Il New York Times ha finalmente tuonato: IL RE E’ NUDO! Tutti in Italia lo sapevamo e lo sappiamo, tranne qualche comunista che ha predicato il malessere per decenni, vedendo pagliuzze negli occhi altrui, e ora, con la trave nella propria orbita, convertito a postumo difensore d’ufficio.

Una ricerca della University of Cambridge che ha mostrato che gli italiani sono i più infelici tra le 15 nazioni dell’Europa Occidentale esaminate, stabilisce un collegamento tra fiducia nella propria rappresentanza politica e livello di insoddisfazione di una nazione. I più felici sembrano i danesi (che hanno fiducia al 64 per cento nelle istituzioni), i più infelici sono gli italiani (solo il 36 per cento si fida).
Il NYT sentenzia: There is more fear than hope, [gli italiani hanno più paure che speranze] e continua:
Un Paese che tutto il mondo ama perché è vecchio ma ancora affascinante, [...] adorato all’estero e nonostante tutti i suoi innati punti di forza, l’Italia non sembra amarsi e gli italiani sono il popolo meno felice dell’Europa occidentale. [...] c’è un senso di malessere generale nel paese. Per la maggior parte, i problemi non sono nuovi e questo è il problema [...] l’Italia ne è preda da così tanti anni che nessuno sembra sapere come cambiare o se sia ancora possibile. Nel 1987 l’Italia aveva celebrato la sua parità economica con la Gran Bretagna adesso la Spagna, entrata nella Unione Europea solo un anno prima, è sul punto di fare il sorpasso mentre l’Italia è già caduta di nuovo dietro la Gran Bretagna. [...] mentre il mondo esterno continua a correre più rapidamente [...] quelli che erano i punti di forza dell’Italia, si stanno trasformando in debolezze, ci sono rimasti solo la pizza e la pasta, [...] non ci sono nuovi Rossellini, Fellini o Loren [...]. Il cinema italiano, la sua Tv, arte, letteratura e musica sono raramente considerate all’avanguardia [...].
Lo stesso ambasciatore americano, Ronald Spogli, sostiene:
Devono tagliare l’edera cresciuta intorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni che minaccia di ucciderlo, il malessere nasce dalle poche speranze di tagliare quell’edera e questo rende gli italiani tristi e arrabbiati [...] il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vivono ancora a casa, condannando la giovinezza ad un’estesa e improduttiva adolescenza, mentre molti delle menti più brillanti, come i poveri di un secolo fa, lasciano l’Italia. Gli imprenditori lamentano di essere soli: i politici offrono poco aiuto per rendere l’Italia competitiva e questo resta l’ostacolo principale. L’imprenditoria vuole meno burocrazia, più leggi sulla flessibilità del lavoro e maggiori investimenti nelle infrastrutture per favorire il movimento delle merci.
La chiusura del New York Times è:
L’Italia non cambia rischia di fare la fine della Repubblica di Venezia: bloccata dalla grandezza del passato, con gli anziani turisti a fare da incerta fonte di vita. Uno splendido cadavere calpestato da milioni di turisti.
Un’analisi impietosa, tremenda, quasi un referto d’autopsia, che per istinto di conservazione siamo portati a rifiutare, anche se in fondo al cuore affiora la malinconica consapevolezza della realtà. Una rabbia ci assale contro gli altri, responsabili del degrado e della discesa scalino dopo scalino, rampa dopo rampa, in un pozzo senza fine sul cui fondo si stratificheranno le nostre miserie. Ma la rabbia è anche, o forse soprattutto, contro di noi, corresponsabili, che abbiamo permesso e coadiuvato, che continuiamo anzi a collaborare. Non possiamo più permetterci il lusso del capro espiatorio, che col suo sacrificio purificava tutti.
Magari ci fossero colpevoli “altri”, da separare dagli innocenti, vittime del passato ma pieni di futuro. In noi italiani forse s’è offuscata la visione del futuro, l’oggi ci mostra solo il tramonto e pare non c’interessi l’alba.
Ma come cambiare, come esorcizzare la maledizione e fermare la valanga?


Pubblicato il 14 dicembre, 2007 alle 8:31 pm da Chirone