Davanti al grande “pacco” tentatore, la risposta attesa sarebbe dovuta essere: “ringrazio il dottore, rifiuto l’offerta e vado avanti” e invece il povero Franceschini, spiazzato, ha terminato il suo tour ferroviario dell’Europa su un binario (politicamente) morto.
Quando ha avuto la “bella penzata” di sfidare Berlusconi a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile dava per scontato che mai e poi mai il Cavaliere si sarebbe lasciato intruppare in quelle sfilate coperte dall’esclusiva ed escludente retorica dei “vincitori”, dove domina(va)no lo sventolio del rosso, i pugni chiusi e i labari tintinnanti di medaglie.
“Il 25 aprile è stato per tanto tempo un valore unificante, la celebrazione dei valori della Resistenza, dell’antifascismo e della Costituzione” ha detto Dario l’imprudente e il furbo Cavaliere subito ha voluto “vedere” e, partecipando col fazzolettone al collo, ha disinnescato, si spera per sempre, la mina.
Se anche la festa della Liberazione diventa patrimonio comune e mezzo gaudio, cosa resta alla sinistra che, almeno ricordando le “radiose giornate”, poteva ritrovarsi, per una volta all’anno dividendosi dagli altri e non al suo interno?
Come distinguere ormai i “buoni” dai “cattivi”, la parte giusta da quella sbagliata, se tutti sono legittimati a salire sul banco dell’accusa e sentenziare contro la “barbarie nazi-fascista”, i repubblichini e le SS? La guerra dovrà essere dichiarata ufficialmente finita per… abbandono alla 64° ripresa.
“Quella di Berlusconi è un’ipocrisia allo stato puro. Non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode.” ha fiutato il fido cane poliziotto da Bisaccia che s’è visto sfilare l’osso sotto il naso. “Chi pratica, predica e si riconosce nella dittatura, non deve partecipare perché un atto ipocrita e offensivo. Il governo di Berlusconi e Berlusconi stesso riduce gli spazi della democrazia e pratica attività che ci riportano a una nuova dittatura.”
Il disastro ha assunto anche contorni sarcastici quando il Cavaliere, sempre nella prospettiva del “volemose bene” incautamente aperta da Franceschini, ha proposto un innocente aggiustamento al nome: da “festa della Liberazione” a “festa della Libertà”.
AD MAJOREM DEI GLORIAM… ha intonato Dario,
ET POPULI SUI… ha risposto Silvio.
E vissero infelici e scontenti.


Santippe
2 years ago
Qualche dubbio sulla sua coglioneria dev’essere venuto anche a stupiDario che sul Corriere s’interroga come Fantozzi: «Mi hanno detto che poteva essere un boomerang invitare Berlusconi in piazza per il 25 aprile. Poi gli ho chiesto anche di ritirare il disegno di legge. Questa seconda cosa è un boomerang o è una cosa buona?».
Non si rende conto che la sua è una “vittoria” come quella di Maramaldo, uccisore di “uomini morti”, degno compare dei piccoli Pilati di complemento Cicchitto e Bocchino (per entrambi: omen nomen).
Carta Bianca
2 years ago
Su-dario deve fare l’ultimo sforzo: pregare il Caimano di salire sul palco del 1° Maggio con Marcegaglia, Ferrero (Nutella & Rifondazione associati) Elkan, Vendola, Ligresti, Epifani e cantare tutti insieme
“MENO MALE CHE DARIO C’E”’“
L'EX
2 years ago
Allora, durante la guerra civile, molti italiani, da entrambe le parti, erano disposti a morire per difendere i loro ideali di libertà, d’onore e di fedeltà.
C’è qualcuno oggi disposto a quel sacrificio, da qualunque parte sia?
gianni cossu
2 years ago
Il PD alza continuamente l’asticella e berlusconi deve saltare sempre più in alto, in una rincorsa ai “record” senza fine.
Prima la liberazione, poi il riseppellimento dei reduci di Salò, ora l’intoccabilità della Costituzione, neanche fosse i dieci comandamenti di Mosè.
Ormai anche il centrodestra è diventato un gambero rosso