Chez Maxim

Pubblicato il 24 luglio, 2008 alle 7:56 pm da


Chez Maxim

Qualche giorno fa Massimo D’Alema, sprezzante più del solito, ha detto: “Il centrosinistra è minoranza, ma siamo il primo partito nelle aree urbane tra gli italiani che leggono libri, e giornali, insomma la parte più acculturata del Paese”, dando ad intendere che i voti “si pesano e non si contano”, come asseriva Enrico Cuccia per le azioni di Mediobanca.
Regola che invece non può valere nel salotto buono della politica, come impone la Costituzione e la Democrazia, e neanche nel tinello scalcagnato in cui si esibiscono i nostri rappresentanti.
E soprattutto lo impone il Buonsenso, evidentemente smarrito da chi ancora millanta di voler rappresentare politicamente i ceti più popolari, quelli forse meno “acculturati” ma che, insieme ai ceti produttivi, reggono la baracca e anche i burattini. Avendo intuito benissimo, anche se in ritardo, con chi avevano a che fare, se ne stanno progressivamente allontanando, almeno elettoralmente.
Si sono resi conto che non sono ammessi a veleggiare in barca col Lider Maximo, non hanno uso di mondo, graffierebbero la tolda in mogano tirata a lucido, lasciando impronte sugli ottoni splendenti e non apprezzando il caviale –beluga, mi raccomando!- al quale RED e company hanno ormai fatto il palato.
E’ il malinconico tramonto di una classe dirigente diventata digerente, indegna erede di grandi utopie e di grandi tragedie ma disposta, allora, a pagare di persona per le difficili scelte in difesa, e per sentirsi parte, di un popolo bistrattato.
Anche a sinistra debbono prendere atto che i Mc Donald con hamburger e Coca Cola sono locali diversi dagli Harris Bar dove Cipriani serve Escargot e Veuve Cliquot alla cupola dell’alta dirigenza.

Ormai è assodato che, come i bagni di mare, la Rivoluzione non si può fare con la pancia piena e tanto meno può essere scatenata o guidata. Tutt’al più, in fase post-prandiale si può fare un ruttino.

Al Massimo.

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