Non posso conoscere i motivi per cui Vittorio Feltri è salito sul ponte di com(m)ando de Il Giornale, se per soldi, molti, come si favoleggia, o per eseguire un mandato di “guastatore” nel paludoso mondo dove imperano gli alligatori della sinistra, o semplicemente spinto dall’istinto di predatore dalle penne velenose, ma la cosa certa è che ha rivitalizzato il mondo dell’informazione troppo sbilanciato, dal 26 aprile, sugli attacchi, allusioni, insinuazioni, sfottò tutti rivolti contro Berlusconi.
Il quale, dopo che quotidianamente ha dovuto fungere da bersaglio per tiri d’ogni tipo, con pubblicazioni di foto, estratti catastali, specchietti patrimoniali, rendiconto fiscali, resoconti di serate, nottate e giornate, cene e merende, viene accusato, dopo quattro mesi di bombardamento mediatico, di attentare alla libertà di stampa e di voler re(in)staurare il fascismo, perché tenta di difendersi col ricorso alle aule di giustizia e ai magistrati nei quali evidentemente continua ad avere fiducia.
Il personaggio, per sua stessa ammissione, non è un santo e molte delle critiche rivoltegli sono condivisibili, ma essendo lo stato di santità merce rarissima, Feltri ha iniziato una sua personalissima ricerca sulla regolarità delle carte di alcuni critici frequentatori di pulpiti, scoprendo e dicendo delle cosucce che hanno fortemente sorpreso il sonnacchioso mondo del conformismo.
Quello che ritengo un merito di Feltri è stato (ed è) di ricordare che non esistono zone franche o aree protette in cui solo alcuni, i soliti, possono esercitare il diritto di caccia verso una comoda preda, la solita. Non esistono mantelle purpuree che riparino dalle ritorsioni, né terze cariche dello Stato alle quali non si possa sbattere sotto il grugno alcune scomode verità.
Quello che era stato per mesi il campo d’esercitazione senza rischi per incursioni scoppiettanti o per silenzi subacquei ancor più indecenti, improvvisamente si è rivelato infestato da mine e ordigni, esplodenti al minimo tocco. Che si tratti di un eccesso (?) di zelo e l’esecuzione di un preciso mandato (sempre negato) non posso sapere, ma assistere allo sbalordimento di tante lese maestà, violate nei loro privilegi di presunta immunità, mi fa piacere.
“La guerra continua” proclamò prendendo il potere Badoglio con tutti i machiavellici retropensieri che lo agitavano e la fece finire, ufficialmente, l’8 settembre. Peccato che lo stesso giorno iniziasse la ben più lacerante guerra civile, dei cui tardivi esiti ancora evidentemente “godiamo”…


Sator
10 months ago
Piccola conferma dello strabismo a senso unico contro Berlusconi di buona parte della stampa: una notizia di RAI News 24 incentrata su D’Alema e sulle cene elettorali pagate da Tarantini viene nella titolazione incentrata su Berlusconi e sulla sua nota e NON illecita propensione verso il gentil sesso (al contrario di quanto va di moda…).
Watson
10 months ago
Senza entrare nel merito delle controversie tra Berlusconi e Fini, trovo ridicola l’affermazione che il PdL “non è una caserma, dove uno solo comanda…” fatta da chi, d’imperio, ha sciolto le correnti di AN e ha strigliato e messo la museruola ai “quattro amici al bar” che avevano osato mugugnare contro di lui. Gli sventurati tirarono dentro le palle e si adeguarono.
Invoca il dibattito e le regole democratiche chi queste consuetudini non le ha mai rispettate ! !