Sardegna bela

Pubblicato il 25 luglio, 2009 alle 6:41 pm da Chirone


Sardegna bela

La “Questione meridionale” ci assilla da almeno 150 anni, dai tempi di Sidney Sonnino e Giustino Fortunato e ancora non trova soluzione. Anzi, rischia d’aggravarsi col diminuire delle risorse e l’accorciarsi della coperta tirata dalle regioni settentrionali stanche di trascinare quella che vedono come una palla al piede e non un giacimento da valorizzare. Le rivendicazioni del nord, tacitate parzialmente col “federalismo fiscale”, hanno contagiato anche il sud, ma noi sardi, vasi di coccio né settentrionali né meridionali, dal tiro alla fune non abbiamo nulla da guadagnare, come dimostrano alcune notizie apparse in ordine sparso.

Ha esordito l’amputazione dolorosa della Facoltà di Veterinaria di Sassari, ridimensionata a tal punto da rischiare la chiusura per inedia, seguita dalla distribuzione dei fondi del Ministero dell’Università che sulla base di parametri omogenei di “produttività” scientifica e di lauree distribuite, colloca agli ultimi posti tra gli atenei d’Italia Cagliari e ancor peggio Sassari.

A seguire l’evidente trascuratezza con la quale il governo affronta le arretratezze infrastrutturali della Sardegna, vera e propria cenerentola rispetto alle altre regioni ed in particolare alla Sicilia, che di ben altra considerazione gode a causa del peso demografico e politico. La minacciata creazione di un “Partito del Sud” e l’evocazione dei fantasmi del separatismo finora hanno reso e dispiace dover ammettere che la remissiva fedeltà alla p(P)atria dei sardi (“Sa vida pro su re…”) e il loro rassegnato individualismo vengano interpretati come imbecillità congenita.

La non chalance con la quale il governo Berlusconi ha spostato il G8 dalla Sardegna all’Abruzzo e la mancata scissione del collegio elettorale europeo conferma che non contiamo niente neanche con un governo di centrodestra, pur con qualche rimostranza parlamentare insufficiente a rimuovere l’ostacolo.

Ultima –per ora- brutta notizia lo studio della Confederazione Artigiani di Mestre che ci rende partecipi del fatto che il sistema bancario e del credito pretende dai sardi che necessitano di un prestato le maggiori “garanzie reali” (cioè ipoteche su immobili, fideiussioni, consegna di titoli, etc.) tra tutti gli italiani, ben il 49,3% rispetto ad una media nazionale del 29,6%.

Il deserto di cenere che rimane dopo gli incendi di questi giorni è l’immagine autentica della Sardegna nella quale solo i graniti si salvano, ma solo perché non prendono fuoco.

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