Dopo aver scritto un pezzo su Repubblica dalla forma e dai toni accettabili anche se discutibile nella sostanza –ma tutto lo è quando la passione politica obbliga allo strabismo- il vecchio Giorgio Bocca, a distanza di 2 giorni appena, ingrana la retromarcia e concede un’intervista ad Affari italiani infarcita d’acredine malamente repressa.
Succede soprattutto quando, storia vecchia, si hanno interi armadi stracolmi di scheletri e la miglior difesa è d’appioppare ad altri l’arma del delitto. Bocca, con Scalfari una delle ultime icone del giornalismo rimaste alla sinistra dopo la scomparsa di Italo Pietra, Mario Melloni (alias Fortebraccio, che di Forlani, allora potente, scrisse: “Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello”), Enzo Biagi e Sandro Curzi, non è la persona più adatta per distribuire certificati di coerenza e scagliare anatemi di trasformismo.
Come e più di Davide Lajolo (“Ulisse”) merita il titolo di voltagabbana e non perché fu fascista in gioventù, come passivamente lo furono moltissimi o quasi tutti, ma per esserlo stato attivamente, sottoscrittore nel ‘38 del “Manifesto della Razza” e ancora ne ’42 critico convinto dei falsi “Protocolli dei savi di Sion”. Solo a fine ’43, folgorato da Giustizia e Libertà, scoprì la sua perdurante sinistra vocazione.
Ma affidiamoci, guardinghi, alle sue parole, ricordando che il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola:
*** “Questa di Berlusconi che celebra il 25 aprile è davvero il capolavoro del trasformismo italiano. Ma il suo maestro è Fini, è stato lui il primo a capire che contraddicendo platealmente se stessi e la propria storia oggi c’è solo da guadagnarci: quelli che ti hanno combattuto fino al giorno prima iniziano a stimarti, a lodarti, ad applaudirti con le stesse mani con cui volevano prenderti a sberle. E gli amici tuoi, quelli che tradisci e rinneghi in un amen… beh, ci stanno pure loro. Perché è la legge del trasformismo che oramai regna sovrana. […] E andrà pure in Abruzzo, bravo… Due piccioni con una fava, che campione! Questa di Berlusconi che celebra il 25 aprile è davvero il capolavoro del trasformismo italiano. […] si sta col più forte, si sta col padrone, dovunque vada, e le storie politiche le inviamo in discarica: rifiuti riciclabili. Del resto oramai i due, Berlusconi e Fini, sono i padroni dell’Italia, perché dovrebbero procurarsi delle grane? A fare gli antifascisti a parole sono buoni tutti. C’è addirittura Ignazio La Russa che dà le patenti di buono o cattivo partigiano sui giornali italiani: cattivi i comunisti, buoni i democristiani e i liberali. Una distinzione cretina, gli ho risposto. […] io per il 25 aprile sto scrivendo un articolo indignato, per il resto, ripeto, ho già dato… […] E’ Fini il vero campione della democrazia italiana a parole: ha agito con estrema scaltrezza, ed è riuscito ad apparire come il politico più democratico, il più laico, il più amico di Israele. Ha abbattuto ogni tabù ideologico, a parole. Lo prendono addirittura per anti-berlusconiano, i gonzi. E’ così che i fascisti sono diventati la maggioranza del Paese, senza saperlo. […] Se l’Italia di oggi fosse più semplice, o più sincera, ci dovrebbe essere la ribellione dei veri fascisti.” ***
Quelli vecchi o quelli nuovi? O quelli trasformisti?


Pubblicato il 24 aprile, 2009 alle 7:39 pm da Chirone