La ribollita è un classico piatto di recupero e il suo nome nasce appunto dal fatto che gli ingredienti principali sono le verdure cotte avanzate dai giorni precedenti che vengono fatte ribollire tutte insieme, con l’aggiunta di pane raffermo.
L’impressione è che nella politica italiana si sia voluta adottare la stessa ricetta, in presenza di posizioni politiche che sono solo avanzi dei tempi passati.
…ho viste cose che voi umani non potete immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi Beta balenare nel buio vicino alle porte di Tanhauser e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…. è tempo di morire…
A sinistra, al centro e a destra. Tutti i grandi chef, o meglio quelli che tali si auto-proclamano, pensano di poter imporre comunque i loro piatti, con sapori sconosciuti e accostamenti inusuali, agli elettori-clienti ritenuti privi d’alternative. Sbagliano. La stragrande maggioranza vuole solo mangiare cose sane possibilmente spendendo poco. A sinistra, al centro e a destra.
Le grida e gli insulti che arrivano dalla cucina irritano sempre più i già frastornati avventori, facendo vistosamente diminuire il consenso, già intaccato dalla disistima generale verso la Casta. Lo spettacolo è pubblico e all’aperto. Non vi sono più certezze e chi era pronto a far scorrere il sangue per il maggioritario ora si batte per il proporzionale, chi difendeva le coalizioni ora privilegia il singolo partito, con sbarramenti e preferenze che vanno e che vengono da una parte all’altra, sembrerebbe solo ed esclusivamente per il tornaconto della propria parte politica o addirittura del proprio personale futuro elettorale. Tutto con una estemporaneità di posizioni che durano al massimo una mattinata. Guardando da fuori la sensazione è che non si tratti di un eccesso di furbizia ma di semplice coglioneria, chè la maggior parte (il 99 % ad essere ottimisti) di questi nostri politici apprendisti stregoni non sanno niente di quello che propongono né tantomeno sono in grado di valutarne le conseguenze facendo delle proiezioni ragionate.
Da ciò ch’è successo in passato potremmo averne conferma. Il maggioritario con coalizione avrebbe dovuto far diminuire il numero dei partiti e l’ha aumentato; doveva dare solidità e stabilità ai governi e li ha resi prigionieri delle alzate di testa dell’ultimo dei peones; per evitare le “combines” con le preferenze le si è abolite e ci è toccato votare delle emerite teste di … uovo scelte (complimenti vivissimi!) dai vertici; s’è voluto allo spasimo il voto per gli italiani all’estero perché nelle previsioni avrebbero votato con la nostalgia della patria lontana e, al contrario, si sono rivelati apolidi internazionalisti. Inventarsi o anche solo scopiazzare un sistema elettorale implica tempo, pazienza, studi e meditazione: i nostri politici (i nomi ipotizzateli voi, l’uno vale l’altro) hanno voglia, capacità e tensione morale per mettere in funzione i neuroni, posare le chiappe sulla sedia, spremere le meningi (o viceversa, il risultato non cambierebbe) consumarsi la vista per, “al fin della licenza”, riuscire a miagolare qualche idea minimamente originale? Ma quando mai! A loro basta la parola, come per il lassativo, la musicalità dell’eloquio, il gentile aspetto. Chiamano a raccolta la truppa e la conducono a battaglia con squilli di tromba o di trombone, ma avendo di fronte dei pifferi di montagna la tenzone si svolge ad armi pari.
Grande è la confusione sotto il cielo… diceva Mao.
S’ode a destra (???) uno squillo di tromba:
La riforma elettorale Vassallo, un’autentica legge truffa - dice il numero uno di Alleanza Nazionale-. Se Berlusconi pensa di fare l’asso pigliatutto degli elettori di centrodestra con una legge come la Vassallo, è meglio che se lo tolga dalla testa Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali.
L’ex ministro degli Esteri avanza tre proposte “tutte bipolari”:
Il sistema francese con il doppio turno, il ritorno al Mattarellum oppure il modello delle elezioni Regionali.
Un intervento distruttivo a 360 gradi, un segno di debolezza e una grave caduta di stile. Forse varrebbe la pena di fermarsi a riflettere sul fatto che offendendo Berlusconi e la sua nuova formazione politica si offende un terzo degli italiani e addirittura i due terzi dei cittadini che votano per il centrodestra> hanno timidamente osservato dalle parti di Forza Italia, sconcertati dal decisionismo di Fini, diventato assiduo frequentatore di Casini.
A sinistra (???) risponde uno squillo:
Oggi non ho partecipato al Consiglio dei ministri, non credo che parteciperò neanche ai prossimi. Non mi sento alleato di questo governo nel momento in cui mostra l’intenzione di non volere fare politica Il confronto di Veltroni con il centrodestra e non con noi della maggioranza - ha detto Mastella - lo trovo un fatto inconcepibile. Mai mi era capitato in 30 anni che faccio politica un caso del genere.
Per quanto possa apparire strano confermiamo che nella casistica di Mastella c’era questa carenza, ora colmata. Il capo dell’UDEUR ha così commentato:
Preferisco il referendum a questa campagna oscura che cerca arbitrariamente di cancellarmi Il Vassallum è una truffa e Veltroni e Berlusconi vogliono il tedesco per fare i c…zi loro. Così io rompo, mi costringono, non c’è niente da fare.
Crediamo a malincuore, ma si faccia coraggio signor Ministro di Grazia.
L’ho spiegato a Veltroni, a D’Alema, a Rifondazione - ha aggiunto dal microfono alzando ancora di più il tono della voce - tutti mi hanno dato ragione, ma poi fanno i c…zi loro.
A Fini, prendendolo seriamente, ha risposto Salvatore Vassallo:
L’espressione usata da Fini riguardo all’ipotesi di riforma del sistema elettorale associata al mio nome è del tutto fuori luogo. Credo metta in imbarazzo anche quei suoi collaboratori che hanno esaminato il progetto con attenzione considerandolo magari non del tutto congruente con le convenienze contingenti del loro partito. A prima vista, non si capisce cosa Fini voglia davvero: è contro il proporzionale con elementi maggioritari che piace, almeno per ora, sia a Veltroni che a Berlusconi, perché darebbe troppo ai partiti più grandi, e chiede di fatto una legge che consenta agli elettori di scegliere in anticipo le coalizioni e i governi. Ora, però, questo obiettivo si può ottenere con certezza solo con un premio di maggioranza dato alla coalizione che prende più voti. E cioè proprio con quel tipo di sistema elettorale che il referendum sostenuto dallo stesso Fini ammazza definitivamente. In realtà la logica che guida Gianfranco Fini a me pare fin troppo chiara, [...] in un momento in cui, in virtù dei sondaggi a lui personalmente favorevoli, riteneva di poter incassare in tempi brevi un definitivo sdoganamento e la leadership del nuovo partito. Ma l’inattesa vitalità di Berlusconi lo ha preso in contropiede. Per questo prima ha cominciato a balbettare cose contraddittorie e poi a dirle a voce alta sperando che nessuno si accorga di quanto siano contraddittorie: sì al referendum e sì al premio di coalizione.
Per rispondere a Mastella il politologo ha chiesto tempo, s’è chiuso in biblioteca e sta compulsando alcuni trattati di sessuologia applicata. Tempo perso.
Faccende del genere si liquidano più velocemente con un pernacchio. Maschio.


Pubblicato il 11 dicembre, 2007 alle 9:01 pm da Chirone