Facciamo finta che… tutto va ben…

Pubblicato il 26 agosto, 2010 alle 7:22 pm da


Facciamo finta che… tutto va ben…

La Sardegna senza le pecore e pastori è parsa (finora) una contraddizione in termini. Eliminare i nuraghi sarebbe quasi meno traumatizzante per la nostra identità etnica e culturale. Non si tratta solo della voragine economica che inghiottirebbe l’intera isola e non solo gli addetti ai lavori, ma dello sradicamento “genetico” d’una intera popolazione dalle proprie tradizioni e dalle proprie certezze, come la strage dei bisonti per i pellerossa o la distruzione della foresta amazzonica per gli indios. Queste motivazioni devono obbligarci a tentare tutti le soluzioni per permettere la sopravvivenza dignitosa al comparto dell’allevamento ovino.

Tutto ciò premesso, dobbiamo renderci conto però che è una battaglia periferica, quasi una scaramuccia, nella guerra che si combatte globalmente per la supremazia o forse addirittura per la sopravvivenza, in tutti i settori economici, senza eccezione per l’agroalimentare, dove le contraddizioni sono fatte di sovrapproduzione, eccesso d’offerta e crollo dei prezzi che convivono con denutrizione, fame e carestie.

Finora l’Occidente ha vissuto lautamente, protetto dalla superiorità economica, tecnologica e culturale, a scapito di altre popolazioni più deboli e penalizzate dalla natura e dall’organizzazione. I tempi cambiano e le vacche magre incombono, forse è arrivato il nostro turno di cedere il posto a tavola, essendo un’illusione che le provviste siano sufficienti per tutti.

Anche i nostri prodotti soffrono della concorrenza più o meno leale e del cambiamento dei gusti e dei mercati. La qualità dei prodotti di nicchia non può competere con lo “tsunami” delle produzioni di massa e dei prezzi stracciati.
I nostri comportamenti influiscono pur’essi ad aggravare la crisi, strisciante per anni, occultata dalle sovvenzioni droganti ed ora esplosa drammaticamente.

Le soluzioni proposte dall’affannato e assediato Assessore regionale all’Agricoltura sanno tanto di tacita finzione o di pannicelli caldi.

Bastano due conti per scoprire il bluff: si pretende di smaltire le eccedenze di produzione di pecorino romano favorendo il conferimento in una “stanza di compensazione” (riedizione del glorioso “Ammasso”) che sottrarrebbe ai magazzini di stoccaggio, ormai stracolmi, circa 60 mila quintali di formaggio che andrebbero rigirati e consumati nelle mense scolastiche. Si creerebbe così lo spazio, fisico ed economico,  per il surplus… prossimo venturo!

Si tratta quindi di 6.000.000 di kili di pecorino e ipotizzando -per eccesso- che gli scolari della scuola dell’obbligo che fruiscono della mensa siano in Sardegna 100.000, essi, durante l’anno scolastico, dovrebbero ingozzarsi con 60 kili di pecorino a testa! Altro che spalmabili nel “mulino che vorrei…”

Non vogliamo infierire, perché la soluzione incruenta non ce l’ha l’Assessore al quale è arrivata, insperata, la dialettica ciambella di salvataggio dell’ex-ministro De Castro, come non ce l’ho certo io.

Forse l’hanno intravista, per il momento contingente, i pastori che da tutto il parlare hanno capito che nell’operazione è coinvolta la SFIRS, costretta ad aprire la cassaforte e alimentare artificialmente i boccheggianti allevatori.

Quanto potrà durare la terapia intensiva e sostitutiva se non ci si deciderà a tagliare l’eccesso di produzione (ma i pastori non lo faranno mai spontaneamente, finchè c’è la SFIRS…) e a dirottare la trasformazione del latte ovino su prodotti meglio accetti dai consumatori, riorganizzando tutta la filiera produttiva e commerciale?

E’ un’impresa titanica ma senza alternative, se non vogliamo ridurci anche noi ad una ciotola di riso (d’importazione ovviamente, prima che intervenga la FAO).

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare