Parrebbe, dai soliti sondaggi commissionati da Berlusconi e spiattellati con sua gran soddisfazione, che il consenso degli italiani verso il governo ed il suo capo continui a crescere. Merito dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa, del piglio decisionista in materia di rifiuti e del promesso maggior controllo degli ospiti internazionali, la cui presenza dobbiamo tollerare anche quando, per il loro comportamento, c’è sgradita.
Ma forse i sondaggi favorevoli schizzano ancor più all’insù per tutte quelle situazioni nelle quali Berlusconi si trova invischiato o che i suoi avversari creano a bell’apposta –come sostiene lui- o comunque amplificano e sfruttano per attaccarlo e che invece ottengono l’effetto contrario di far crescere il feeling con gli italiani, che evidentemente s’immedesimano. e tifano.
Il suo rapporto con quella parte della magistratura militante e schierata risente di un’annosa ostilità, da quando l’annunciata e ostacolata riforma del sistema giudiziario fu messa in campo, interpretata sia una difesa sia un attacco, ingiudicabile nella priorità della nascita come quella dell’uovo e della gallina.
Altrettanto dicasi per le capillari intercettazioni telefoniche, di tutti e su tutto, tanto da essere evidente che parlare al telefono equivale a gridare al megafono ad una adunata oceanica di lavandaie. Lo sanno anche i bambini e meraviglia che persone esperte e cariche di responsabilità ancora ricorrano alle telefonate per raccomandazioni o rendicontazioni, sapendo che prima le ascolta il maresciallo, poi le trascrive il pubblico ministero ed infine le leggiamo tutti, mogli comprese. Quando squilla il cellulare ormai non si deve domandare “Pronto, chi parla?” ma “Pronto, chi ascolta?”.
Proprio il timore che potessero essere svelate alcune ipotetiche confidenze telefoniche di natura personale, intima e scabrosa ha innervosito il premier per alcuni giorni. Nulla finora è apparso sui giornali per l’opinione pubblica e solo qualcuno, più giustizialista e forcaiolo che politico, condizionato dalle sue origini, fa allusioni pecorecce per stimolare la pruriginosa curiosità popolare, convinto d’aumentare il proprio consenso politico. Protagonisti, comprimarie, prestazioni e performance assumono –almeno finora- contorni di favola, stimolano la fantasia, gonfiano l’invidia e, in un processo d’immedesimazione, fanno aumentare il consenso!
Era prevedibile, in un’Italia con mille difetti ma nella quale, escluse alcune piccole aree del Molise, si è immuni dal moralismo integralista. Siamo il popolo da cui, sulle ceneri di Trimalcione, è nato Boccaccio, è cresciuto l’Aretino, ha prosperato Casanova, s’è esibito D’Annunzio. In politica, insieme a tanti altri e per semplificare, a destra c’è stato Mussolini e a sinistra Garibaldi ed entrambi si sono prodigati senza risparmio per la Patria e le sue donne.
Non può che farci piacere che a 72 anni, operato di prostata, un nostro “statista” ancora dia battaglia lancia in resta e tenga alto il… vessillo.
Certo l’ipocrisia democristiana, con la decadenza pregressa ha inciso sul nostro morale e comprendiamo benissimo (e solidarizziamo) le difficoltà di un Prodi a familiarizzare con una Rosy Bindi o una Livia Turco e, per restringere il campo, quelle di un Soru alle prese con la Mongiu. E viceversa diamo solidarietà e comprensione alla Melandri appaiata con Di Pietro, il cui atteggiamento più seducente è sussurrare strafalcioni alla guida della mietitrebbia.
Il Cavaliere ha avuto la strada in discesa a cavalcare con la Carfagna, la Brambilla e la Gelmini, non è una sua prodezza ma può ben vantarsene. Fosse vero.
Ormai, come la società di sondaggi alla quale si rivolge, egli gode e subisce il complesso di Cassandra, destinata a non essere creduta pur profetando la verità.


Pubblicato il 5 luglio, 2008 alle 7:35 pm da Terenzio