Il silenzio, ora tanto invocato anche da chi sino ad avantieri lo condannava come un atteggiamento “mafioso”, è stato lacerato da grida funeree d’accusa e da repliche altrettanto urlate, nella concitazione dell’aula dove la morte ha chiuso la discussione.
“In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”, dice Gasparri, capogruppo del PDL al Senato.
Occasione troppo ghiotta per Fini, presidente della Camera, per esercitare il suo ormai scaduto “diritto di servaggio” sul suo compagno di partito: “Gasparri è un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere perché il rispetto per la massima autorità dello Stato dovrebbe animare chiunque, in particolar modo il presidente del gruppo di maggioranza numericamente più consistente.”
Immediatamente dopo il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha commentato con sarcasmo:
“Gianfranco Fini dovrebbe sapere, ma non lo sa, ignorante come è, che il presidente di un ramo del Parlamento non può, per lunga consuetudine, non dico riprendere, ma neanche far riferimento a ciò che ha detto o fatto un membro dell’altro ramo del Parlamento. Se avesse un po’di dignità, ma non c’è l’ha, espressione come è di una maggioranza che ha preso iniziative ed ha assunto posizioni diametralmente opposte alle sue, si dimetterebbe subito.”


scespir
2 years ago
Tutti i maggiori esponenti dell’Associazione Nazionale Coccodrilli, tra una lacrima e l’altra, invocano il silenzio, per evitare rischi nella fase di digestione…
Sator
2 years ago
Oggi sul Giornale c’è un’intervista a Cossiga, a firma di Roberto Scafuri, nella quale “IL PICCONATORE” dice cose che solo lui può permettersi (se noi ci limitassimo anche solo a pensarle, verremmo inquisiti!).
Chiarino
2 years ago
Fini è alla fine (!) di un percorso personale e politico solitario, staccato completamente dai valori fondanti di una appartenenza a destra. Il miraggio di un arrivismo esasperato lo ha abbagliato al punto da accecarlo ed indurlo al rinnegamento di un passato, più di altri che non suo, a dire il vero.
Purtroppo nella destra, perquanto annacquata, sopravissuta ai suoi contorcimenti politici (NON ideologici, essendo manifestamente incapace di elaborare un’ideologia) non si è ancora delineata la figura di un leader carismatico capace di portare a termine la sua emarginazione.
Ecco come Il Tempo, quotidiano romano di posizioni moderate, riporta gli umori di AN:
“Una posizione, quella dell’inquilino di Montecitorio sulla vicenda Englaro, non gradita non solo da quelli di Fi, ma dalla stessa An.
Sono in tanti in via della Scrofa, infatti, a nutrire un certo malessere rispetto a Fini, e non da oggi.
Con le sue ultime prese di posizione, le sue uscite in contrasto rispetto al governo e alla maggioranza, le sue dichiarazioni rispetto al Vaticano. Su quest’ultimo punto, ieri, un esponente di An in Transatlantico spiegava, che alla base degli attriti con Oltretevere ci sarebbe un motivo del tutto personale, risalente addirittura alla messa di Natale: «Alla celebrazione in Basilica, quella sera, Fini è arrivato insieme alla sua compagna. Una cosa non molto gradita dai rappresentanti del Vaticano, e questo lo si è avvertito immediatamente». Nulla di confermato, ovvio. Ma chiacchiere di Palazzo, anche se insistenti.
Cresce, dunque, l’imbarazzo di An rispetto alle terza carica dello Stato, «sempre più isolato», accusano dal partito. «Lo si è visto anche rispetto alla bacchettata a Maurizio, una cosa mai vista. Addirittura con una nota ufficiale». La nota in questione è quella inviata dal presidente della Camera per richiamare il senatore Pdl dopo le sue esternazioni su Napolitano.
Parole pesanti, quelle di Fini. Inusuali, per un presidente della Camera, verso un senatore. «Gianfranco Fini dovrebbe sapere che il presidente di un ramo del Parlamento non può, per lunga consuetudine, non dico riprendere, ma neanche far riferimento a ciò che ha detto o fatto un membro dell’altro ramo del Parlamento», attacca l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Se Fini richiama Gasparri, il partito di via della Scrofa, invece, si schiera al suo fianco. Da subito. Chi pubblicamente, chi in privato, chi al telefono, chi di persona. Ieri, durante la direzione nazionale di An, tutto il gruppo dirigente del partito ha voluto far sentire la sua solidarietà al capogruppo Pdl di Palazzo Madama. Arrivato in ritardo alla riunione, al suo ingresso in sala, Gasparri è stato applaudito calorosamente.
Ignazio La Russa, reggente del partito e fermo mediatore smorza: «È un dovere di tutti abbassare i toni. E credo che dalla direzione di An sia venuto un gran segnale di rispetto e un esempio di come queste materie debbano essere affrontate. Esprimo da parte di tutta An un sentimento di profonda sofferenza e l’invito ad una serena ma irrinunciabile riflessione su quanto la legge deve indicare».
L’affondo finiano a Gasparri, però, non ha lasciato indifferenti molti aennini, tanto che anche Alemanno si intrattiene a lungo con lui. D’altra parte le posizioni di Alemanno sul caso Englaro si discostano, e di parecchio, dal credo del presidente della Camera. Il succo di quanto i colonnelli sussurrano è: stavolta Fini ha calcato la mano, e non ha parlato da presidente della Camera. Nelle ultime settimane, lo stato maggiore di An si è sentito spesso mancare il terreno sotto i piedi, temendo di veder crollare i già precari equilibri da poco raggiunti per la costruzione del Pdl. Ma soprattutto, si è chiesto se Fini, a questo punto, abbia in mente un disegno politico diverso dal Pdl. Difficile, dare una risposta.“
Piombino
2 years ago
(Adnkronos) – In una lettera pubblicata domani su ‘Il Tempo’ e indirizzata al vicesegretario Pd, Dario Franceschini, Francesco Cossiga annuncia che non votera’ mai piu’ per il Partito democratico, dopo la vicenda di Eluana Englaro. ‘Caro Dario, ti scrivo per comunicarti, come a un giovane amico, che io non votero’ mai piu’ per il Partito democratico. Non lo faro’ – spiega il presidente emerito della Repubblica – perche’ dopo la pasticciata gestione politica e partitica di Walter Veltroni, l’ex-’non comunista’ del Partito comunista italiano, non so piu’ per che cosa mai io abbia votato, e non so per chi e per cosa mai voterei…’. ‘Indirizzo a te questa lettera, e non al segretario del tuo partito, l’onorevole Walter Veltroni sia perche’ non credo che a motivo della diversa cultura e sensibilita’, lui la comprenderebbe, sia perche’ ti stimo e perche’ mi sento a te legato da affetto e amicizia. Dopo aver sempre votato per la Democrazia cristiana – continua il senatore a vita – votai per il Partito Popolare, qualche volta per i Democratici di sinistra, quando ne era segretario l’amico Massimo D’Alema. Concorsi quindi con Mastella, Buttiglione, Scognamiglio, Sanza a fondare e a gestire un partito di transizione: l’Unione Democratica per la Repubblica. Ho votato per il Pd perche’ in esso erano candidati amici di diversa estrazione culturale e politica che stimavo, come ancora oggi stimo: D’Alema, Bressani, La Torre, comunisti, Carra, Paola Binetti, Marini, Rutelli, ex-democratico-cristiani o cattolici liberali’.
‘Non votero’ mai piu’ per il Partito democratico per le posizioni da esso assunte in relazione al caso Eluana, e che considero in contrasto con le mie convinzioni piu’ profonde di uomo in materia di vita, di uomo europeo, figlio quindi della civilta’ ellenistica, romana, giudea e cristiana. Non votero’ piu’ – insiste Cossiga – per lo scandalo che a me cristiano, avete dato la maggior parte di voi, cristiani e cattolici del Partito Democratico. Per chi votero’? Anzitutto non so se quando si svolgeranno altre elezioni, io saro’ ancora vivo: gli ottant’anni e i nove interventi chirurgici subiti, pesano! E poi – conclude – ci pensero’!’.