I dietrologi, termine ambiguo che di questi tempi può evocare la sempre più affollata città di Sodoma, hanno un gran d’affare per stanare le quinte colonne, quanto mai attive in vista della soluzione finale, quella sognata da Veltroni e che rischia di diventare un incubo per Franceschini, se per l’ennesima volta Berlusconi la scampa.
Il nemico s’annida dovunque, spesso più sprovveduto di Fantozzi ma talvolta più insidioso di Diabolik.
Milton, su l’Occidentale, tratteggia lo scenario di guerra, sul campo e d’intelligence, temendo soprattutto il nemico interno:
L’attacco è partito, orchestrato, subdolo, prederterminato. Mancano poche settimane al G8, un’occasione imperdibile per incrinare significativamente l’immagine e il consenso del Presidente del Consiglio. […] La strategia destabilizzatrice del Governo e del Premier è perseguita, neanche tanto nascostamente, non solo dai soliti poteri forti (qualcuno dia un’occhiata alla Stampa diretta da l’ex-capo redattore di Repubblica), ma anche da quella che ormai si autodefinisce la minoranza del PdL.
Riferendosi alle dichiarazioni di una giornalista vicina (politicamente) a Fini, continua:
[…] il Presidente della Camera On. Fini rappresenta la minoranza all’interno del PdL, unico – dice lei – baluardo contro il cesarismo berlusconiano, che ha imposto nel partito “una struttura piramidale dove tutto dipende dall’alto”. Fini “contro il pensiero unico… rappresenta una prospettiva di cambiamento. Lui sogna una destra decente”, ovviamente contrapposta ad una destra indecente, rappresentata da Berlusconi.
[…] Gli ultimi mesi, invece, sono stati un continuo ritornello di moniti, reprimende, richiami, apoteosi del politically correct della terza carica dello Stato, ad ogni sospiro del Presidente del Consiglio.
[…] Berlusconi ha […] detto, niente più e niente meno, quello che tutti pensano: due camere sono troppe, mille parlamentari sono un’enormità, gli iter legislativi sono lenti e sarà difficile che siano i parlamentari stessi a volersi autodistruggere.
Dov’è lo scandalo? E invece no, apriti cielo!
Le danze le ha aperte proprio la minoranza del PdL che per bocca del suo portavoce, per inciso anche Presidente della Camera, si è affrettata a difendere le prerogative del Parlamento dall’attacco della sopra definita destra indecente, prendendosi i complimenti dell’intera opposizione che lo ha eletto (parole di D’Alema) a “punto di riferimento per tutte le persone che amano la democrazia”.
Bizzarie della politica: un ex-comunista lanciatore di molotov, che dà la patente di padre della democrazia ad un ex-fascista… dove andremo a finire!? […]
Accidenti, quel Fini, lo avevo sottovalutato. Ed invece, zitto-zitto –si fa per dire…- sta minando dal di dentro l’edificio del Popolo delle Libertà, equivocando sul nome e prendendosene un po’ troppe.
Per saperne di più, con i miserabili mezzi a disposizione, ci si può riferire solo alla Fondazione FareFuturo, un laboratorio di pensiero, un tink tank per chi ha fatto il militare a Cuneo, dove Gianfry ha collocato dei cervelli a noleggio, disposti a pensare mentre lui è impegnato nella chiacchera.
E’ un sito web e, sfortunatamente, quando ci sono entrato io, proprio in anticamera, mi sono imbattuto in un cervellone, tanto grosso ed ingombrante da risultare insormontabile. Non che non ci abbia provato, ma di fronte a un abisso come questo:
D’altra parte, Ludwig Wittgenstein, nel Tractatus logico-philosophicus, osserva che «l’immagine è un fatto» (2.141) e che, d´altra parte, «l’immagine è connessa con la realtà; giunge ad essa» (2.1511). Anzi, «essa è come un metro apposto alla realtà» (2.1512). Poi, per rappresentare l’immagine, occorre «la forma logica». Alla fine, questa «forma logica» si traduce nell´ «immagine logica» (2.181). E quest´ultima – l´immagine logica – «può raffigurare il mondo» (2.19). Il verbo usato da Wittgenstein è chiaro, antico: bilden. Con il rafforzativo: abbilden. Ergo: Balzac vedeva gli uomini e le donne trascorrere la vita nel mondo sociale, con il passo fisico registrato da Walter Benjamin, nella Parigi del XIX° secolo: il flâneur.
un vago senso di vertigine mi ha preso per non lasciarmi più. Conscio della responsabilità (svelare l’enigma Fini) ho tentato di continuare:
Può, la politica, sopportare questo complesso snodarsi di nessi e forme, diverse dalla sintassi politicistica, eppure non pensabile senza la politica come professione, nel senso weberiano del termine?
Non ho osato rispondere, anche perché la domanda non era rivolta a me ma, presumo, a Fini. Ho tentato, credetemi, di continuare, ma quando sono arrivato a questa strettoia, ho dovuto chiamare il 118:
Non esiste che si dica: le leggi non devono essere ricettacoli di verità religiose, perché la re-ligio è forma intellettuale e in tutto il mondo – non solo occidentale – si dibatte di religione in termini di offerta religiosa e non di domanda, dunque, quando l’offerta sale, la partita diventa competitiva e lo Stato deve accettarla, sine ira ac studio. Su ciò, si leggano le pagine illuminanti di Rodney Stark-Massimo Introvigne, Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente (Piemme, 2003, €9,90). La cosiddetta “laicità positiva” si inscrive nell’offerta di religione civile, pubblicamente dimostrabile e nella domanda di senso che, dopo la disillusione democratica, perfino laici di tre cotte come Marcel Gauchet stanno registrando. Tant’è vero che non abusano più del weberiano “disincanto”, anzi…Del resto, basti rivisitare l’antesignano della “laicità positiva”, cioè Giovanni Gentile, il quale, ben prima della “destra nuova” di Sarkozy aveva scritto, in Genesi e struttura della società (1943): «È forza distinguere tra laicità negativa e positiva: quella di chi ignora la religione, e vi rinunzia; questa, di chi la conosce, se l’appropria, ma la supera. Questa è la laicità superiore dell’uomo (e dello Stato) che sa la religione elemento essenziale alla propria esistenza; e cura perciò il suo sviluppo, promuove l´educazione religiosa, favorisce la religione nazionale, ecc. (…) La laicità inferiore è la laicità degli ignari e degli impotenti».
Mi hanno salvato con la respirazione bocca a bocca. Se qualche James Bond vuole tentare l’impresa d’arrivare in fondo le coordinate sono nel link, ma non si dica che non l’ho avvertito.
Ora, a mente fredda posso assicurare però che Fini può continuare tranquillamente a parlarsi addosso perchè, con queste collaborazioni, per quanto esterne, costituisce un pericolo solo per se stesso.


Carta Bianca
1 year ago
Incuriosita dal suo post, caro Terenzio, mi sono anch’io avventurata nella lettura di Fare futuro e confermo che c’è da star male. Forse è un articolo destinato agli addetti ai lavori, ma che senso politico ha? Porterà qualche vantaggio a Fini, che sempre più ottiene applausi -ma non voti!!!- a sinistra?