Indubbiamente non sono tempi felici per la Tirrenia e per la pletora napoletana che “fatica” a bordo. I sardi abituati a viaggiare nei carri-bestiame naviganti eppure legati –dire affezionati sarebbe osare troppo- ai bianchi bastimenti, commentano “A su toppu s’ispina” .
Forse anche l’Isola Bianca si chiama così perché per decenni è stata l’approdo delle speranze, dei disagi, delle lacrime di chi su quelle navi bianche doveva salire per “andare in Continente”.
Forse la Compagnia continuerà a galleggiare, ma senza il salvagente di Pantalone, perché dal 31 dicembre non ci sarà più alcuna proroga della convenzione dello Stato con la Tirrenia per i collegamenti marittimi per la Sardegna.
Lo ha detto il presidente della Regione, Renato Soru al termine dell’incontro con il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli:
“Il ministro mi ha confermato che non è stata rinnovata la concessione alla Tirrenia e che non verrà rinnovata, per cui il 31 dicembre 2008 cade la convenzione in essere”.
In assenza della convenzione con la Tirrenia, la Regione Sardegna si propone di porre in essere un bando che regolerà le frequenze, i costi, la velocità delle navi, la loro qualità complessiva in modo da garantire la tanto attesa continuità marittima per i passeggeri e le merci.
“Per attuare lo stesso sistema di continuità per il trasporto aereo – ha concluso il Presidente Soru – si potrà fare la gara internazionale per l’affidamento del servizio in modo da migliorare di molto la qualità del trasporto soprattutto per il traffico che ha origine dall’area di Cagliari. Finalmente vedremo l’avvio anche dalla Sardegna delle autostrade del mare che permetteranno di spostare sul mare i 400 Tir che ogni giorno attraversano l’isola da sud fino a Olbia mettendo in pericolo la sicurezza e con maggiori costi ambientali ed energetici”.
Cara Isola Bianca, anche per te ci saranno quindi novità, meno confusione, meno traffico, meno costi ambientali e maggiore sicurezza. Non sentirai più le sguaiate battutacce dei “guaglioni”, quando buona parte dell’attività sarà trasferita nel Capo di Sotto, dove ride la simpatica parlata dei “picioccheddus”.
Cagliari, fallita nel porto-canale, memore e devota, metterà in soffitta s.Efisio e proclamerà il nuovo protettore, s.Renato, nè vergine nè martire:
“…custodisci, reggi, governa me, che ti fui affidata dalla pietà celeste. Amen.”


Piombino
3 years ago
Vi scrivo, interrompendo le “sacre” ferie, per una notizia che mi perseguita come un incubo e m’impedisce di riposare: la turista, mi pare bresciana, che ha occupato le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali in quanto scopertasi coperta (si potrà dire? boh!) di babbauzzi d’incerta natura mentre occupava una poltrona di prima classe a bordo d’un traghetto Tirrenia, ha deciso di anticipare d’un giorno il rientro -ma NON a bordo dello stesso traghetto, sia chiaro!- giurando e spergiurando che non rimetterà più piede in Sardegna.
Il solleone preso a capo scoperto (con la complicità di qualche chilo d’anguria) mi ha fatto perdere qualche particolare: ricapitoliamo!
La signora, imbarcatasi a Genova per raggiungere le agognate coste sarde, avendo prenotato una poltrona di seconda classe, nel corso della traversata ha commesso l’errore d’appisolarsi su una poltrona di prima, risvegliandosi con la fastidiosa sensazione d’avere ospiti a bordo, pardon, addosso, piccoli ma avidi di sangue. Conseguenti sacrosante lamentazioni, visite di controllo, denunce.
La Tirrenia, colta in castagna, farfuglia e tenta di rimediare prima con gli abiti extra-large del commissario di bordo (pidocchiosa!) e poi, rassegnata, ricomprandone di nuovi di taglia adeguata, made in China. Commette l’ingenuità, rimarcata e sottolineata dalla signora anche nelle seconde pagine dei giornali, di non voler rimborsare il biglietto, forse nell’incertezza tra quello di seconda o di prima classe.
Una difesa più accorta avrebbe dovuto invece trascinare la signora sul banco degli imputati, per aver essa introdotto nottetempo degli ospiti clandestini a bordo, infestando perisolosamente un pubblico locale con una fauna poco nobile e ancor meno stanziale. Per sua fortuna le norme anti-abigeato sono state cambiate.
La Sardegna tutta poi si sarebbe dovuta unire nell’accusa, costituendosi parte civile: la signora e il suo bestiame, seppur in temporaneo comodato d’uso, venivano dal Continente e quindi, nel caso non erano vittime ma responsabili dell’importazione clandestina.
Perchè allora la signora non vuole più tornare in Sardegna?
Caso mai non dovrebbe più tornare in Continente, patria d’origine sua e delle bestioline, che, anche se fossero state occasionalmente in fase di transumanza navale da un quadrupede canino, sempre d’origine extra-isolana sarebbero.
Ecco cosa mi tormenta. Riuscirà la Sardegna, terra millenaria e atellurica, a superare questo momento di appannamento d’immagine per la sua offerta turistica che tanto sudore era costato a Briatore & C?
E così grave è la nostra crisi economico-produttiva, se siamo costretti ad importare anche le zecche alias cimici? Passi per il prezzemolo, ma finora, modestamente, mai avevamo dovuto importare le zecche, neanche selezionate.
Vorrei continuare, ma cacchio… qui sulla spiaggia… sono assalito da pulci di mare, attratte dalla buccia dell’anguria.
E queste sono sarde, maledizione!!!
Pupo
3 years ago
La buccia dell’anguria va nell’umido, non sotto la sabbia…!
Piombino
3 years ago
Abà m’hai dadu….
O Pupo, dove si fa la raccolta differenziata…
Ma io le ferie le faccio a Tana di lu mazzoni, dove sabbia non ce n’è perchè è tutta una distesa di buccia di giogga minudda, accumulata da anni.
Dall’anno prossimo faranno pagare 1 euro per poterla calpestare, è una rarità… altro che spiaggia rosa di Budelli…
Giulio
3 years ago
Caro Terenzio, sull’Unione oggi leggiamo:
“La Tirrenia si guarda allo specchio e vede l’immagine dell’Alitalia. Le due compagnie di trasporti, un tempo di bandiera, stanno vivendo la stessa situazione. Di crisi nera. Sulla società di navigazione campana, però, c’è un alone di mistero, di omertà che mette a tacere qualsiasi problema.
(…) le lamentele dei viaggiatori, specialmente del Sud Sardegna, piovono a grappoli nelle redazioni dei giornali e sui tavoli dei magistrati. Niente e nessuno riesce a far invertire la marcia alla società napoletana, che continua a destinare per le tratte da Cagliari mezzi vecchi, in perenne ritardo, con bagni e cabine non sempre all’altezza. Il discorso si fa ancora più pesante quando l’argomento cade sui camionisti: il loro imbarco, e quello dei loro autotreni, è sempre un’incognita. Sino all’ultimo secondo prima della chiusura del portellone non sanno se riusciranno a partire: la precedenza va ai viaggiatori normali .
Nonostante proteste e indagini viaggia per la sua rotta, ma non nel Nord dell’Isola dove la concorrenza è agguerrita e va arginata con navi moderne e veloci.
Ora la Tirrenia aspetta il nulla osta da Bruxelles per il piano industriale che dovrebbe segnare la rinascita. Il gruppo guidato da Franco Pecorini intende ordinare 14 nuove navi, comprarne una usata e ingrandirne due.
Un progetto di rinascita che sta in piedi solo se lo Stato continua a finanziare la società. Ma è di due giorni fa la notizia che il ministro dei Trasporti Altero Matteoli ha messo il veto a questa pioggia di euro. La compagnia napoletana, avallata a forza dal Governo, è riuscita a imporre alle Regioni di farsi carico delle quattro società satellite. Per il momento l’unica a sottostare al diktat è la Sardegna. Per Campania, Sicilia e Toscana il discorso è ancora aperto.”
Oltre le condivisibili osservazioni il quotidiano cagliaritano, strabico, sottolinea le lamentele di Cagliari che si ritiene penalizzata particolarmente dalla Tirrenia invece che dalla sua posizione geografica che fa raddoppiare la sua distanza dalle coste del continente. Ora Soru, a costo di caricare sulle spalle di tutti i sardi le spese del funerale, farà in modo di dirottare il traffico marittimo dal nord al sud dell’isola. Ha provato con la compagnia marittima ad hoc con Nieddu e ora non baderà a spese per fottere Olbia, con l’alibi della tutela dell’ambiente dei 400 TIR sulla Carlo Felice.
Ma se le rotte del sud fossero così convenienti, gli armatori privati, che si sono buttati a pesce sulle rotte del nord, se le sarebbero fatte scappare?
Terenzio
3 years ago
Vincenzo Onorato, armatore miliardario patron di Moby Line e dei Rimorchiatori Sardi (22 unità) è uno storico concorrente di Tirrenia e avversario dei sussidi di Stato a lui negati.
Quindi, essendo direttamente interessato, NON E’ LA BOCCA DELLA VERITA’, però dice delle cosucce che aiutano a dissipare le cortine fumogene che avvolgono sempre certi affari “di stato e di regione”. Chi vuole può quindi farsi un’idea leggendo quanto scrive oggi L’Unione Sarda.