UNIRE per DIVIDERE

Pubblicato il 31 gennaio, 2011 alle 4:09 pm da


UNIRE  per  DIVIDERE

Nel panorama di desolazione che purtroppo attanaglia il territorio ozierese, una delle poche iniziative valide è stata il mantenimento in vita dell’Ippodromo di Chilivani, ottenuto in gestione dal Comune e che sembrava destinata ad un buon risultato non solo economico.

Nel disastro della pseudo-riforma degli Enti strumentali della Regione, attuata dall’amministrazione Soru, era stato travolto anche l’Istituto Incremento Ippico e tutto ciò che esso rappresentava per Ozieri e per tutto quel mondo di appassionati e allevatori legati al cavallo.

Dopo quell’uragano galleggiava l’ingombrante relitto di Chilivani, di cui non si sapeva come sbarazzarsi. La mano tesa del Comune di Ozieri fu provvidenziale.

Quell’ operazione poteva, e dobbiamo far di tutto perché ancora possa, rivitalizzare un tessuto economico diffuso su tutta la regione, una nicchia esclusiva che ha negli anni conservato e tramandato il legame ancestrale dei sardi col cavallo e che, al di là del lato romantico, è in grado di produrre concrete opportunità economiche.

A livello nazionale e da anni il settore è in crisi, un po’ per i cambiamenti del gusto del pubblico e molto per i criteri gestionali e finanziari adottati dagli enti di governo, più attenti agli ingranaggi del carrozzone burocratico sul quale sono insediati che al benessere dei cavalli adibiti al traino.

La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: tagliare. E taglieremo, dicono e fanno all’Unione Nazionale Incremento Razze Equine. Così le corse in calendario a Chilivani per il 2011 scendono rispetto all’anno precedente da 19 a 15 e 4 vengono trasferite pari pari al nuovo ippodromo di Villacidro, rischiando così, per salvare forse due ippodromi, di affossarne certamente e definitivamente uno, l’unico in grado finora di reggersi da solo.

Doverose ma inefficaci le proteste: conosciamo già la storia, col ritornello della guerra tra poveri e la cantilena del piangerci addosso e perciò supplichiamo che, almeno questi, ci vengano risparmiati.

Ci resta l’ultima speranza: dedicarci all’allevamento dei cavalli a dondolo, sempre che anche questo non faccia gola ad altri.

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