Ipse dixit

Pubblicato il 27 dicembre, 2008 alle 12:35 pm da Chirone


“Per quanto mi riguarda sarà un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto”.

Così parlò Berlusconi, che probabilmente solo per volontà di sintesi ha omesso d’indicare qualche altro problemuccio che assilla gli italiani in attesa di miracoli.

Ma già le due priorità indicate sono sufficienti per far venire l’insonnia, con la sensazione diffusa a livello popolare che la Giustizia e la Fortuna si siano scambiate i ruoli, diventando l’una più cieca dell’altra, con tutte le conseguenze. E considerato il potere che le leggi concedono a chi la giustizia deve amministrare, è un’anomalia che non può né deve durare.

Passi che la stampa fiancheggiatrice presenti le “vicende giudiziarie” personalizzandole a seconda dei coinvolti, con esempi da manuale offerti da Repubblica che fa intendere ai suoi lettori che il Di Pietrino Cristiano sia stato vittima di un tentativo di ricatto “sine materia ” (1) non citando minimamente gli ipotizzati motivi di ricatto, scongiurati fortunosamente o per ispirazione soprannaturale da filiali cadute di comunicazione e paterni trasferimenti tempestivi. Elementari le congetture e le conclusioni tratte dai cronisti più attenti (2) e dai lettori ormai smaliziati:

“[…] scattano i primi campanelli di allarme: a fine luglio del 2007 quando nessuno sapeva niente dell’inchiesta su Romeo avvengono due episodi che la Dia definisce inquietanti: Di Pietro junior si rifiuta di rispondere al telefono alle chiamate di Mautone e lo stesso viene trasferito a Roma per ordine di Di Pietro padre. Perché? Chi soffia a chi? E cosa? Osserva la divisione investigativa antimafia che “l’improvviso silenzio di Cristiano di Pietro è un episodio inquietante”. Addirittura lui tronca a metà una conversazione in data 27 luglio 2007 e da allora si rifiuta di rispondere al telefonino quando chiama Mautone. Di Pietro padre, citato nel medesimo rapporto della Dia, “chiede di parlare di persona con il senatore Idv Nello Formisano”, e poi “fa una riunione politica dove chiede ai suoi collaboratori di tenere fuori il figlio perché troppo esposto”.

Fuori tempo e debole la difesa paterna, demolita di brutto dalla stampa (3) e dagli avversari, in carica, come Gasparri, o a forzato riposo, come Mastella. Immancabili, considerati i trascorsi e la forma mentis del personaggio sotto osservazione, le minacce di querela, tornando in Tribunale, il luogo di scontro preferito dal molisano, col pubblico amico.

E qui torniamo alle riforme promesse dal Berlusca, per ricondurre alla fiducia ed al rispetto -da conquistare sul campo- l’operato di una magistratura che riesca ad “azzeccarci” come tutti speriamo.

Altrimenti tanto vale affidarsi al Totip, dove almeno qualche volta si vince.

(1) Fiorenza Sarzanini su “il Corriere della Sera”

(2) Dimitri Buffa su “l’Occidentale”

(3) Filippo Facci su “il Giornale”

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