Affari nostri

Pubblicato il 26 aprile, 2009 alle 5:21 pm da


Affari nostri

Davanti al grande “pacco” tentatore, la risposta attesa sarebbe dovuta essere: “ringrazio il dottore, rifiuto l’offerta e vado avanti” e invece il povero Franceschini, spiazzato, ha terminato il suo tour ferroviario dell’Europa su un binario (politicamente) morto.

Quando ha avuto la “bella penzata” di sfidare Berlusconi a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile dava per scontato che mai e poi mai il Cavaliere si sarebbe lasciato intruppare in quelle sfilate coperte dall’esclusiva ed escludente retorica dei “vincitori”, dove domina(va)no lo sventolio del rosso, i pugni chiusi e i labari tintinnanti di medaglie.

“Il 25 aprile è stato per tanto tempo un valore unificante, la celebrazione dei valori della Resistenza, dell’antifascismo e della Costituzione” ha detto Dario l’imprudente e il furbo Cavaliere subito ha voluto “vedere” e, partecipando col fazzolettone al collo, ha disinnescato, si spera per sempre, la mina.

Se anche la festa della Liberazione diventa patrimonio comune e mezzo gaudio, cosa resta alla sinistra che, almeno ricordando le “radiose giornate”, poteva ritrovarsi, per una volta all’anno dividendosi dagli altri e non al suo interno?

Come distinguere ormai i “buoni” dai “cattivi”, la parte giusta da quella sbagliata, se tutti sono legittimati a salire sul banco dell’accusa e sentenziare contro la “barbarie nazi-fascista”, i repubblichini e le SS? La guerra dovrà essere dichiarata ufficialmente finita per… abbandono alla 64° ripresa.

“Quella di Berlusconi è un’ipocrisia allo stato puro. Non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode.” ha fiutato il fido cane poliziotto da Bisaccia che s’è visto sfilare l’osso sotto il naso. “Chi pratica, predica e si riconosce nella dittatura, non deve partecipare perché un atto ipocrita e offensivo. Il governo di Berlusconi e Berlusconi stesso riduce gli spazi della democrazia e pratica attività che ci riportano a una nuova dittatura.”

Il disastro ha assunto anche contorni sarcastici quando il Cavaliere, sempre nella prospettiva del “volemose bene” incautamente aperta da Franceschini, ha proposto un innocente aggiustamento al nome: da “festa della Liberazione” a “festa della Libertà”.

AD MAJOREM DEI GLORIAM… ha intonato Dario,

ET POPULI SUI… ha risposto Silvio.

E vissero infelici e scontenti.

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