
I testi di scienza politica – quasi unanimemente – affermano che una delle avvisaglie della crisi delle democrazie sia la continua
polarizzazione delle posizioni politiche, che tendono a manifestarsi in qualunque aspetto della vita dello Stato.
Inizialmente sotto forma di polemica, poi via via aumentando la sua espressività, spesso cadendo nella violenza più becera, dato che nelle situazioni particolarmente “calde” i facinorosi trovano giustificazioni anche dalle menti più mansuete. Le cose che si vedono oggi, le contraddizioni, giustificazioni e manifestazioni di forza a tutti i livelli, parrebbero portare dunque ad un’imminente crisi della democrazia italiana. Gli esempi sono molteplici, e sono talmente variegati che hanno necessità di un analisi non a 360°, bensì a 3 o 4 dimensioni (se bastano).
Difatti, mentre qui a Ozieri, per l’annosa questione “mondezza”, la solidarietà la fa da padrona nella maggioranza di sinistra e nella parte più ideologizzata della sua base elettorale, e mentre alla Sapienza alcuni studenti e docenti particolarmente ideologizzati (tali studenti sono anche difficilmente distinguibili l’uno dall’altro nell’aspetto) hanno addirittura impedito al Papa- teologo di farvi visita, a livello nazionale sembra che l’attuale arco costituzionale, in cui ormai è entrato anche il PDL, si chiuda a riccio al primo attacco della magistratura a chiunque dei suoi membri (l’ormai celebre Casta).
Insomma, mentre a Roma – per dirla con Pareto – prevale la
persistenza degli aggregati, la conservazione del potere legittimo, ad Ozieri, alla Sapienza e nel piccolo in generale, prevale l’istinto delle combinazioni, con le posizioni che si polarizzano per prevalere l’una sull’altra, con giustificazioni discutibili come la solidarietà a popolazioni culturalmente colluse con la camorra (vedasi retate a Scampia di qualche anno fa) o con l’esagerata violenza davanti a casa di Soru.
Già, perché il potere legittimo, rappresentato oggi dal governo di sinistra, con violenza impone la solidarietà per conservare se stesso anche quando è indifendibile (d’altronde Bassolino non l’ha mai toccato nessuno e il problema c’è da 14 anni); contemporaneamente la popolazione si divide, abboccando alla scusa della solidarietà e, dall’altra parte, arrivando giustamente ad avversarla, purtroppo però ogni tanto con violenza.
La soluzione dunque non sta nel nostro piccolo ma più in alto. Piano piano sta emergendo il malcontento e, per la già citata persistenza degli aggregati, si comincia a parlare di riforme istituzionali.
Sempre i libri di scienza politica parlano in questo caso di
“rivoluzione nella democrazia”; sarebbe meglio se fossimo noi a ecidere se ne vale la pena ed eventualmente in che modo.


Pubblicato il 16 gennaio, 2008 alle 12:06 pm da Tontonello