Situazione grave ma non seria

Pubblicato il 7 agosto, 2009 alle 6:33 pm da Terenzio


Situazione grave ma non seria

In agosto, tra un gelato ed una fetta d’anguria, si mette il cervello in stand-by aspettando il fresco settembrino e anche chi scrive su “il Cantaro” si gode il dormiveglia, sicuro di non perdere grandi notizie.

Stampa e televisione ripetono la cantilena annuale sull’ondata di caldo africano, sulla temperatura percepita, sul far bere molto gli anziani e tenere i bimbi all’ombra; i fine settimana sono dedicati alle code chilometriche in autostrada, coi disperati prigionieri delle lamiere roventi e i giorni infrasettimanali agli aggiornamenti sulle ultime “liaison dangereuses” di Berlusconi con corollario di manifestazioni d’affetto familiare e filiale nei suoi confronti, sempre diffusi nell’intimità patinata dei rotocalchi.

Sotto l’ombrellone qualche panciuto piccolo borghese, stropicciando il quotidiano sfogliato di malavoglia, rimugina di provvedimenti draconiani che si prenderebbero “se ci fossi io al suo posto…” ma subito ritorna al reale per respingere l’undicesimo assalto del venditore di collanine.

Ma su questa bonaccia di notizie una ce n’è che toglie il sonno a quasi tutti gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti: alla INNSE di Milano quarantanove (diconsi quarantanove) dipendenti rischiano il posto di lavoro a causa della liquidazione dell’azienda e della vendita dei macchinari: quattro di loro sono saliti su una gru  e minacciano di buttarsi giù da un’altezza di ben … 10 metri. Di questi 49 disperati ben 20 sono in età di prepensionamento e gli altri, tutti specializzati, vivono in un’area come il milanese dove nell’ultimo anno si sono creati, pur con la crisi, 176.000 posti di lavoro.

La CGIL e la FIOM lottano allo spasimo al fianco dei disperati, con Rinaldini in testa, forse per vendicare lo “schiaffo” di Torino, mentre CISL e UIL, con più senso dell’umorismo, osservano da lontano. Si minacciano tuoni e fulmini se non si bloccherà il processo di smantellamento, ordinato da un giudice, ed al quale tutti, Provincia, Regione e Governo dovrebbero opporsi, a costo di mandare i carrarmati.  Pare ci sia qualcuno interessato a rilevare l’azienda e tutti i dipendenti, ed è tanto interessato che, appena lanciata la proposta se n’è andato in ferie e ripromette di farsi vivo a settembre, anche lui evidentemente in attesa del… fresco settembrino.

Questa notizia del cavolo tiene banco da giorni, nel mentre  la crisi industriale in Sardegna, con cancellazione di interi settori industriali di valore strategico  nazionale e perdita di migliaia di posti di lavoro, in una regione dove ci si scanna per un impiego di lavapiatti, dove quando si sale per protesta sulle ciminiere si parla di quota 60 metri e dove non si occupano più le stazioni ferroviarie perché nessuno se ne accorgerebbe, non fa notizia, non interessa nessuno.

Ecco, la differenza tra la Sardegna e la Lombardia, sta anche in questo, oltre che nelle cazzate di Bossi e “duri” come lui ed in altre infinite cose: che non facciamo notizia, che i nostri problemi, per quanto giganteschi, scompaiono rispetto a quelli lillipuziani dei “padani”.
I quali, per incrementare ancora di più le loro possibilità di creare lavoro e ricchezza, hanno anche la risorsa di poter metter su allevamenti di bufale, inondandoci tutti non di mozzarelle ma di notizie fasulle.

Ma è tempo di andare a controllare il cocomero semisotterrato nel bagnasciuga…

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