Nel mondo attuale, dominato dall’immagine e dove l’apparenza conta molto più della sostanza, Berrlusconi col suo governo, negli ultimi tempi, fa la figura del peracottaro, nonostante la sua fama di grande comunicatore.
Presentatosi agli elettori –e da loro visto- come un cavaliere senza paura (sull’eventuale macchia se la vedrà, nell’ordine, con la sua coscienza, col confessore, col procuratore della repubblica e col Padreterno) capace di dire pane al pane e comunisti ai comunisti, decisionista e strabordante quanto basta, aveva dato l’impressione, con le prime mosse, d’esser capace veramente di volere e potere rivoltare la catasta di radicate magagne italiane. Se non tutte, per le quali occorrerebbe la forza di Ercole unita alla perseveranza di Sisifo, almeno una parte consistente.
Il consenso ottenuto, contro ogni ragionevole diffidenza, dimostra quanto gli elettori ritengano importante cambiare le farraginose consuetudini italiane, in tutti i campi, snellendo e sveltendo, e anche tagliando se necessario. Ora l’impressione –sgradevolissima per chi confidava- è che i troppi condizionamenti, di alleati e avversari, siano sempre e comunque in grado di frenare qualunque iniziativa, comunque la si presenti e in qualunque modo la si voglia attuare.
Tutta la grinta da Rodomonte del cavaliere si rivela o appare come frutto d’impulsività, un fuoco di paglia incapace di produrre brace, con annunci precipitosi per decisioni non sufficientemente metabolizzate, delle quali non sono state ipotizzati preventivamente tutti gli aspetti e le implicazioni, costretti spesso a smentite e giravolte. Una forma d’infantilismo velleitario che si scioglie in pianto alle prime difficoltà. O peggio, al primo sondaggio avverso. Usando lo stesso metro, cosa dovrebbe fare Veltroni, dopo aver inanellato una serie di catastrofi, alcune ancora in fieri, se non (in senso politico) suicidarsi?
Invece sono proprio le non meditate fughe in avanti e le relative sistematiche marce indietro del governo a dare ossigeno all’opposizione. Già nel precedente governo s’era persa la battaglia dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e della riforma del sistema giudiziario. Erano riforme indispensabili e ponderate? Occorreva allora battersi alla morte, senza indietreggiare, a costo di porre termine alla legislatura. Invece la voglia di sopravvivere, a tutti i costi, allora ed ora, ha il sopravvento, senza capire che di un governo così, che non decide e si cala le braghe perché qualcuno dissente, i cittadini non sanno che farsene.
La continua ed estenuante ricerca del consenso totale, che mai verrà, non solo frena la spinta propulsiva ma rafforza le resistenze che, a torto o a ragione, ritengono d’essere in grado (e così procedendo in effetti lo sono) di bloccare il governo e incoraggiano e incrementano il dissenso e le contestazioni.
Al di là della reale sostanza di quanto deciso nell’incontro tra Ministro e Sindacati sulla vicenda della Scuola e per la quale si danno due versioni contrastanti (*), l’impressione è quella d’una inversione ad “U” che demoralizza i sostenitori, come sempre quando si deve ordinare una ritirata, e ringalluzzisce gli avversari.
Altrettanto dicasi per la riforma giudiziaria che, se ritenuta indispensabile, va difesa sino all’approvazione, con o senza il consenso di chiunque, presidente della Repubblica compreso. Ogni altro metodo dev’essere abbandonato, perché non si tratterebbe di governare ma di tirare a campare, cosa che è andata avanti per decenni, quando ancora sussisteva un margine di tolleranza. Ma la crisi economica che dobbiamo affrontare ha caratteristiche sconvolgenti e non consente indecisioni.
Ma Berlusconi è l’uomo giusto, nel posto giusto, nel momento giusto ?


Giulio
3 years ago
Alcuni articoli della costituzione prescrivono le procedure per il suo cambiamento! Quindi è modificabile, mica sono i Dieci Comandamenti. Anche Giordano Bruno Guerri fa l’esempio del Totem adorato dalle tribù e protetto dal tabù.
Domenico Mura
3 years ago
Giulio dice bene quando ricorda che la Costituzione prevede e prescrive le procedure per essere cambiata:i 2\3 del parlamento il doppio voto delle due camere e poi il referendum.Il problema è che qualcuno credendo, forse anche convinto di essere uno statista vorrebbe modificarla a suo piacimento con pochi “compagni di merende”, nel tinello di una delle sue tante ville.
Costui più che uomo di stato può solo fare la parte che gli riesce meglio: il peracottaio, a cui con lucida analisi si allude nell’articolo.