La “Questione meridionale” ci assilla da almeno 150 anni, dai tempi di Sidney Sonnino e Giustino Fortunato e ancora non trova soluzione. Anzi, rischia d’aggravarsi col diminuire delle risorse e l’accorciarsi della coperta tirata dalle regioni settentrionali stanche di trascinare quella che vedono come una palla al piede e non un giacimento da valorizzare. Le rivendicazioni del nord, tacitate parzialmente col “federalismo fiscale”, hanno contagiato anche il sud, ma noi sardi, vasi di coccio né settentrionali né meridionali, dal tiro alla fune non abbiamo nulla da guadagnare, come dimostrano alcune notizie apparse in ordine sparso.
Ha esordito l’amputazione dolorosa della Facoltà di Veterinaria di Sassari, ridimensionata a tal punto da rischiare la chiusura per inedia, seguita dalla distribuzione dei fondi del Ministero dell’Università che sulla base di parametri omogenei di “produttività” scientifica e di lauree distribuite, colloca agli ultimi posti tra gli atenei d’Italia Cagliari e ancor peggio Sassari.
A seguire l’evidente trascuratezza con la quale il governo affronta le arretratezze infrastrutturali della Sardegna, vera e propria cenerentola rispetto alle altre regioni ed in particolare alla Sicilia, che di ben altra considerazione gode a causa del peso demografico e politico. La minacciata creazione di un “Partito del Sud” e l’evocazione dei fantasmi del separatismo finora hanno reso e dispiace dover ammettere che la remissiva fedeltà alla p(P)atria dei sardi (“Sa vida pro su re…”) e il loro rassegnato individualismo vengano interpretati come imbecillità congenita.
La non chalance con la quale il governo Berlusconi ha spostato il G8 dalla Sardegna all’Abruzzo e la mancata scissione del collegio elettorale europeo conferma che non contiamo niente neanche con un governo di centrodestra, pur con qualche rimostranza parlamentare insufficiente a rimuovere l’ostacolo.
Ultima –per ora- brutta notizia lo studio della Confederazione Artigiani di Mestre che ci rende partecipi del fatto che il sistema bancario e del credito pretende dai sardi che necessitano di un prestato le maggiori “garanzie reali” (cioè ipoteche su immobili, fideiussioni, consegna di titoli, etc.) tra tutti gli italiani, ben il 49,3% rispetto ad una media nazionale del 29,6%.
Il deserto di cenere che rimane dopo gli incendi di questi giorni è l’immagine autentica della Sardegna nella quale solo i graniti si salvano, ma solo perché non prendono fuoco.


albertone
1 year ago
“Non è assolutamente vero che si sia voluta penalizzare alcuna università del Sud…” -dice il ministro dell’Istruzione e dell’Università- “I criteri adottati rispondono a valutazioni attualissime e sono stati elaborati tenendo conto dei parametri adottati da tutte le classifiche internazionali. E’ la prima volta che questo viene fatto in Italia, per cui i criteri sono sempre perfettibili … l’anno prossimo la valutazione sarà effettuata facoltà per facoltà, dipartimento per dipartimento, perché è possibile che vi siano nella stessa università realtà virtuose e non virtuose, per cui è giusto distinguere… Non ha più senso operare in difesa di corporativismi o di localismi. Nell’epoca della globalizzazione ciò è privo di ogni significato… alcune università del Sud hanno avuto una bassa valutazione soprattutto per la bassa qualità della ricerca, nonostante diverse regioni del Mezzogiorno ricevano miliardi di euro dai fondi strutturali finalizzati alla ricerca. Evidentemente, in alcuni casi questi finanziamenti non sono spesi bene”.
Onestà impone di dire che in molti casi ha ragione il ministro: lo sanno bene tanti studenti sardi che emigrano negli atenei della penisola in cerca di eccellenza con titoli più “spendibili” sul mercato del lavoro.
Tutti questi “viaggi della speranza” costano enormi risorse alle famiglie ed impoveriscono la Sardegna che rischia anche di perdere i cervelli migliori, disincentivati al ritorno una volta inseriti in contesti più allettanti.
Negli ultimi 30 anni la provincializzazione del corpo docente, sempre più “fatto in casa”, ha limitato molto gli orizzonti impedendo l’osmosi con le altre realtà. I sardi aspiranti alla cattedra avrebbero dovuto mettere alla prova le loro capacità in competizione col mondo accademico nazionale ed internazionale prima di fare i “profeti in patria”…. Ora anche i loro figli pagano le colpe dei padri.
Santippe
1 year ago
Il commento di albertone tocca uno dei punti dolenti del sistema universitario, diventato una barzelletta (siamo al 200° posto in classifica nel mondo!!!).
Basta leggere questo articolo
Tonio
1 year ago
A proposito di Sicilia, forse vi è sfuggita la notizia che la Regione Sicilia vuole acquisire la Tirrenia, presumo con i soldi di tutti…