A quanto pare Renato Soru s’è risvegliato dal k.o. del 15 febbraio e, seppure frastornato, riprende, dopo la tempesta, “il lavoro usato”. I primi ad essere diffidenti sono i compagni di cordata, che volentieri avrebbero continuato a tenerlo emarginato o almeno depotenziato. Ci hanno tentato, nominando in Consiglio Regionale capogruppo del PD un suo discepolo, ma non quello prediletto. Ovviamente lo hanno fatto perché vogliono riservargli una collocazione adeguata al suo alto lignaggio, individuandolo come il futuro leader del partito nell’isola.
Ma Soru è diffidente e nonostante conosca bene l’affetto di cui gode presso i compagni è tuttavia scettico sulla tenuta di questo sentimento. Per cui, sapendo leggere e scrivere anche se non parlare, ha convocato gli adepti a Sanluri per la costituzione dell’Associazione “Sardegna democratica”, non per far concorrenza al PD, sia chiaro, ma anzi per aiutarlo… a morire. Svuotandolo come un lumacone (avremmo detto un’ostrica o un’arsella, ma crescono entro i 2 kilometri dalla costa, zona protetta…).
“… è il tentativo di dare una risposta a una domanda, forte e appassionata, che abbiamo percepito nel corso della campagna elettorale. E cioé un desiderio di partecipazione e di discussione, che è poi un segnale di volontà di riavvicinamento alla politica. Soprattutto nei giovani c’era una dichiarata richiesta di ricostruire un dibattito reale…”
ha spiegato il Soru che, notoriamente, non prendeva alcuna decisione se non dopo aver dibattuto e ascoltato le ragioni di tutti. Come Berlusconi…
«Soru intende riallacciare un rapporto con le persone che l’hanno sostenuto, fuori dalle istituzioni, dentro ai movimenti. Non è in antitesi ma al servizio del Pd.» confermano i famigli.
Nel mentre che Soru costruisce la sua Associazione, altri costruttori più materialisti si accingono a far pagare a tutti i sardi i danni provocati dalle sue decisioni di bloccare i cantieri di Tuvixeddu e Tuvumannu a Cagliari.
“Finanziamenti persi, pezzi di strade che finiscono contro un muro, richieste di risarcimenti danni per circa 60 milioni di euro da parte delle imprese, autorizzazioni paesaggistiche scadute, inchieste penali e giudizi amministrativi in corso. Gli effetti collaterali del blocco dell’Accordo di programma del 2000 che aveva dato il via libera ai progetti…”
riporta l’Unione Sarda, tentando di ricostruirne l’odissea decennale.
E poco ci consola che anche Soru come Ulisse abbia perduto, in metà tempo, tutti i compagni…


Pubblicato il 27 marzo, 2009 alle 9:20 pm da Chirone