Al «Credit and Liquidity day» organizzato dal ministero del Tesoro la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo aver ricordato quanto lo Stato fa per aiutare le Banche ad uscire dal disastro finanziario da loro stesse creato (“Tremonti bond” per l’aumento della loro patrimonializzazione e rifinanziamento di 1,6 miliardi del fondo di garanzia per le PMI), ha dichiarato: «Ora non ci sono più alibi per le banche».
Si riferiva ovviamente a tutte le obiezioni accampate dai banchieri per negare il credito alle aziende e ai privati, con l’alibi appunto della scarsa liquidità ma con la occulta paura del rischio che annulla la stessa ragion d’essere d’una banca.
D’altra parte, con la remunerazione irrisoria che viene riconosciuta ai risparmi dei depositanti –che ormai pagano per il…servizio- o alle anticipazioni dalle banche centrali o dall’interbancario, gli “gnomi” preferiscono tenersi stretti i quattrini e aspettare tempi migliori, quando sarà piacevole uscire dai bunker.
«Si può fare una guerra forte alla riduzione del credito, dove ci dovesse essere un rifiuto non motivato, ci sarà la capacità e la volontà di intervenire».» ha insistito Marcegaglia, alla quale è andato in soccorso Tremonti che sta schierando le Prefetture e gli osservatori provinciali per vigilare sull’erogazione del credito e anche sui tassi di interesse praticati.
Ma in soccorso delle Banche (come dei vincitori) arrivano i giudici che, inarrivabili cultori del diritto e del rovescio, riescono con le loro decisioni a dissipare la scarsa fiducia di cui godono presso i cittadini. Ormai infatti se un debito dev’essere rimborsato o può aspettare, dipende dalla condizione soggettiva dei due contendenti, almeno quando uno è una banca.
Così la racconta Gianluigi Paragone su Libero:
“Nel febbraio del 2008, il giudice di primo grado condannò Unicredit a pagare oltre 223 milioni di euro alla Cirio Finanziaria, evidentemente per il togato la banca non era immune da responsabilità rispetto al crac. Fin qui nulla di strano. […] Qualche giorno fa presso la Corte d’Appello di Roma, dove si discuteva del ricorso avanzato dai legali di Unicredit, un altro giudice sospendeva il pagamento di quella cifra […] congelava la sentenza di primo grado. Perché? 1) Unicredit deve una «somma rilevantissima» , 2) che questa somma non darebbe alcun beneficio alla Cirio Finanziaria nel medio termine, perché la società […] è tuttora in regime di amministrazione controllata.”
La società, infatti, in quanto sottoposta ad una procedura concorsuale, non avrebbe di fatto potuto utilizzare tali somme, creando nel contempo qualche difficoltà al debitore.
Naturalmente il ragionamento, nonostante il coro di critiche, non vale al contrario: provate a non pagare alla banca la rata del mutuo, con la scusa che, trattandosi di piccola cifra, l’incasso sarebbe ininfluente per lei e molto difficoltoso per voi.
Provate, ma non garantisco il risultato.


Pubblicato il 25 marzo, 2009 alle 6:14 pm da Terenzio