La numerologia delle tessere in Forza Italia è importante almeno come dentro la SPECTRE contro cui combatte James Bond, per cui, non potendosi mettere in discussione quella del Numero Uno che maneggia le leve della vita e della morte né riuscendo a scalzare il gatto d’Angora che collabora ad allisciare i polpastrelli del capo, si sgomita per aggiudicarsi almeno la tessera Numero Due, contesa da Dell’Utri, Martino ed Urbani.
Quest’ultimo, un po’ appannato ed in affanno, è stato intervistato da Fabrizio Forquet per il Sole 24ore e ha raccontato vita, morte e, si spera, miracoli di Forza Italia. Ne riporto ampi stralci:
*** Da domani il Pdl archivia definitivamente Forza Italia.
La considero un’evoluzione della specie. Ci sarà un’ulteriore, utile, semplificazione del sistema. Il compito non è facile, i rischi sono tanti, ma è utile provarci. Certo, il nuovo soggetto non ha nulla a che fare con il progetto originario di Forza Italia. Ed è evidente che il Pdl non sarà questo. È figlio di altri tempi. Di un’altra storia.
Lo dico da politologo. Forza Italia è stato un grande successo storico: ha colmato un vuoto che si era aperto dopo Tangentopoli, evitando il rischio di una democrazia senza demos;
e ha liberalizzato forze, come An, la Lega e gli stessi eredi del Pci, che all’epoca erano ai limiti del sistema. Ma già Forza Italia non è stato il partito liberale che avevamo immaginato. Tanto meno potrà esserlo il Pdl, che nasce in una situazione diversa dal ’93.
Come ricorda, lei, la nascita di Forza Italia?
Il copyright è di Berlusconi. Io segnalai i pericoli che derivavano dal vuoto che si era creato dopo Tangentopoli, la necessità di fare qualcosa per evitare il rischio di una democrazia senza demos. Ma senza di lui il nuovo soggetto non sarebbe mai nato. Sentimmo Giuliano Amato, Mino Martinazzoli, Mario Segni. Alla fine prendemmo atto che solo lui poteva fare quello che poi è stato fatto. Era la tarda primavera del ’93. Da politologo andavo facendo alcuni calcoli e mi resi conto che, con il maggioritario, la sinistra avrebbe preso il 65% dei seggi con solo il 30% dei voti. Mi sembrava un rischio enorme: una minoranza avrebbe governato sulla maggioranza. Ne parlai, tra gli altri, con Gianni Agnelli. Lui ne restò colpito e ne parlò a Berlusconi. […] E io mi presentai da lui con un volumetto di cento pagine e, soprattutto, con una tabella che faceva cogliere il pericolo che avevamo davanti. Non c’era un minuto da perdere. Berlusconi si convinse subito. Eravamo a giugno: serviva un’azione immediata.
Dopo di allora lei sarà ripetutamente ministro. Ma a un certo punto qualcosa si rompe.
Per un intellettuale le esperienze di questo tipo devono avere un inizio e una fine. È giusto che sia così. Nel 2005, poi, Berlusconi si fece imporre la crisi di governo da Marco Follini. Io gli dissi che non avremmo dovuto subire ricatti. E sulla «Stampa» scrissi che se si fosse fatta la crisi io non ci sarei più stato. Andò così. In più si usciva da una stagione di fallimenti sulle riforme costituzionali, era ormai chiaro che non c’era più spazio per riforme condivise, e io ne sentivo il peso.
Chi sarà il successore di Berlusconi?
Berlusconi non avrà successore. È una figura che non esiste in natura. ***
Al contrario di quello che succede nei quiz televisivi, in questa intervista, è l’ultima risposta quella che conta…


M.Gio.
2 years ago
Anche gli avversari (come Violante oggi sul Corriere della Sera) esprimono il punto di vista su quanto Berlusconi ha fatto, con pregi e difetti, intuizioni geniali ed ingenuità cretine, ma sempre in modo innovativo.
Santippe
2 years ago
“Fini rimarrà nel nuovo PdL finché il nuovo partito esisterà ma non credo esisterà a lungo. Fini si è reso conto che il nuovo partito rischia di essere il partito di un uomo solo, di non essere cioe’ un partito democratico… “.
Questa è la parte comprensibile, scritta in italiano corrente, del rispettabile giudizio di Rocco Buttiglione, ospite di Sky Tg24, che rinnova i suoi dubbi sul futuro della nuova formazione politica e spiega così le ultime asprezze fra il fondatore di An e il capo del governo.
Non si può sottovalutare il giudizio di Buttiglione, che in Italia è il massimo esperto di sfascio di partiti, avendo contribuito alla demolizione di almeno un paio: il PPI (Partito Popolare Italiano), di cui era segretario dal ’94 al ’95 quando fondò il CDU (Cristiani Democratici Uniti) per poi scioglierlo e confluire nell’UDC (Unione Democratici Cristiani).
L’unica cosa che egli non vuole assolutamente che si sciolga è il… gelato.
Terenzio
2 years ago
Anche Stefano Folli commenta sul Sole 24ore la nascita del PdL, ponendosi molti dubbi:
“Berlusconi fonda il potere sulle proprie capacità personali, nonché sulla propria influenza su uomini e situazioni. Più che a una forza organizzata, egli si affida al carisma. Un fattore che ha creato intorno a lui amori appassionati e odii perenni, dividendo il Paese come mai dall’avvento della Repubblica.
Oggi questo personaggio anomalo e cruciale per i destini collettivi tiene a battesimo il Popolo della Libertà: è il suo partito, il più che prevedibile approdo del cammino cominciato nel ’94 e reiterato di recente sul famoso predellino di Milano. […] Nessuno crede che da lunedì cambierà qualcosa.
Le fortune del centro-destra continueranno a essere affidate al carisma e alla leadership di Berlusconi, esattamente come è accaduto fino a oggi.
Se il presidente del Consiglio avrà successo, mantenendo il suo smalto quindicennale agli occhi dell’opinione pubblica, il Pdl avrà vita prospera. In caso contrario, è tutto da dimostrare che il nuovo partito riesca a sopravvivere al declino del suo leader e fondatore. L’impronta di Berlusconi sulla sua creatura è totale, le regole interne pressoché inesistenti, le prospettive tutte legate alle fortune del presidente del Consiglio. Chi vota Berlusconi in fondo non ha bisogno di un partito.[…] Quello che ci si attende da Berlusconi è un passo avanti, un’indicazione sul futuro del Paese. Una visione non generica e non solo egocentrica. […] Il partito gli serve come tribuna per considerarsi sempre in campagna elettorale, a caccia di consensi: l’attività che forse gli è più congeniale. […] Perché Berlusconi dovrebbe rinunciare alla dimensione carismatica, l’unica in cui si sente a suo agio?”
Sator
2 years ago
Condivido il parere di Santippe sul filosofo Rocco BUTTIGLIONE, che oltre che seppellire partiti, non ne azzecca una.
Dopo la grande manifestazione di AN e FI del 2 dicembre 2006 a piazza San Giovanni, sentenziò:
“La Cdl è finita, è morto il re, aiuteremo Berlusconi a uscire di scena”.