Frigare sa conca in liscia a s’ainu

Pubblicato il 14 novembre, 2008 alle 2:57 pm da


“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), a recent Italian movie, opens with the voice of a young woman defending her thesis.

“TUTTA LA VITA DAVANTI” (“Your Whole Life Ahead”), un recente film italiano, si apre con la voce di una giovane donna che difende la sua tesi. Inizia così un articolo che l’Economist dedica alla resistenza opposta al tentativo d’iniziare a rendere più efficiente la nostra Università. Il quotidiano inglese è uno di quelli che la sinistra considera come la corte di cassazione e i suoi articoli come sentenze inappellabili, da accettare senza discutere. Il quotidiano continua:

“La telecamera si sofferma sul viso rugoso uno dopo l’altro, fino a quando non diventa chiaro che l’intera commissione esaminatrice è composta da ottuagenari […].L’età del pensionamento per i docenti universitari italiani è di 72 anni. Mariastella Gelmini […] progetta di ridurlo, anche solo a 70. E questo è solo uno di una serie di riforme che sta cercando di fare di uno dei peggiori gestiti, peggiore rendimento e la maggior parte dei settori corrotti in Italia. […] La maggior parte degli italiani, invece segnala la potenza del baroni (baroni), ovvero docenti di ruolo col potere di vita e di morte sui fatti accademici. […] Nepotismo e favoritismo sono diffuse: solo questa settimana emerse notizie di un rettore universitario che, il giorno prima in pensione il 31 ottobre, ha firmato un decreto per rendere suo figlio docente. La ricerca da parte degli studenti presso l’Università Federico II di Napoli ha rilevato che il 15% degli insegnanti ha un parente tra il personale universitario. All’ Università di Palermo, molti dei 230 insegnanti sono segnalati per essere collegati di altri insegnanti.
La creazione di posti di lavoro per parenti e amici ha contribuito a gonfiare il numero di esponenti del mondo accademico italiano. Secondo la signora Gelmini, negli ultimi sette anni sono stati banditi 13.000 posti per professori associati, ma ne sono stati occupati 26.000. Clientelismo ha anche portato a una proliferazione di corsi e servizi. L’Italia ha 37 corsi, ma con un singolo studente; 327 facoltà ne hanno meno di 15. […] è di un modello uniforme di mediocrità. Non una istituzione italiana è nella top 100 del 2008 Times Higher Education che classifica il mondo universitario. I baroni esercitare una notevole influenza sui governi, in particolare del centro-sinistra, e lo hanno utilizzato per seppellire più tentativi di riforma.
La necessità di un cambiamento è ora urgente. Cinque università sono, in effetti, al fallimento. Il sistema nel suo complesso è manifestamente debole in economia. Solo il 17% degli italiani tra i 25 e 34 hanno un titolo di studio terziario, rispetto ad una media OCSE del 33%. Il motivo principale è una scioccante tasso di abbandono del 55%, il più alto nel mondo ricco. […] all’inizio di questo mese ha vinto un primo provvedimento per modificare il processo di selezione per i docenti universitari e ricercatori, al fine di evitare abusi; e per destinare più denaro per borse di studio e alloggio; e ad attenuare gli effetti di precedenti di riduzione dei costi della legislazione aumentando il numero di docenti e ricercatori che possono essere ingaggiati per ogni uno che va in pensione.
Tutto questo potrebbe sembrare una buona notizia per studenti e insegnanti. Eppure, gli studenti hanno organizzato proteste in tutto il paese. Questa settimana i principali federazioni sindacali previsto uno sciopero nazionale, anche se uno di essi tirato fuori all’ultimo minuto. L’opposizione sostiene che nessun buon risultato può venire da riforme ispirate da riduzione dei costi. Ma il governo replica che in Italia, a causa del tasso di natalità ultra-basso, si è creata ciò che la signora Gelmini definisce “un’opportunità storica” per aumentare la qualità della spesa. “I suoi piani meritano almeno ascolto”.

Ovviamente questa volta l’Economist, per i nostri “progressisti” abbarbicati allo statu quo, ha torto.

Così come hanno torto Barbara Palombelli in Rutelli che sul Riformista demolisce e ridicolizza Le 10 proposte sul futuro dell’università Italiana” fattele pervenire dal segretario del Partito democratico Walter Veltroni, redatte dai suoi esperti:

“Se vogliamo offrire loro [agli studenti di oggi, ndr] l’equivalente di quanto ottenemmo noi trenta anni fa, dobbiamo davvero immaginare un futuro diverso da quello elencato nelle paginette che un gentile autista mi ha recapitato a casa dieci giorni fa. Per difendere sul serio – e da sinistra – il Sapere come Servizio Pubblico Essenziale, dobbiamo dimenticarci le classi di tre o quattro studenti, le baronie moltiplicate, le università arrampicate ovunque ci sia un politico che la pretende, i corsi che spaccano in mille una letteratura e in cento un decennio di storia… e chiudere per sempre i decentramenti impossibili.”

E torto ha anche Roberto Perotti, “dieci anni alla Columbia University di New York, dove ha ottenuto la cattedra a vita, oggi questo docente, diventato celebre nel giro di breve tempo per un saggio sugli scandali del malcostume accademico, insegna macroeconomia alla Bocconi di Milano. – Il suo libro «Università truccata», edito da Einaudi, è già un best seller” come viene presentato da la Nuova Sardegna e al quale ha avuto l’imprudenza di concedere la parola.

Ma tutto è inutile, i nostri baldi virgulti oggi sono a Roma insieme con i consiglieri fraudolenti, a manifestare per il loro futuro, lasciandoselo alle spalle.

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare