La politica dovrebbe –dovrebbe- somigliare al pugilato (la noble art) che permette di mettere a confronto, anche duro, due modi diversi d’affrontare le questioni comuni, ma, come sul ring, con regole certe e senza colpi proibiti. Non dico ci si debba comportare come mammole, ma neanche come spietati fuorilegge disposti a tutto pur di vincere.
Talvolta succede che gli amministratori pubblici, espressione di una o dell’altra parte politica, dimentichino che stanno gestendo “roba anzena” e incorrono in incidenti giudiziari dannosi per sé e per gli altri. In questi momenti di difficoltà è forte la tentazione di sferrare il colpo da ko all’avversario, contando sul facile consenso del pubblico eccitato. Non è un gesto nobile (e sin qui, chi se ne frega) ma neanche lungimirante, perché le due squadre non sono composte di angeli contro diavoli, ma sono un riflesso della miseria umana, in tutte le sue variegate espressioni. Per cui non può essere condannata tutta la compagnia per l’errore del singolo (tutto da dimostrare, tra l’altro). Non sempre s’è adottato questo criterio “garantista” e ad ognuno pare che la propria parte sia stata sempre vittima della “slealtà” dell’avversario.
Dopo che per anni la destra è stata sulla graticola (con la “via giudiziaria” imboccata dalla sinistra e dalla “squadra Violante” lungo l’autostrada che dalla Procura di Milano arriva a Roma), oggi tocca alla sinistra assaggiare i morsi giudiziari e Veltroni, in affanno, evoca il fantasma della “questione morale” MA ANCHE difende gli amici sotto attacco.
“Voglio esprimere a due sindaci di importanti realtà, sia pure tra loro diverse, come Napoli e Firenze il sostegno convinto mio e del Partito Democratico. […] li ho sempre stimati […] Esprimo apprezzamento per le loro qualità politiche, amministrative, per la loro serietà e per il loro rigore morale. […] non si può fare di ogni erba un fascio, ma vanno distinte responsabilità e comportamenti di ciascuno. Noi faremo la nostra parte perchè si affermi nel Paese una politica e una azione di governo e amministrativa davvero trasparenti e corrette e ci auguriamo che tutti si muovano con coerenza in questa direzione Il Partito Democratico è nato innanzitutto per rinnovare la politica in questo Paese: […] mettendo al centro della sua riflessione e delle sue iniziative le questioni dell’etica della politica, del rispetto delle regole e della legalità. E della questione morale, che nasce spesso da un improprio rapporto di commistione tra affari e politica e da processi troppo lenti di rinnovamento delle classi dirigenti.”
Impietosamente ed inaspettatamente (considerata la posizione di fiancheggiamento sempre tenuta in precedenza da tutto il gruppo editoriale De Benedetti) su l’Espresso è apparso un lungo articolo “inquisitorio” che elenca minuziosamente peccati e peccatori della sinistra al potere. Unico che viene “salvato” dalle bordate è Renato Soru, che chiude in bellezza la requisitoria del settimanale:
“Rispetto a questi scandali, la crisi sarda è storia diversa: è la sfida finale tra due modi di fare politica e costruire il consenso. La pancia del Pd si è mossa contro Renato Soru per logiche di partito più che affaristiche: l’entroterra non interessa ai palazzinari da spiaggia. Ma l’abitudine di trasformare i capanni agricoli in casette è diffusa nell’isola tra tutti i ceti urbani e rurali. Un mondo che Antonello Cabras, l’antagonista di Soru, conosce bene: è stato segretario del Psi negli anni Ottanta, poi presidente della Regione e parlamentare ds. Soru invece vola alto e vuole chiudere il suo impegno di tutela ambientale: le dimissioni dimostrano che è pronto a tutto, anche a proseguire senza il Pd. E il maltempo furioso di questi giorni, con alluvioni e frane, concretizza gli effetti disastrosi del ‘mattone ovunque e comunque’, diventando una sorta di spot per Soru. ‘Piove, governatore virtuoso’, ironizzano i suoi fan: forse l’unica eccezione alla slavina morale del centrosinistra.”
Altra regola spesso disattesa è di non fare dietrologia spinta, per cui non ci chiediamo il perché di un trattamento tanto benevolo per il nostro Tirannosorus Rex, che pur dimissionario ha imposto la sua nuova regola: governa ma non regna.
Forse è banalmente repubblicano…


vi. der.
3 years ago
Le reazioni scomposte dei “piedini” per nemici (Berlusconi) ex-amici (Bassolino) ed amici (Dominici) mostrano una dirigenza sull’orlo di una crisi di nervi, essendo diventato evidente per tutti che la “diversità” era una grande balla.
Don Perignon
3 years ago
Le inchieste che vedono coinvolti esponenti del PD in sedi non proprio periferiche (Abruzzo, Toscana, Campania) causano la delusione del “popolo di sinistra” abituato a vedere le magagne solo a destra ed i sondaggi hanno immediatamente segnalato il malumore, col consenso sceso di due punti e mezzo al 28,5%, dopo che era arrivato al 31% con la mobilitazione di piazza contro Gelmini. Per loro è una rivelazione sconvolgente, perchè sempre avevano rifiutato l’evidenza, dall’oro di Dongo ai fondi dell’URSS e anche ora invece di controbattere all’accusa contestano l’accusatore.
Ha ragione Gasparri: “Inutile sprecare metri di catene per ridicole proteste perché la sinistra è travolta da sempre dalla questione morale. C’erano D’Alema, Fassino e Veltroni ai vertici del Pds quando il partito incassò un miliardo per la tangente Enimont. Di Pietro magistrato chiuse un occhio e poi, guarda caso, è entrato nei governi con coloro che lasciò impuniti. E non dimentichiamo Coop e banche nella lunga serie degli imbrogli rossi.”
Primo Greganti e Raoul Gardini (se fosse vivo) potrebbero raccontarne tante…
de logu
3 years ago
Si legge di perquisizioni personali con magistrati spogliati e di incompetenza territoriale. Vedi il messaggero di oggi