Che gran Casino delle Libertà! L’ossessione e l’ambizione di essere al vertice, dimenticando e trascurando invece la forza della sinergia [a sinistra, incredula, risponde un squillo: El pueblo unido…], stanno distruggendo rapporti politici e personali che parevano consolidati. “Tutti vogliono comandare…”, dice l’amico Boborino.
Berlusconi lo ritiene un suo diritto e ha dalla sua i numeri ed il fatto che ritiene d’essere stato il solo ad aver tentato qualcosa per cambiare, sia in campagna elettorale che dopo. Ha contro l’età ed il fatto oggettivo di far coagulare gli avversari. Le capacità organizzative e decisionali sono fuori discussione e lo sta dimostrando in queste ore. Il suo scarso patrimonio ideologico-programmatico non è più un handicap, perché nessuno ne ha più uno e chi lo aveva lo ha gettato alle ortiche. Il richiamo al liberalismo è troppo inflazionato, se persino Bertinotti e Diliberto, a parole rifondatori e rifondati del comunismo al cachemire, sentendo parlare di Quarto Stato, non vanno col pensiero al proletariato ma al quadro di Pellizza da Volpedo e più che altro al suo valore di mercato.
Fini ha l’immagine e la gioventù, ma deve ancora dimostrare di non essere soltanto un fine (!) dicitore, ma un leader solido e concreto, in grado di elaborare un progetto politico. Finora ha mostrato poco e quel poco non era roba sua. Ha ricevuto un’eredità, col beneficio d’inventario, ma l’ha in buona parte sperperata, anche nelle parti vive e vitali.
Ha continuato a guidare un partito svuotato e ricostruito da Fisichella e Tatarella, lasciando intendere d’essere stato lui il mago del bisturi autore del lifting. Difendeva il proporzionale quando Segni e Mani Pulite demolivano l’arco costituzionale e deve a Berlusconi la resurrezione e la vita (politica). Ora che il maggioritario gli permette di contare, ne favorisce la demolizione, eseguita per ripicca e in contropiede dal Berlusca scoglionato. La Fortuna l’ha assistito anche con i luogotenenti, sempre pronti ad una obbedienza cieca e assoluta, confermandogli un’autorevolezza solo apparente perchè priva di concorrenza. Aveva tutto il tempo e l’interesse ad organizzare un partito compatto ma ben articolato ed invece ha vissuto di rendita sul volontariato e sulla diversità più apparente che reale dei suoi fans. Ora annaspa nell’acqua alta, dove non si tocca, lui, sub provetto.
Casini è la coerenza in persona: è democristiano, nell’accezione peggiore del termine, e tale vuole morire. Sogna il Centro con lui al centro e qualunque governo si faccia lui c’entra. Si preoccupa del bene del Paese e propone nuove coalizioni di governo, bellissime e funzionali, con chiunque ci stia, ma con un solo difetto: non vanno più bene se lasciano fuori l’UDC. Si ritiene indispensabile e insostituibile e vorrebbe fare l’ago della Bilancia, del Capricorno, del Sagittario, etc. etc. Finirà anche lui tra gli Arcani maggiori, nel mazzo dei Tarocchi.
Insomma la situazione politica del Centro-Destra ricorda i giorni che seguirono l’8 settembre del ’43 , con i vertici in fuga, le truppe sbandate e prive di ordini e i nemici moltiplicati. Ne seguì non la fine della guerra, con la sconfitta, ma l’inizio della guerra civile, i cui postumi tardivi ancora si fanno sentire.
Allora fu una grande tragedia. Questa è una piccola farsa, ma molto, molto amara. Porca Troia!


Pubblicato il 21 novembre, 2007 alle 7:33 pm da Terenzio