“Per quanto mi riguarda sarà un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto”.
Così parlò Berlusconi, che probabilmente solo per volontà di sintesi ha omesso d’indicare qualche altro problemuccio che assilla gli italiani in attesa di miracoli.
Ma già le due priorità indicate sono sufficienti per far venire l’insonnia, con la sensazione diffusa a livello popolare che la Giustizia e la Fortuna si siano scambiate i ruoli, diventando l’una più cieca dell’altra, con tutte le conseguenze. E considerato il potere che le leggi concedono a chi la giustizia deve amministrare, è un’anomalia che non può né deve durare.
Passi che la stampa fiancheggiatrice presenti le “vicende giudiziarie” personalizzandole a seconda dei coinvolti, con esempi da manuale offerti da Repubblica che fa intendere ai suoi lettori che il Di Pietrino Cristiano sia stato vittima di un tentativo di ricatto “sine materia ” (1) non citando minimamente gli ipotizzati motivi di ricatto, scongiurati fortunosamente o per ispirazione soprannaturale da filiali cadute di comunicazione e paterni trasferimenti tempestivi. Elementari le congetture e le conclusioni tratte dai cronisti più attenti (2) e dai lettori ormai smaliziati:
“[…] scattano i primi campanelli di allarme: a fine luglio del 2007 quando nessuno sapeva niente dell’inchiesta su Romeo avvengono due episodi che la Dia definisce inquietanti: Di Pietro junior si rifiuta di rispondere al telefono alle chiamate di Mautone e lo stesso viene trasferito a Roma per ordine di Di Pietro padre. Perché? Chi soffia a chi? E cosa? Osserva la divisione investigativa antimafia che “l’improvviso silenzio di Cristiano di Pietro è un episodio inquietante”. Addirittura lui tronca a metà una conversazione in data 27 luglio 2007 e da allora si rifiuta di rispondere al telefonino quando chiama Mautone. Di Pietro padre, citato nel medesimo rapporto della Dia, “chiede di parlare di persona con il senatore Idv Nello Formisano”, e poi “fa una riunione politica dove chiede ai suoi collaboratori di tenere fuori il figlio perché troppo esposto”.
Fuori tempo e debole la difesa paterna, demolita di brutto dalla stampa (3) e dagli avversari, in carica, come Gasparri, o a forzato riposo, come Mastella. Immancabili, considerati i trascorsi e la forma mentis del personaggio sotto osservazione, le minacce di querela, tornando in Tribunale, il luogo di scontro preferito dal molisano, col pubblico amico.
E qui torniamo alle riforme promesse dal Berlusca, per ricondurre alla fiducia ed al rispetto -da conquistare sul campo- l’operato di una magistratura che riesca ad “azzeccarci” come tutti speriamo.
Altrimenti tanto vale affidarsi al Totip, dove almeno qualche volta si vince.
(1) Fiorenza Sarzanini su “il Corriere della Sera”
(2) Dimitri Buffa su “l’Occidentale”
(3) Filippo Facci su “il Giornale”


Watson
1 year ago
Un antico detto inglese afferma: “In pedde anzena, corrias largas” e sia Di Pietro, glottologo internazionale, nella difesa del figlio: «Mio figlio? Non ha commesso reati» solo qualche piccola raccomandazione, cose tra amici, «ha anche detto in un paio di telefonate che a Bologna ci sono dei bravissimi professionisti che conosce e se c’è bisogno, si possono dare dei lavori a loro. Se questo venisse considerato un fatto penalmente rilevante dovremmo mettere il recinto intorno a tutto il Paese».
Ovviamente la pensava allo stesso modo quando era lui a condurre le inchieste, con tutte le garanzie del caso e senza intimidazioni… dopo aver sbattuto in galera l’inquisito e gettato la chiave.
Anche i neo-democratici, a cominciare da Violante, ora si scoprono tutti garantisti (ma senza compromettersi troppo, solo dopo che il GIP ha avuto un ripensamento…) per i loro compagnucci. Finchè si trattave di Berlusconi, Mastella, Craxi, Forlani, etc. etc. dominava il CHI SE NE FREGA o peggio.
Gianna Nannini qualche anno fa urlava: “Ha ragione! In prigione!”
Il ritornello non è mai passato di moda.
Avv. Entore
1 year ago
Anche l’ex braccio destro di Di Pietro, Elio Veltri, diventato acerrimo avversario, evidenzia:
«Intanto il contesto di questa vicenda è quello tipicamente italiano, dove i genitori che fanno politica in genere sistemano tutta la famiglia. E nel, caso Di Pietro, stanno tutti lì. Il nostro è un Paese in cui le parole non servono più a nulla, contano solo i comportamenti. E l´omologazione di Di Pietro agli altri è totale. Inoltre mi pare di aver capito che questo Mautone prima era un amico di famiglia e poi, da un giorno all´altro, è diventato uno a cui non si doveva neppure rispondere al telefono. E tutto questo un anno prima che si sapesse dell´inchiesta, curioso no?».
Sator
1 year ago
Anche Francesco Cossiga nella sua intervista al Giornale non scherza nel “pesare” il mo(ra)lisano:
«Piuttosto, ha dimostrato una gran faccia di c… a intervenire in questa materia….. Però non è neppure tanto furbo come si crede, oltre a non saper parlare italiano e a non capire un’acca né di codice penale né di procedura penale. Tanto è vero che il Pool di Mani Pulite lo ha usato e poi buttato a mare….Tonino deve ancora spiegare agli italiani perché si sia dimesso dalla magistratura: io e lui lo sappiamo bene, e anche il Gip di Milano, Ghitti… Così come ancora deve spiegare come andò quella questione dei cento milioni presi in prestito e restituiti in una scatola, come se fosse la cosa più normale di questo mondo».
Non tirerà in ballo pure la notissima vicenda della Mercedes?
«Già, ma la restituì poi, o no? In una scatola? Un modellino?».