Chi ha ucciso White Rabbit?

Pubblicato il 13 febbraio, 2009 alle 6:27 pm da Chirone


Chi ha ucciso White Rabbit?

Arnaldo Forlani, poco più giovane di Andreotti e poco più vecchio di Cossiga, è uno dei gerarchi democristiani superstiti allo spiaggiamento della balena bianca. Quando ancora era potente, la malalingua di Giampaolo Pansa gli appioppò il soprannome di “coniglio mannaro”, riesumando il nomignolo col quale Bacchelli, ne “il Mulino del Po” aveva chiamato uno dei mugnai all’apparenza innocui ma pronti all’occorrenza a mostrare ed usare gli incisivi.

Nei trionfali (per lui) anni ’80 era una delle tre gambe del tavolo da gioco che reggeva l’Italia: le altre due erano Craxi ed Andreotti ed insieme costituivano il “CAF”, dalle iniziali dei loro cognomi. Ebbero destini diversi dopo il ciclone di Tangentopoli che spazzò via un mondo e cambiò lo scenario politico d’Italia. Craxi morì in esilio, completamente travolto; Andreotti sopravvisse grazie alla sua, seppur temporanea, mitica immortalità; Forlani se la cavò con qualche acciacco e poche contusioni passate in giudicato.
Finora l’unica cosa che aveva lasciato in eredità era stato Pierfurby Casini, suo figlio spirituale e politico. Ora ci lascia anche qualche commento –prudente quanto s’addice alla sua natura- su quegli anni formidabili, che tanto tolsero alle tasche dei faccendieri e diedero ai partiti, che oscurarono Forlani & soci e misero in luce Di Pietro & soci.

Su il Giornale lo ha intervistato Francesco Cramer:

“[…] … il figlio (di Di Pietro, ndr) è indagato per le vicenda degli appalti napoletani. Nessun effetto neppure a vederlo in Parlamento?
«Be’, già all’epoca di Mani pulite era evidente che avesse ambizioni politiche».
[…] Qualche responsabilità, però, l’avevate…
«Certo. Il nodo era legato al finanziamento pubblico dei partiti».
[…] Qual era la strategia?
«Quella di una radicale contrapposizione al pentapartito, cavalcando l’onda che doveva portare a equilibri politici diversi. Ma le cose non sono andate secondo le loro previsioni: arrivò Berlusconi!».

[…] L’immagine virtuosa del Pci soltanto una finta?
«La storia dell’autofinanziamento è una favola. Avevamo calcolato che spendevano più di tutti gli altri partiti messi insieme».
Perché il Pci non ha pagato, dal punto di vista giudiziario, come gli altri?
«Perché nella fattoria degli animali sono tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri».
[…] «Nella magistratura ci sono troppe incrostazioni correntizie e poi è possibile immaginare magistrati veramente autonomi se pensano di sviluppare e concludere la loro carriera personale candidandosi per questo o quel partito?».

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