“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), a recent Italian movie, opens with the voice of a young woman defending her thesis.
“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), un recente film italiano, si apre con la voce di una giovane donna che difende la sua tesi. Inizia così un articolo che l’Economist dedica alla resistenza opposta al tentativo d’iniziare a rendere più efficiente la nostra Università. Il quotidiano inglese è uno di quelli che la sinistra considera come la corte di cassazione e i suoi articoli come sentenze inappellabili, da accettare senza discutere. Il quotidiano continua:
“La telecamera si sofferma sul viso rugoso uno dopo l’altro, fino a quando non diventa chiaro che l’intera commissione esaminatrice è composta da ottuagenari […].L’età del pensionamento per i docenti universitari italiani è di 72 anni. Mariastella Gelmini […] progetta di ridurlo, anche solo a 70. E questo è solo uno di una serie di riforme che sta cercando di fare di uno dei peggiori gestiti, peggiore rendimento e la maggior parte dei settori corrotti in Italia. […] La maggior parte degli italiani, invece segnala la potenza del baroni (baroni), ovvero docenti di ruolo col potere di vita e di morte sui fatti accademici. […] Nepotismo e favoritismo sono diffuse: solo questa settimana emerse notizie di un rettore universitario che, il giorno prima in pensione il 31 ottobre, ha firmato un decreto per rendere suo figlio docente. La ricerca da parte degli studenti presso l’Università Federico II di Napoli ha rilevato che il 15% degli insegnanti ha un parente tra il personale universitario. All’ Università di Palermo, molti dei 230 insegnanti sono segnalati per essere collegati di altri insegnanti.
La creazione di posti di lavoro per parenti e amici ha contribuito a gonfiare il numero di esponenti del mondo accademico italiano. Secondo la signora Gelmini, negli ultimi sette anni sono stati banditi 13.000 posti per professori associati, ma ne sono stati occupati 26.000. Clientelismo ha anche portato a una proliferazione di corsi e servizi. L’Italia ha 37 corsi, ma con un singolo studente; 327 facoltà ne hanno meno di 15. […] è di un modello uniforme di mediocrità. Non una istituzione italiana è nella top 100 del 2008 Times Higher Education che classifica il mondo universitario. I baroni esercitare una notevole influenza sui governi, in particolare del centro-sinistra, e lo hanno utilizzato per seppellire più tentativi di riforma.
La necessità di un cambiamento è ora urgente. Cinque università sono, in effetti, al fallimento. Il sistema nel suo complesso è manifestamente debole in economia. Solo il 17% degli italiani tra i 25 e 34 hanno un titolo di studio terziario, rispetto ad una media OCSE del 33%. Il motivo principale è una scioccante tasso di abbandono del 55%, il più alto nel mondo ricco. […] all’inizio di questo mese ha vinto un primo provvedimento per modificare il processo di selezione per i docenti universitari e ricercatori, al fine di evitare abusi; e per destinare più denaro per borse di studio e alloggio; e ad attenuare gli effetti di precedenti di riduzione dei costi della legislazione aumentando il numero di docenti e ricercatori che possono essere ingaggiati per ogni uno che va in pensione.
Tutto questo potrebbe sembrare una buona notizia per studenti e insegnanti. Eppure, gli studenti hanno organizzato proteste in tutto il paese. Questa settimana i principali federazioni sindacali previsto uno sciopero nazionale, anche se uno di essi tirato fuori all’ultimo minuto. L’opposizione sostiene che nessun buon risultato può venire da riforme ispirate da riduzione dei costi. Ma il governo replica che in Italia, a causa del tasso di natalità ultra-basso, si è creata ciò che la signora Gelmini definisce “un’opportunità storica” per aumentare la qualità della spesa. “I suoi piani meritano almeno ascolto”.
Ovviamente questa volta l’Economist, per i nostri “progressisti” abbarbicati allo statu quo, ha torto.
Così come hanno torto Barbara Palombelli in Rutelli che sul Riformista demolisce e ridicolizza “Le 10 proposte sul futuro dell’università Italiana” fattele pervenire dal segretario del Partito democratico Walter Veltroni, redatte dai suoi esperti:
“Se vogliamo offrire loro [agli studenti di oggi, ndr] l’equivalente di quanto ottenemmo noi trenta anni fa, dobbiamo davvero immaginare un futuro diverso da quello elencato nelle paginette che un gentile autista mi ha recapitato a casa dieci giorni fa. Per difendere sul serio – e da sinistra – il Sapere come Servizio Pubblico Essenziale, dobbiamo dimenticarci le classi di tre o quattro studenti, le baronie moltiplicate, le università arrampicate ovunque ci sia un politico che la pretende, i corsi che spaccano in mille una letteratura e in cento un decennio di storia… e chiudere per sempre i decentramenti impossibili.”
E torto ha anche Roberto Perotti, “dieci anni alla Columbia University di New York, dove ha ottenuto la cattedra a vita, oggi questo docente, diventato celebre nel giro di breve tempo per un saggio sugli scandali del malcostume accademico, insegna macroeconomia alla Bocconi di Milano. – Il suo libro «Università truccata», edito da Einaudi, è già un best seller” come viene presentato da la Nuova Sardegna e al quale ha avuto l’imprudenza di concedere la parola.
Ma tutto è inutile, i nostri baldi virgulti oggi sono a Roma insieme con i consiglieri fraudolenti, a manifestare per il loro futuro, lasciandoselo alle spalle.


Watson
3 years ago
E’ sempre la solita storia che va in scena da decenni.
“MESSINA – Un posto da ricercatore, un solo candidato in un concorso a un posto da ricercatore alla Facoltà di Economia. Si presenta un solo candidato. E chi è questo candidato?
È il figlio del professore ordinario di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Economia del medesimo ateneo fino a maggio del 2008. I candidati per la verità erano tre, ma gli altri due concorrenti dopo che avevano fatto domanda hanno preferito non presentarsi all’esame. Strano.”
In realtà la cosa più strana è che ci siano ancora tanti giovani imbecilli disposti a scendere in piazza per difendere i privilegi e le storture dei loro feudatari, che, sulla loro voglia di far comunque casino e di comparire in qualche foto, ci ingrassano.
flo
3 years ago
Non commento le proteste e i cortei, e neanche le ragioni reali e presunte; ma vorrei fare solo una riflessione sul male di vivere che colpisce noi tutti e i giovani in particolare: l’insoddisfazione ci accompagna sempre o quasi,anche nella scuola, che e’ sacrificio, ma e’ anche strumento di riscatto e di orgoglio.
Avrei piacere che si arrivasse alla consapevolezza che prima dell’università è importante ci si formi nella scuola superiore e nella famiglia.
Spero che la riforma o chi per lei ridia forza, dignita’ e orgoglio e ci faccia assaporare il gusto del privilegio
Mi spiego meglio:
non si gode di quello di cui non si conosce il valore e la rarità;
non si gode più del cibo perchè’ ne siamo pieni;
non si gode piu’ il Natale;
niente piu’ gioia nelle uscite perche’ e’ un continuo uscire.
Ogni cosa ha il suo valore nella sua eccezionalità.
La scuola stava diventando ovvia e comune e non eccezionale come dovrebbe essere e dico eccezionale e non eccellente!
Spero che chi fara’ la nuova scuola la faccia come una cosa preziosa e rara,da usare bene e con cura, perche’ lo spreco e’ la peggiore poverta’!
e quindi mi verrebbe da dire a chi è fuori dalle scuole e ai giovani studenti di correre a godere del privilegio che gli si dà e di non prenderlo come scontato, ma come eccezionale!
forse questo però’ lo dovrebbero capire per primi gli insegnati frustrati (giustamente)… anche loro dovrebbero essere messi nelle condizioni di sentirsi dei privilegiati in quanto artefici di uomini e donne!
Diamogli uno strmento valido, diamogli orgoglio e comunque faranno il loro lavoro, se lo faranno con orgoglio saranno i migliori insegnati e i migliori allievi!
Un abbraccio a chi si affaccia alla formazione universitaria e l’augurio che abbia la lucidità di comprendere la forza della sua formazione (e che, come non si spreca l’acqua, non si deve sprecare neanche l’accademia!!!) l’aver voglia di riscatto e sete si istruzione
don Perignon
3 years ago
Su “l’Avvenire” di sabato 15 novembre, a firma Paolo Ferrario, è apparsa l’intervista che accludo al sen Rossi del Partito Democratico
ROSSI: una riforma per premiare il merito
«Capisco la protesta dei ragazzi: sono preoccupati del loro futuro. Ma proprio per questa ragione, devono comprendere che le riforme servono, perchè oggi l’università italiana non costituisce affatto una garanzia per l’avvenire dei nostri giovani » .
Nicola Rossi, senatore del Partito democratico e docente di Economia politica all’università Tor Vergata di Roma, guarda con interesse e partecipazione all’Onda degli studenti che, anche ieri, ha percorso le vie della capitale per manifestare contro la riforma del ministro Gelmini. «È fatta soltanto di tagli » , denunciano i ragazzi.
È così, senatore?
Credo che la strada intrapresa sia molto sensata. Il Ministro l’ha detto chiaro: ci sono situazioni ingiustificabili. A partire proprio dall’eccessivo numero delle Università, dall’esplosione dei dottorati e dalla moltiplicazione dei corsi di laurea. Se i tagli si concentrano dove l’offerta formativa è ridondante e meno efficiente, non vedo il problema. Poi, però, è necessario trasferire e concentrare le risorse risparmiate sugli atenei migliori che, in un Paese di 60 milioni di abitanti, come l’Italia, non possono che essere al massimo 3- 4.
Durante la passata legislatura e anche recentemente, lei ha proposto di trasformare le università in fondazioni per « valorizzare il merito » : come raggiungere questo obiettivo?
Non esiste merito senza diversità e, la proposta delle fondazioni, nasce proprio per scardinare quell’uniformità dell’università italiana che ha portato alla mortificazione del merito. Come fondazioni, infatti, gli atenei avrebbero totale autonomia organizzativa, scientifica e didattica. E, finalmente, potrebbero pagare un po’ di più un giovane ricercatore brillante e un po’ di meno un professore ordinario che ha già dato ciò che doveva.
Chi protesta teme però che le fondazioni siano il primo passo verso la privatizzazione delle università: è un timore fondato?
Non direi. Il patrimonio iniziale delle fondazioni sarebbe, infatti, costituito dalla donazione degli immobili da parte dello Stato, delle Province o dei Comuni. In questo modo, sarebbe garantito il presidio pubblico degli atenei. Se poi, dovesse arrivare anche qualche finanziamento privato, non mi scandalizzerei di certo. Anzi.
Concretamente, come potrebbe essere avviato questo percorso verso la differenziazione?
Permettendo che qualcuno si muova da solo. In Spagna, per esempio, lo hanno fatto e oggi hanno 3- 4 atenei tra i migliori del mondo. Proprio quelli che servirebbero anche qui in Italia e che, invece, non abbiamo perchè il sistema è stato pensato per l’uniformità. Una condizione che, certamente, non promuove talento, merito e assunzione di responsabilità da parte delle singole università.
Dove, a suo giudizio, potrebbe collocarsi un ipotetico punto di incontro tra chi protesta e chi vuole andare avanti con le riforme?
Il punto di incontro può essere soltanto uno: far funzionare meglio le università italiane. Mettendo finalmente al centro lo studente, che deve diventare davvero “ il” soggetto all’interno dei nostri atenei.
Il senatore del Pd rilancia: trasformare le università in fondazioni » .
Occorre aver pazienza e far capire che le cose hanno necessità del cambiamento, delle riforme, migliorabili, ma da farsi!
Continuate anche voi a spiegare!!