I diritti di trasmissione del concerto del Berliner Philharmoniker con la direzione del maestro Riccardo Muti al Teatro San Carlo di Napoli sono stati acquistati dalla rete televisiva tedesca Ard, che li ha ceduti in mondovisione ad una dozzina di emittenti di Paesi europei e del Giappone.
“Stiamo in collegamento con tutta Europa e con il Giappone ma non con l’Italia”, ha lamentato Muti dal palcoscenico.
«Dopo l’accordo raggiunto tra Fiat e Chrysler sono fiducioso che riusciremo a ricostruire l’intera economia americana» ha detto Obama.
Questi due flash illuminano come lampi il crepuscolo italiano dove la luce è fioca ma è sempre presente, anche a dispetto di noi stessi che vediamo i nostri limiti e diamo agli altri la possibilità d’ingigantirli, siano commissari europei che ci fanno i conti in tasca o critiche di quotidiani “autorevoli” di nazioni con le toppe al culo quanto e più di noi. Tutti sempre pronti a farci le pulci ed appiccicarci l’etichetta di pizza e mandolino.
Negli USA, dove Detroit ha oggi più macerie e rovine di quante ce ne siano a l’Aquila, ci hanno dato una lezione di buonsenso, anche se ancora qualcuno ricorda la vecchia battuta: “FIAT= Fix It Again, Tony“ e cioè Riparala di nuovo, Tony.
Reduci dal matrimonio fallito con la regina Daimler questa volta hanno preferito fidanzarsi scendendo nella scala sociale, con i sindacati –loro, non nostri- colpiti da imprevista saggezza e compartecipi dei destini aziendali. Del resto non possiamo colpevolizzare i nostri sindacati più di tanto se persino gli Agnelli si mostrano stitici nell’investire e rischiare il capitale custodito nella Exor, la finanziaria-cassaforte di famiglia, anche a costo di diluire la loro quota: «Se dovremo essere più piccoli in un insieme più grande, ci va bene», ha belato l’etereo John Elkann, capo della casata miracolata per l’ennesima volta dal paffuto Marchionne.
Ora, pare, si punta sulla Opel, coi tedeschi che però fanno gli schizzinosi.
Preferiscono saltare i pasti…
Incrociamo le dita, facciamo gli scongiuri e tifiamo per la “nostra” FIAT, perché nel “suo” capitale da cent’anni in qua ci sono i soldi di tutti, con rottamazioni, cassa integrazione, contributi a fondo perduto, prepensionamenti etc. etc.


Sator
2 years ago
A proposito di sindacati e di come riusciamo a farci male da soli, notizia di oggi da il Giornale:
“è concreto il rischio che Fincantieri – a causa della conflittualità sindacale e della linea del sindacato dei metalmeccanici Fiom di Giorgio Cremaschi, i duri della Cgil, che sarebbe una specie di concetto di durezza elevato a potenza – perda le commesse della Carnival e della Costa, colosso mondiale delle crociere e suo principale cliente. E, di fronte a questa minaccia reiterata ogni giorno dai vertici della multinazionale dei transatlantici, non solo la Fiom non lascia la conflittualità, ma la raddoppia.
Siamo lontani un oceano da Detroit e dall’impegno dei sindacati a stelle e strisce, anche quelli ritenuti la traduzione americana della Fiom, a non scioperare fino al 2015 e a ridursi lo stipendio, pur di lavorare (…) dalla lotta con le unghie e con i denti per salvaguardare il proprio posto di lavoro e dalla compartecipazione alle sorti dell’azienda (…) Un oceano dal concetto di efficienza alla base del nuovo contratto integrativo di Fincantieri, che dà soldi e benefit ai lavoratori (in tempi di crisi, soldi e benefit!), in cambio di un miglioramento dell’efficienza, concetto ritenuto offensivo dalla Fiom: «La filosofia di quell’accordo è che i lavoratori sono fannulloni».
E quindi, proteste. E quindi, scioperi. E quindi, mobilitazione.
Ad esempio, l’altro giorno a Marghera. Era tutto pronto per festeggiare la consegna della nuova Costa Luminosa, con i tappeti rossi, i cotillons e tutto quello che fa la gioia di un armatore, giustamente orgoglioso di festeggiare il suo nuovo acquisto. E invece di festeggiare insieme quest’orgoglio italiano – che rende Fincantieri il miglior costruttore mondiale di navi da crociera, qualcosa che ci invidiano ovunque – i duri del sindacato hanno organizzato una manifestazione per contestare l’integrativo. Costringendo, di fatto, il colosso della cantieristica ad annullare la festa per la consegna della nuova nave, anche a scanso di interventi pro-Fiom dei centri sociali. Il problema è che, annullata la festa, a rischiare che facciano loro la festa, sono proprio i dipendenti di Fincantieri, dato che la Costa e soprattutto la casa madre Carnival non hanno preso benissimo la cosa, anche perché su questa nave ci hanno investito 450 milioni di euro. Etc. etc.”