In tempi di micragna diffusa l’invidia sociale si scatena, camuffata dall’alibi della giustizia ma spinta da un’egoistica autotutela. E’ la millenaria e sempre esistita “mors tua, vita mea” che riprende fulgore e riporta in vita la caccia all’untore, oggi risuscitato nei panni dell’evasore tributario, affamatore del popolo. Ormai agli evasori non vengono più concesse le attenuanti generiche (“tengo famiglia…”) né quelle specifiche (“il fisco è un grande ladro e io cerco di salvarmi…”) che invece con manica larga concediamo a noi stessi, per le piccole evasioni quotidiano alle quali collaboriamo, non foss’altro che come complici passivi.
Rubare a un ladro, sempre furto è… ma certo c’è un limite di decenza anche nel rubare a un ladro!
Lo scontrino fiscale “dimenticato” dal calzolaio è una cosa, la “sparizione” di redditi per milioni un’altra. Con l’aggravante che lo sfoggio esibizionistico della refurtiva ha lo stesso effetto delle brioches di Maria Antonietta con i sansculottes.
Chi non può o non riesce ad evadere ed è quindi costretto a farsi succhiare il sangue, non può essere tollerante con chi scarica sulle sue deboli spalle il peso di mantenere la baracca, sempre più pesante e i cui occupanti, che fanno le vacanze alle Maldive o hanno arcangeli custodi che pagano a loro insaputa i conti dell’hotel o l’acquisto della casa, sono gli stessi che decidono i balzelli ed i salassi. Senza parlare delle responsabilità dirette, morali e materiali, nella gestione della cosa pubblica e nella manifesta inadeguatezza al compito.
La stampa di regime tenta d’indorare la pillola e, per far dimenticare i famigerati e deleteri “spread”, spinge ed esorta i moribondi a felicitarsi perchè la febbre è calata da 41,3° a 40,9°.
Dovremmo moderarci con i brindisi –a stomaco vuoto!- per i conti dello Stato, il cui deficit nei primi 9 mesi del 2011 –regnante il Berlusca!- è calato, perché sicuramente è aumentato quello dei cittadini, evasori o no. Siccome al peggio non ci sono limiti, dovremmo organizzare i fuochi artificiali per i risultati che otterrà il governo presidenziale del bancario Monti, a pro del quale (e della finanza creativa modello Goldman Sachs o Lehman Brothers) stringeremo ancor più la cinghia?
E che dire del nostro presidente Banalitano che ci esorta, illumina, custodisce, regge e governa, con la sua corte che costa dieci volte più della regina d’Inghilterra? Niente, anche per evitare il vilipendio.
E’ sufficiente vedere un piccolo filmato trasmesso nel 2004 dalla TV tedesca “STERN” e che difficilmente verrà ripreso da Fazio, Santoro e Galbanelli per scalfirne la serena maestà.


Sator
4 months ago
Credo che sia ampiamente condivisibile quanto scrive Oscar Giannino sul suo
BLOGa proposito di evasione fiscale e di estorsione fiscale:“”…Ma il problema non è Befera e non sono i suoi. Fanno tostamente il loro mestiere. Il viso dell’arme è ciò che lo Stato chiede loro. Servono lo Stato. Il problema è la politica, che dello Stato scrive le leggi fiscali. Anzi i decreti legge, le circolari e i regolamenti, in violazione dell’articolo 23 della Costituzione che prescrive la riserva di legge assoluta per i nuovi tributi. Il problema è la giustizia, che tanto in Cassazione quanto alla Corte costituzionale ha accumulato una terrificante giurisprudenza a senso unico, per la quale in materia fiscale lo Stato ha praticamente sempre ragione.
Ha sempre ragione, anche quando asimmetricamente pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento e del quantum gli si deve, mentre per pagare le fatture dovute ai privati o per il rimborso dei crediti fiscali impiega discrezionalmente anni.
Ha sempre ragione, anche quando stabilisce e pretende che per la sola temeraria decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare allo Stato subito un terzo di ciò che lo Stato pretende e che i contribuente contesta, con in più oneri e aggi.
Ha sempre ragione, anche se nel contenzioso il giudice tributario non è affatto terzo rispetto a contribuente ed Entrate, ma di fatto parte esterna e concomitante dell’amministrazione tributaria.
Ha sempre ragione, anche quando con il governo Monti lo Stato dispone il pieno accesso delle Entrate non solo ai conti bancari con relativi saldi, ma a qualunque operazione bancaria da parte di chiunque.
[...] Ma ogni più sacro fondamento del diritto di persone e individui viene da anni sempre più calpestato, in materia fiscale.
Perché lo Stato assetato di risorse si dà ragione nel diritto e nella giurisprudenza. Persino l’abuso di diritto, secondo la Repubblica italiana e i suoi giudici, si configura solo a carico del contribuente contro lo Stato e mai viceversa. Nemmeno quando l’Agenzia delle Entrate non rimuove i pignoramenti su appartamenti per debiti fiscali contestati inferiori agli 8mila euro, come pure una sentenza di Cassazione avrebbe stabilito nel 2010.
Quando si muovono tali obiezioni una risposta corale viene immediatamente dal fronte statalista, che di fatto ha accomunato negli anni sinistra, destra e oggi governo dei tecnici, tutti uniti nella sacra parola d’ordine “lotta all’evasione”, tutti dimentichi e conniventi dello scandalo di una pressione fiscale in perenne crescita, salita di oltre 20 punti di Pil in una sola generazione, al continuo inseguimento di una spesa pubblica superiore a metà del prodotto nazionale, scandalosamente inefficiente e clientelare, al servizio degli interessi di chi protempore amministra lo Stato perennemente, impunemente e sfacciatamente spacciati per interesse generale. La risposta corale del fronte statalista è “vergogna, voi difendete quei criminali abietti che sono gli evasori”.
[...] E allora, penso io, è tempo che i liberali si organizzino. E che pensino alla disobbedienza fiscale. Quella pubblica e autodichiarata. Esposta a pene che spacchino e facciano discutere l’opinione pubblica per aprire gli occhi e risvegliare coscienze dormienti. Alla ricerca di magistrati che incardinino presso la Corte costituzionale giudizi incidentali che sollevino il problema dell’incostituzionalità di una delle tante aberrazioni fiscali che nel nostro Paese ci hanno reso servi di fatto, da cittadini di nome. Ce ne sarà almeno uno, su settemila magistrati, che la pensi così.
[...] Sve-glia-mo-ci! Non è cosa da far da soli. E non è da delegare alle associazioni di categoria e d’impresa. E’ cosa da uomini liberi, che sappiano misurare le parole agli insulti che riceveranno. Solo ancora ieri, Corrado Augias rispondeva a un lettore di Repubblica caricaturando i “pittoreschi personaggi” che vanno in tv e per gionali a dire quel che dico io e che pensiamo noi. Saremo pure pittoreschi, ma abbiamo letto e studiato abbastanza per sapere che chi difende lo Stato nei suoi vizi e stravizi non può che essere un nemico della libertà. Fosse anche il più grande ideale a indurlo a giustificare una sopesa pubblica e un prelievo pubblico tanto scandalosi, per noi resta un ideale sbagliato. Perché la libertà viene prima.”"