Il titolo del post riprende la definizione che di sè dava Leo Longanesi, geniale e poliedrico intellettuale, fondatore della casa editrice e di periodoci diventati “mitici” come Omnibus ed Il Borghese, ma con una personalita ed un carattere spinosi.
Erano tempi eccezionali (morì nel ’57) e tutti erano adattati ai tempi, o così a noi pare, col senno di poi. Ma anche oggi non mancano -da entrambi i lati- quelli disposti a dire pane al pane…
Su l’Occidentale, Milton, esprime un suo parere, che riportiamo:
°°°Dal baratro nullista e patetico in cui è piombata l’opposi- zione nel nostro Paese spunta una nuova forma di dialettica politica: l’opposi- zione istituzio- nale.
Chi dovrebbe essere l’espressione della terzietà scende nell’agone politico a suon di moniti e richiami e si mette a fare opposizione al governo in carica.
E’ sano un Paese nel quale le più alte cariche dello Stato si comportano come un Di Pietro qualsiaisi? E ciò, è rispettoso della volontà dei cittadini che hanno liberamente scelto chi li deve governare e della Carta Costituzionale così gelosamente difesa proprio da costoro? Sono questi i famosi pesi e contrappesi che dovrebbero garantire le dinamiche democratiche? E infine chi sono questi tribuni istituzionali che ci fanno la morale un giorno sì e l’altro pure?
L’opposizione propriamente detta non esiste. [...] In questo scenario, con l’autorevolezze delle posizioni che attualmente ricoprono, si sono inseriti due alte cariche dello Stato, che hanno deciso per motivi diversi di fare la loro battaglia di opposizione al governo in carica.
Se questa sia lo loro personale interpretazione del concetto di pesi e contrappesi istituzionali, non è dato di sapere, resta il fatto che non si intravede nulla di terzo nei loro interventi.
L’uno ha ormai sposato la causa dei diritti civili (se fossi in Pannella comincerei a preoccuparmi) e ogni giorno ci propina un sermone sulla retorica cattivista e la bellezza del relativismo delle identità. Dimentico dello slogan “Dio, Patria e Famiglia” al quale per anni si è abbeverato e con il quale è arrivato dov’è, si pavoneggia tra le sale dell’emiciclo per avere, primo tra i Presidenti della Camera, invitato le Associazioni gay a Montecitorio, certamente una priorità tra le mille emergenze del mondo e che ne segnala le indubbie caratteristiche di statista.
Comprendiamo che per avere i voti del centro sinistra nella prossima elezione per salire al Quirinale, bisogna per forza comportarsi così, e diventare i custodi del politicamente corretto anche se si è poi costretti a dire , o banalità, o a contraddire se stessi e la propria storia.
Ma se così stanno le cose, tanto varrebbe dimettersi dall’attuale carica, fondare un proprio gruppo parlamentare o iscriversi al gruppo misto, per poi votare con l’opposizione contro i provvedimenti del governo.
E’ normale che il Presidente della Camera intervenga “politicamente” ogni giorno nel merito di provvedimenti che l’Assemblea da lui presieduta si accinge ad esaminare e discuta apertamente dei contenuti di disegni di legge ed emendamenti, pretendendo di darne il beneplacido? E’ normale, è terzo, è costituzionale?
L’altro, da par suo, lancia moniti su presunte derive xenofobe dimenticando che da Ministro degli Interni ha letteralmente deportato e rimandato a casa interi barconi di albanesi, manda lettere preventive al Governo sul merito di decreti legge non ancora approvati dal Consiglio dei Ministri (caso Englaro, è normale?) e nell’enfasi delle memorie condivise (un’altra buffa e ridicola necessità del politicamente corretto) chiude con un unilaterale “volemose bene” la vicenda Calabresi, senza menzionare le responsabilità accertate da vari tribunali e senza neanche bacchettare i suoi amichetti che firmarono l’appello di morte del commissario: tutti compagni che hanno sbagliato, ma non si può dire.
Non accetto lezioni da chi sputa in faccia al proprio passato e raccomanda di abbracciare i valori dell’antifascismo per convenienza politica, di chi predica l’inclusione degli immigrati dalle acque di Giannutri tra un’immersione ed un’altra, fregandosene delle paure della gente, da chi ha permesso che fosse lasciata morire di fame e di sete una donna di 37 anni.
Io la morale da un ex-fascista e un ex-comunista non me la faccio fare.***


Adam Manson
2 years ago
Fini è un gelido calcolatore e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato per sua conveninza. Sembra un uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, e invece è un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirigeva un partito che si definiva di Destra ma giocava a tennis con la Sinistra. Poveri noi!
Don Perignon
2 years ago
Dacci oggi il nostro Fini quotidiano…
Non passa giorno che il presidente della Camera non dia fiato alle trombe.
DIO, PATRIA E FAMIGLIA erano da sempre i valori irrinunciabili della DESTRA.
Fini è riuscito a ridicolizzare la FAMIGLIA, almeno la sua; la PATRIA già non stava molto bene, per cui l’ha buttata alle ortiche; restava DIO, ultimo obiettivo, un osso duro che gli darà filo da torcere, mica si tratta di mettere in riga La Russa o Gasparri.
“Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso” è stata l’ultima prescrizione del sub comandante, forse convinto che l’autorevolezza risalga dalle terga partendo dal velluto della poltrona sulla quale le posa.
Qualche monsignore perde tempo a ribattere: “Il mondo cattolico intende portare il suo contributo su temi non definibili come precetti religiosi ma che riguardano i diritti fondamentali dell’uomo, come il diritto alla vita, il rispetto della vita, i diritti che riguardano l’unità del matrimonio e della famiglia. Non sono precetti religiosi, ma sono iscritti nella natura umana, difendibili con la ragione e iscritti anche nella Costituzione”.
Sarebbe meglio lasciarlo ragliare. Notoriamente i ragli non arrivano al cielo.
Get. Away
2 years ago
Ora si esagera: non tutto quello che dice Fini è da condannare.
“In Italia siamo 60 milioni di abitanti, ci sono 945 deputati e senatori e centinaia di consiglieri regionali: il numero complessivo del ceto politico e’ molto, molto alto. C’e’ una sproporzione tra il corpo elettorale e il numero dei rappresentanti. Prevedere la loro riduzione e’ opportuno”.
Come essere contrari? Tra l’altro la riduzione dovrebbe cominciare dalla testa e sono sicuro che Fini è pronto a dare il buon esempio.