I Numeri Due

Pubblicato il 26 marzo, 2009 alle 8:10 pm da


I Numeri Due

La numerologia delle tessere in Forza Italia è importante almeno come dentro la SPECTRE contro cui combatte James Bond, per cui, non potendosi mettere in discussione quella del Numero Uno che maneggia le leve della vita e della morte né riuscendo a scalzare il gatto d’Angora che collabora ad allisciare i polpastrelli del capo, si sgomita per aggiudicarsi almeno la tessera Numero Due, contesa da Dell’Utri, Martino ed Urbani.

Quest’ultimo, un po’ appannato ed in affanno, è stato intervistato da Fabrizio Forquet per il Sole 24ore e ha raccontato vita, morte e, si spera, miracoli di Forza Italia. Ne riporto ampi stralci:

*** Da domani il Pdl archivia definitivamente Forza Italia.
La considero un’evoluzione della specie. Ci sarà un’ulteriore, utile, semplificazione del sistema. Il compito non è facile, i rischi sono tanti, ma è utile provarci. Certo, il nuovo soggetto non ha nulla a che fare con il progetto originario di Forza Italia. Ed è evidente che il Pdl non sarà questo. È figlio di altri tempi. Di un’altra storia.
Lo dico da politologo. Forza Italia è stato un grande successo storico: ha colmato un vuoto che si era aperto dopo Tangentopoli, evitando il rischio di una democrazia senza demos;
e ha liberalizzato forze, come An, la Lega e gli stessi eredi del Pci, che all’epoca erano ai limiti del sistema. Ma già Forza Italia non è stato il partito liberale che avevamo immaginato. Tanto meno potrà esserlo il Pdl, che nasce in una situazione diversa dal ’93.
Come ricorda, lei, la nascita di Forza Italia?
Il copyright è di Berlusconi. Io segnalai i pericoli che derivavano dal vuoto che si era creato dopo Tangentopoli, la necessità di fare qualcosa per evitare il rischio di una democrazia senza demos. Ma senza di lui il nuovo soggetto non sarebbe mai nato. Sentimmo Giuliano Amato, Mino Martinazzoli, Mario Segni. Alla fine prendemmo atto che solo lui poteva fare quello che poi è stato fatto. Era la tarda primavera del ’93. Da politologo andavo facendo alcuni calcoli e mi resi conto che, con il maggioritario, la sinistra avrebbe preso il 65% dei seggi con solo il 30% dei voti. Mi sembrava un rischio enorme: una minoranza avrebbe governato sulla maggioranza. Ne parlai, tra gli altri, con Gianni Agnelli. Lui ne restò colpito e ne parlò a Berlusconi. […] E io mi presentai da lui con un volumetto di cento pagine e, soprattutto, con una tabella che faceva cogliere il pericolo che avevamo davanti. Non c’era un minuto da perdere. Berlusconi si convinse subito. Eravamo a giugno: serviva un’azione immediata.
Dopo di allora lei sarà ripetutamente ministro. Ma a un certo punto qualcosa si rompe.
Per un intellettuale le esperienze di questo tipo devono avere un inizio e una fine. È giusto che sia così. Nel 2005, poi, Berlusconi si fece imporre la crisi di governo da Marco Follini. Io gli dissi che non avremmo dovuto subire ricatti. E sulla «Stampa» scrissi che se si fosse fatta la crisi io non ci sarei più stato. Andò così. In più si usciva da una stagione di fallimenti sulle riforme costituzionali, era ormai chiaro che non c’era più spazio per riforme condivise, e io ne sentivo il peso.
Chi sarà il successore di Berlusconi?
Berlusconi non avrà successore. È una figura che non esiste in natura. ***

Al contrario di quello che succede nei quiz televisivi, in questa intervista, è l’ultima risposta quella che conta…

Condividi

Ulteriori articoli che ti potrebbero interessare