Un po’ in sordina –ma non è un demerito- è stata aperto al pubblico il recuperato edificio poco più che centenario (testimonianza di archelogica industriale che, seppure in piccolo, Ozieri può esibire) finora identificato come “prima centrale elettrica sarda”.
Il restauro, merito di varie amministrazioni succedutesi e di progettisti ed esecutori validi, mette a disposizione di Ozieri una magnifica ed accessibile vetrina espositiva, con evidenza di elementi architettonici originali (unica nota stonata la pavimentazione in ceramica ben levigata e non in materiali più “naturali”) e l’inserimento dei residui macchinari, quelli non venduti “a ferro vecchio” dalla precedente proprietà, del pastificio industriale che l’immobile ha ospitato per 50 anni. L’insieme comunque è molto pregevole e la sua valorizzazione doverosa, nonostante le difficoltà che chiunque amministri Ozieri incontra, avendo sempre di fronte il problema di dover festeggiare le nozze coi classici fichi secchi.
La prima occasione per utilizzare la struttura è stata “L’Arte del Saper Fare”, esposizione dal vivo di quanto la pazienza e la bravura delle donne, sarde e no, sanno fare ed inventare. Lavori meravigliosi che in quella cornice diventano capolavori.
“…allor che all’opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.”
Un suggerimento che questo blog si permette di dare (gratis…) è di trovare per il complesso un nome accattivante che ne permetta un’istintiva ed immediata identificazione, eventualmente con proposte lanciate dai cittadini.
Un concorso d’idee che coinvolga chiunque abbia cuore e cervello, con la premiazione per il “battesimo” del sito come buona occasione per rivisitarlo. Con piacere.


Pubblicato il 31 maggio, 2010 alle 11:23 am da Chirone