La Sardegna senza le pecore e pastori è parsa (finora) una contraddizione in termini. Eliminare i nuraghi sarebbe quasi meno traumatizzante per la nostra identità etnica e culturale. Non si tratta solo della voragine economica che inghiottirebbe l’intera isola e non solo gli addetti ai lavori, ma dello sradicamento “genetico” d’una intera popolazione dalle proprie tradizioni e dalle proprie certezze, come la strage dei bisonti per i pellerossa o la distruzione della foresta amazzonica per gli indios. Queste motivazioni devono obbligarci a tentare tutti le soluzioni per permettere la sopravvivenza dignitosa al comparto dell’allevamento ovino.
Tutto ciò premesso, dobbiamo renderci conto però che è una battaglia periferica, quasi una scaramuccia, nella guerra che si combatte globalmente per la supremazia o forse addirittura per la sopravvivenza, in tutti i settori economici, senza eccezione per l’agroalimentare, dove le contraddizioni sono fatte di sovrapproduzione, eccesso d’offerta e crollo dei prezzi che convivono con denutrizione, fame e carestie.
Finora l’Occidente ha vissuto lautamente, protetto dalla superiorità economica, tecnologica e culturale, a scapito di altre popolazioni più deboli e penalizzate dalla natura e dall’organizzazione. I tempi cambiano e le vacche magre incombono, forse è arrivato il nostro turno di cedere il posto a tavola, essendo un’illusione che le provviste siano sufficienti per tutti.
Anche i nostri prodotti soffrono della concorrenza più o meno leale e del cambiamento dei gusti e dei mercati. La qualità dei prodotti di nicchia non può competere con lo “tsunami” delle produzioni di massa e dei prezzi stracciati.
I nostri comportamenti influiscono pur’essi ad aggravare la crisi, strisciante per anni, occultata dalle sovvenzioni droganti ed ora esplosa drammaticamente.
Le soluzioni proposte dall’affannato e assediato Assessore regionale all’Agricoltura sanno tanto di tacita finzione o di pannicelli caldi.
Bastano due conti per scoprire il bluff: si pretende di smaltire le eccedenze di produzione di pecorino romano favorendo il conferimento in una “stanza di compensazione” (riedizione del glorioso “Ammasso”) che sottrarrebbe ai magazzini di stoccaggio, ormai stracolmi, circa 60 mila quintali di formaggio che andrebbero rigirati e consumati nelle mense scolastiche. Si creerebbe così lo spazio, fisico ed economico, per il surplus… prossimo venturo!
Si tratta quindi di 6.000.000 di kili di pecorino e ipotizzando -per eccesso- che gli scolari della scuola dell’obbligo che fruiscono della mensa siano in Sardegna 100.000, essi, durante l’anno scolastico, dovrebbero ingozzarsi con 60 kili di pecorino a testa! Altro che spalmabili nel “mulino che vorrei…”
Non vogliamo infierire, perché la soluzione incruenta non ce l’ha l’Assessore al quale è arrivata, insperata, la dialettica ciambella di salvataggio dell’ex-ministro De Castro, come non ce l’ho certo io.
Forse l’hanno intravista, per il momento contingente, i pastori che da tutto il parlare hanno capito che nell’operazione è coinvolta la SFIRS, costretta ad aprire la cassaforte e alimentare artificialmente i boccheggianti allevatori.
Quanto potrà durare la terapia intensiva e sostitutiva se non ci si deciderà a tagliare l’eccesso di produzione (ma i pastori non lo faranno mai spontaneamente, finchè c’è la SFIRS…) e a dirottare la trasformazione del latte ovino su prodotti meglio accetti dai consumatori, riorganizzando tutta la filiera produttiva e commerciale?
E’ un’impresa titanica ma senza alternative, se non vogliamo ridurci anche noi ad una ciotola di riso (d’importazione ovviamente, prima che intervenga la FAO).


G
1 year ago
concordo con il contenuto dell’articolo , ricordo con nostalgia quando Chilivani era il motore agroalimentare della Sardegna e in particolare quando i Propietari erano Ozieresi , oggi non più . La piana di Chilivani negli ultimi anni é stata soggetta ad una azione di speculazione fondiaria e di “conquista” da non Ozieresi e Logudoresi.
fenomeno strano rafforzato dalla crisi le Istituzioni Ozieresi vigilino i giovani di Ozieri “riconquistino” le loro terre ne vale del loro futuro e dei loro figli.
Santippe
1 year ago
Sembra facile cambiare i gusti e le preferenze dei consumatori, sardi o… continentali. Imporre poi ai bambini comportamenti razionali (o ritenuti tali dagli adulti) è un’impresa, non solo nell’alimentazione ma nell’abbigliamento, nei comportamenti, etc.
Già è difficile far mangiare frutta e verdura, figuriamoci il sapore “deciso” del PECORINO ROMANO.
Provate a convincerli che mangiare una Panada è molto meglio che il polpettone di McDonald’s… e costa 1/3…
Avv. Entore
1 year ago
Qualche “furbo” esiste anche in Sardegna, imitando il Roquefort francese (o il Gorgonzola nostrano…) e il Grana padano prodotto in… Anglona…
Però a volte si esagera con la “furbizia” o con l’imbecillità… sopratutto quando poi si viene trovati “col sorcio in bocca”.
Rob
1 year ago
Quando si arriva alla soluzione di un problema di geometria si conclude con C.V.D (Come Volevasi Dimostrare).
Per i pastori arrivano 15.000 euro ad azienda -tramite le “Organizzazioni di categoria” sia chiaro!!- e altre beneficenze:
§§§ L’ordine del giorno proposto dal centrosinistra, poi approvato, prevede la dichiarazione dello stato di crisi del settore ovicaprino, misure di finanziamento alle aziende che aderiscono alle organizzatori dei produttori, con il ricorso ai de minimis, a partire da 15 mila euro per azienda all’anno dal 2010. Inoltre, l’acquisto del formaggio custodito nei magazzini. E poi: interventi per il rilancio dei piani di azione delle organizzazioni dei produttori, le cosiddette Opi, sostenute dall’Ue. L’erogazione di indennità compensative e il rifinanziamento dei contributi per il benessere animale. Infine, la sospensione dei contributi previdenziali e assicurativi.§§§ leggo su l’Unione.
E la riforma strutturale del settore? PUO’ ASPETTARE ! ! !
Come nell’industria, nell’edilizia, nel settore bancario: TUTTI A CARICO DI PANTALONE.