Mamma mia, che pericolo abbiamo corso! Un altro po’ e rischiavamo di non avere Arturo Parisi candidato. Calearo, l’ex presidente di Federmeccanica considerato un falco tra gli industriali, candidato da Veltroni non si sa se per vocazione ecumenica o per confusione mentale, non ancora addottorato in ipocrisia, a “Ballarò” ha sparato a voce alta una bomba a due tempi, centrando il bersaglio ma facendo seguire, nella stessa frase, una cazzata:
• San Clemente Mastella ha fatto bene al Paesé perché ha fermato il governo • adesso c’é un partito come il Pd che ha un programma moderno.
L’applauso alla caduta del governo Prodi non è piaciuto al premier uscente, già risentito per come lo hanno fatto scomparire dalla scena, imbavagliato e rinchiuso in qualche sgabuzzino come un impresentabile parente povero, né a molti ministri. Il più suscettibile s’è mostrato lui, Parisi, che di Prodi è lo spirito guida (non è difficile, si fa ammaestrare docilmente) e ha minacciato di ritirare la propria candidatura in Sardegna: “Non posso crederci”.
Ha dovuto crederci e solo dopo che Calearo s’è rimangiato l’unica cosa vera che aveva detto, Artullo, come affettuosamente per cionfra lo chiama Cossiga, ha benevolmente accondisceso a mettersi in lista: “Non posso che prenderne atto: delle precisazione e delle scuse”.
In effetti nel Pd, dove ancora il galateo proletario detta legge, l’imbarazzo per l’improvvida esternazione confindustriale era palpabile. Prodi, sempre chiuso nello sgabuzzino comincia a rumoreggiare e i nuovi ricchi, nel salotto buono, muovono le sedie per coprire il frastuono. In attesa delle poltrone….


Pupo
4 years ago
State a vedere che, malgrado la bufala dei militari che aveva promesso ad Ozieri, dalle nostre parti il Negus Parisi prenderà lo stesso un sacco di voti, perché a sinistra hanno dei paraocchi più grandi delle orecchie di Jumbo, l’elefantino volante!
Santippe
4 years ago
C’è un articolo su LA STAMPA di oggi che conferma quello che ha scritto Terenzio:
===Sono le nove della sera, al Palazzetto dello sport [... di] Reggio Emilia [...e] in quattro e quattr’otto quelli di Veltroni tirano su il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra ali di pensionati festanti.
Ma Prodi? Dov’è Prodi? Il pullman di Walter è arrivato a Reggio Emilia, la città del Professore, ma lui non c’è. Non c’è a Reggio e non ci sarà stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano Prodi non c’è mai stato nella campagna elettorale di Walter Veltroni. Il leader del Pd, nei 27 comizi tenuti finora in altrettante città, lo ha citato il minimo indispensabile [...] e ogni volta [...] Veltroni ripete con la continuità dello slogan: gli ultimi 15 anni di politica e di governi, «di centrodestra ma anche di centrosinistra» sono tutti da archiviare. Lui, Prodi, tace. Da quando è iniziata la campagna elettorale non ha mai messo naso fuori Palazzo Chigi, rintanato in un bunker di riserbo impenetrabile. Anche se due sere fa, quando ha sentito le parole di Massimo Calearo («Santo Mastella che ha fatto cadere il governo»), il Professore in privato si è espresso con una certa crudezza: «Ma è roba da matti! Ragazzi, questo signore è un capolista del Partito democratico! Bisogna avere pazienza e io ne ho tanta. Questi non aspettano altro che io dica qualcosa per potermi accusare di aver fatto perdere le elezioni…». [...]
Da quando è caduto, il Professore si è dato un aplomb e non intende sgualcirlo a nessun costo: «Non risponderò a nessuna delle provocazioni, non farò uscite pubbliche, resterò in silenzio». Una scelta costosissima. Orgoglioso come è, a Prodi prudono le mani, tutte le volte che (ogni giorno) Silvio Berlusconi lo attacca personalmente e acidamente. Prodi sa benissimo che se lui replicasse a Berlusconi, la campagna elettorale cambierebbe di segno, in un batter d’occhio tornerebbe il duello Professore-Cavaliere. «E io – dice Prodi – questo regalo a Berlusconi non lo faccio, [...]
Persino sulla scelta più controversa, quel corriamo da soli che è una smentita all’Unione prodiana, [...] l’atteggiamento del Pd sulla sortita del dottor Calearo non è piaciuta a Prodi. [...] Ma nei tre comizi di ieri (mattina a Massa, pomeriggio a Parma, sera a Reggio Emilia), Veltroni non ha mai pronunciato quel nome, non ha speso una sola parola per censurare uno dei capolista del suo partito, promotore di una sorta di beatificazione politica di Clemente Mastella. E Prodi c’è rimasto male: «Mi sarei aspettato una reazione da parte del partito alle accuse fatte da un capolista-simbolo al governo e a me che sono pur sempre il presidente dello partito…». E poi scherzando: «Per fortuna che il ministro della Difesa ancora una volta ha difeso l’operato del governo, attaccando…».===
CHI S’ACCONTENTA GODE