Il passato cruento di un’illusione

Pubblicato il 7 aprile, 2008 alle 9:42 am da


moro.jpg16 marzo 1978, ore 9,02 Aldo Moro sta andando alla Camera, dove Andreotti presenta il suo nuovo Governo, il primo con l’appoggio del Pci, nato proprio dal paziente e faticoso lavoro di Moro. Una Fiat 132 con a bordo il presidente della Dc e il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, guidata dall’appuntato Domenico Ricci, percorre via Mario Fani, seguita dall’Alfetta con i tre agenti della scorta, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. Le due vetture sono partite, come quasi ogni mattina, dall’abitazione di Moro, in via del Forte Trionfale, e hanno raggiunto via Fani. In via Fani, davanti al bar Olivetti, una Fiat 128 con targa diplomatica frena bruscamente e viene tamponata dal piccolo corteo di auto di Moro, che restano bloccate. In tre minuti, un “commando” di brigatisti formato, almeno ‘ufficialmente’, da nove persone sparano in tutto 91 colpi, 49 dei quali ad opera di un unico killer, che usava un’arma mai ritrovata. Il commando era formato da Valerio Morucci, Franco Bonisoli, Prospero Gallinari e Raffaele Fiore (il cosiddetto ‘gruppo di fuoco’), Mario Moretti e Bruno Seghetti (alla guida di due auto), Barbara Balzerani, Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri (nel ruolo di ‘cancelletti’), più Rita Algranati che, più distante, doveva segnalare agitando un mazzo di fiori l’arrivo del corteo di auto con Moro a bordo.

“Questa mattina abbiamo sequestrato il presidente della Dc ed eliminato la sua guardia del corpo, ‘teste di cuoio’ di Cossiga. Brigate Rosse”.

Questo il breve comunicato di rivendicazione telefonico pervenuto all’agenzia ANSA.

Il calvario di Moro terminerà il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni dal sequestro, col suo assassinio ed il ritrovamento del cadavere in via Castani, nel portabagagli di una Renault 4 rossa.

Su quella vicenda accaduta trent’anni fa [un attimo, in termini storici, anche se sembra passato un secolo e giace archiviata insieme allo sbarco dei Mille, a Caporetto, all’8 settembre, a piazzale Loreto] ancora piangono le vedove e i figli. E tutti dovremmo ricordare, o perché direttamente coinvolti (leggi l’intervista di Cossiga al TEMPO) o perché comunque influì sul corso della storia italiana. Undici anni dopo si liquefaceva l’URSS e i satelliti europei. In Occidente residuavano solo le illusioni.

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