Letteralmente sconvolgente la testimonianza dell’ultimo cubano sopravvissuto
all’avventura in terra di Bolivia comandata da Ernesto “Che” Guevara, nel 1967, nel tentativo d’esportare la “revolucion” nel continente sud-americano e nel corso della quale, morendo, egli divenne un mito, almeno agli occhi di chi crede all’utopia. Ma mentre gli esecutori erano noti e legittimati, i “mandanti” dovevano restare insospettati per decenni.
Benigno è il nome di battaglia del guerrigliero che spiega i motivi meschini che spinsero Fidel Castro e l’URSS a liberarsi con mentalità, sistemi e accordi di tipo mafioso dell’ingombrante personaggio.
L’URSS è crollata su se stessa travolgendo le illusioni e gli interessi di milioni di adepti, costretti a credere al paradiso cubano, aggrappati alla barba di Fidel, per continuare a sognare. Oggi il lider maxìmo, traditore della rivoluzione di 50 anni fa, è solo un despota in disuso a capo di una dittatura ereditaria, costretta ad angariare un popolo affamato non solo di libertà.


Pubblicato il 25 gennaio, 2009 alle 7:25 pm da Chirone