni hotel stanno riducendo gli orari e tagliando servizi”.   E se gli arrivi registrati all’aeroporto di Cagliari sono incrementati del 3 per cento nei primi mesi del 2009, è solo perché la Ryanair ha moltiplicato i collegamenti con le capitali europee: “Sono turisti che scelgono di non alloggiare negli alberghi […] e che trovano sistemazione nei bed & breakfast”. È il segnale di una tendenza – quella al turismo low cost – al passo con i tempi di crisi.

Un’inversione che, per ora, non sembra condizionare particolarmente il mercato sardo delle vacanze extralusso: l’Ansa ha rilevato nei giorni scorsi che la crisi economica ha già ridimensionato gli affitti a Miami Beach, mentre nelle calette della Sardegna e in Costa Smeralda i prezzi restano gli stessi delle stagioni passate. Solo i dati reali sulla stagione turistica che verrà potranno dire qual è la politica più lungimirante.

Nei momenti in cui scrivo un lancio d’agenzia annuncia che la disoccupazione non è la cosa peggiore che può capitare a chi sceglie, per campare, di lavorare.

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare