Avanti popolo…

Pubblicato il 9 giugno, 2009 alle 5:19 pm da


Avanti popolo…

Non tutti saltano di gioia dentro il PD, con la metà dei 22 europarlamentari eletti che non hanno radici diessine, con i 4 milioni di voti persi rispetto alle politiche (9.000 al giorno) e specialmente dopo i risultati delle amministrative che hanno visto scomparire tante province e le ex regioni rosse Umbria e Marche tingersi d’azzurro.
Non accettando di far finta d’aver vinto le elezioni, qualcuno ha iniziato le manovre d’avvicinamento verso il congresso d’ottobre, come Pier Luigi Bersani, da tempo autocandidatosi per la segreteria, che ha così sintetizzato il risultato del partito:

“Ci si dava per morti, siamo al mondo. Ma se dicessimo che va bene così accorceremmo le nostre ambizioni. Certamente non va bene così”.

Altri capoccia, appollaiati in attesa, seguono le orme di Diogene e “cercano l’uomo” o la donna, che qualcuno identifica nella graziosa Serracchiani, vista come Giovanna d’Arco per aver ottenuto più voti di Berlusconi in Friuli (in verità come tanti altri altrove, Sardegna compresa, e senza tanti archi di trionfo). Ma chi non ha di meglio…

Un’altra soluzione ci sarebbe, nel caso si decidesse di rinunciare alla guida di Franceschini: seguire gli intendimenti di Di Pietro, euforico per il risultato e pronto per nuove avventure:

“Il 22 giugno ci sarà l’esecutivo dell’Idv: toglieremo il nome del fondatore dal simbolo, costruendo una classe dirigente su base universale, e daremo vita ad una rifondazione congressuale e programmatica. E ora che non c’è neanche la sinistra ci assumeremo l’onere e l’onore di rappresentare il mondo del lavoro e chi il lavoro non ce la più. Quello di ieri è il risultato di una lotta intestina della sinistra che è sempre più lontana dalla gente e con questa loro frammentazione si sono suicidati da soli (sic!). Io spero che da questo risultato possa nascere una nuova classe dirigente più umile e che – come fa l’Idv – sia più nelle fabbriche e meno nei salotti televisivi. Ci hanno chiesto un cambiamento e noi vogliamo essere cofondatori di una nuova alleanza. Ma se il nostro è un atto di responsabilità, a questo occorre che si affianchi da parte del Pd un altro atto di responsabilità e di umiltà perchè il consenso che abbiamo ottenuto merita rispetto che è la base per una alleanza”.

Il progetto è geniale, perché semplice e diabolico allo stesso tempo, il pd-dpsuicidio in compagnia:

l’IDV si fonde in un nuovo partito e mette a disposizione il capo;

il Partito Democratico fornisce le residue truppe rimaste.

In cambio Di Pietro rinuncia al proprio nome nel simbolo e accetta il logo attuale del PD lievemente modificato.

In fondo si tratta solo d’invertire l’ordine delle consonanti: da PD a DP.

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