Raggiunta l’età sinodale di sei anni nessun bambino ormai giura più sull’esistenza di Babbo Natale, neanche di fronte alle prove evidenti e tangibili lasciate dal suo passaggio nella Santa Notte.
Crescendo cade poi l’intero firmamento delle illusioni e ci si sveglia nella giungla della vita reale, dove la prova più difficile da superare consiste nel distinguere il falso dal vero, l’apparenza, spesso creata a bell’apposta per camuffare, dalla sostanza, bisognosa di lifting per essere minimamente presentabile.
Per fortuna tutti conoscono il giochino e si regolano di conseguenza, facendo la tara alle “verità assolute” che vengono esibite dagli imbonitori di turno. Eppure un residuo fondo d’ottimismo o ingenuità ci porta tutti a credere che, tra il lordo e il netto, la differenza, la tara appunto, non debba essere eccessiva.
Su questa ipocrisia, in un estenuante ed eterno gioco delle parti, si regge la sconfinata ragnatela del contratto sociale: i politici fingono di raccontarci la verità e noi fingiamo di crederci; i banchieri fingono di fare i nostri interessi e noi per finta ci fidiamo; i giornali ci rifilano le notizie che vogliono e noi fingiamo di prenderle per oro colato e così via, sino all’intimità del focolare domestico dove nessuno si fida a mettere il dito.
Con un sistema siffatto è inevitabile che nascano controversie e di conseguenza si ricorre alla saggezza della Giustizia. Qui nascono i problemi, perchè i giudici, i soli abilitati a pesare sulla bilancia della legge, non sono neanche loro infallibili –anche se non pagano pena- e lo stanno dimostrando in maniera plateale in questi giorni.
Non è una novità e persino Pinocchio ne aveva fatto esperienza sul suo legno, ma “il sistema” (quasi tutto e quasi compatto) sempre s’era sforzato, nel supremo interesse della sua sopravvivenza, di coprire le magagne e circonfondere la magistratura di un’aura d’insospettabilità tale che la scoperta d’una pecora nera non faceva altro che confermare la perfetta salute dell’intero gregge. Era obbligatorio crederci o fingere di crederci e persino molti magistrati se n’erano autoconvinti. Finchè i bubboni, giunti a maturazione, sono esplosi, con grande clamore:
«Fino a Tangentopoli, e fino a qualche anno fa, il problema era dell’indipendenza della magistratura dal potere politico, adesso è dell’indipendenza del magistrato rispetto alla magistratura. [Il singolo magistrato che] non si vuole allineare, non si vuole schierare, vuole essere libero, finisce per pagare i suoi errori. E li paga cari.»
Lo dichiara in un’intervista al Corriere della Sera Clementina Forleo, ex-GIP di Milano trasferita dal CSM a Cremona per incompatibilità ambientale, dopo la sua inchiesta sulla vicenda UNIPOL-Antoveneta-BNL quando aveva chiesto alla Camera dei deputati l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche in cui comparivano conversazioni di Fassino e D’Alema con Consorte, inquisito.
«Si sono toccati i fili che fanno morire. Perché fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno. Oggi si è rotto l’idillio tra certa magistratura e certa politica e ciò ha causato autentici scempi, quale il silenzio dell’Anm di fronte alla vicenda di Luigi de Magistris.»
E qui s’arriva al grande scandalo, che, se non verrà insabbiato, lascerà molte vittime sul campo, avendo scoperchiato il pentolone delle connivenze e della non imparzialità di molti magistrati, schierati per bande con motivazioni politiche e/o peggio. Le cronache traboccano e farne la cronistoria è difficile (1) (2) (3) (4) ma ormai siamo già alla farsa, con magistrati inquisiti che inquisiscono gli inquisitori (6).
Come potrà un cittadino qualsiasi, presentandosi ad un giudice, fingere, se non altro fingere, di credere se non alla sua infallibilità almeno alla sua imparzialità? E i carabinieri, nell’esecuzione d’un mandato, avranno sempre la sicurezza di servire lo Stato, anche a costo della vita, o avranno il dubbio d’essere agli ordini d’una fazione?
Anche noi adulti dobbiamo avere il coraggio di sapere, se vogliamo fingere di poter sopravvivere.


A RApacis
3 years ago
Credo che stiamo per vedere cose turche, con rischi gravi di tenuta del sitema. Il gesto di Napolitano di chiedere gli atti della procura di Salerno parrebbe una forzatura non prevista dalla Costituzione.
Così la pensa Baldassarre ex presidente della Corte costituzionale che ha dichiarato:
“Il capo dello Stato non può chiedere atti a un’autorità giudiziaria; non ha il potere per farlo, non c’è nessuna norma costituzionale che lo consenta. Non è mai accaduto niente del genere in passato, per fortuna. Tutti devono seguire le regole: dal Quirinale alla procura di Salerno. E invece hanno sbagliato tutti e due: il capo dello Stato non è un’autorità giudiziaria e quindi non può chiedere atti. E la procura di Salerno (su questo ha ragione il Quirinale) non poteva sequestrare il fascicolo di un’indagine in corso, fermando un processo; poteva farne invece una copia ,senza interrompere l’esercizio della giurisdizione. Un’iniziativa del genere può essere assunta dal Csm come organo collegiale. Mentre il capo dello Stato, come garante dell’equilibrio tra poteri dello Stato, può solo chiedere informazioni all’autorità giudiziaria. Ed è giusto che lo faccia per rendersi conto della situazione; anche per consigliare un comportamento piuttosto che un altro quando presiederà il plenum del Csm”.
Insomma, un bel pasticcio, a meno che Napolitano non si sia mosso per coprire un pasticcio ancora più grande….
Santippe
3 years ago
Per l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga, “non è problema di competenza del capo dello Stato nè del Consiglio superiore della magistratura, ma del gip di Salerno e del gip di Catanzaro, e in caso di conflitto sarà la Corte di Cassazione a doversene occupare”.
E inoltre: “è un bene che le procure si indaghino tra di loro e anche che i magistrati si arrestino l’un l’altro”.
Comunque concordo che l’Italia è seduta su una santabarbara pronta ad esplodere
f.s.
3 years ago
Vi segnalo un intervento di Davide Giacalone sulla nomina del nuovo Presidente della Corte Costituzionale, che rimarrà in carica…. tre mesi ! ! ! per poi passare nei ruoli dei Presidenti Emeriti, con tutti i vantaggi connessi. Il giochino, che viola la norma costituzionale di permanenza minima di tre anni nella carica, pare si possa ripetere in futuro.
” …. Criticavo il fatto che sarebbe rimasto in quel posto per soli tre mesi, mentre la Costituzione prevede una presidenza di tre anni, rinnovabile fino a sei. Flick ha fatto osservare di esserne consapevole, di averlo detto e di avere criticato tale costume. A me la critica era sfuggita, … Mi pare prevalente, però, che egli abbia accettato di buon grado, pur sapendo che la sua nomina fa a cazzotti con il testo che, in via teorica, quei giudici dovrebbero tutelare. Ora vi dico cosa succederà, se questo deprecabile andazzo non sarà interrotto. A febbraio del 2009 il nuovo presidente, secondo l’insano principio dell’anzianità, sarà Francesco Amirante, che resterà in carica per ventidue mesi, quindi sempre meno del dovuto ai Padri Costituenti, fino al dicembre del 2010. Gli succederà Ugo De Siervo, che ci resterà quattro mesi, fino all’aprile del 2011. Quindi sarà la volta di Paolo Maddalena, che presiederà la Corte in modo fulmineo, come Flick, per tre mesi, fino al luglio del 2011. Potrei andare avanti, elencando altre Pic-Presidenze, quelle che non le senti quando entrano. Dopo una simile cura alla Fregoli della Costituzione resterà meno di quel che c’è, mentre il prestigio della Corte sarà ridotto a camera di lancio per la pensione dei Presidenti Emeriti….
Dice Flick che è la “prassi largamente prevalente”. E’ vero, ma a questo si è potuti giungere perché, spiace dirlo, la si è composta senza dar troppo peso alla schiena dritta ed allo spessore umano. Spero che almeno uno dei candidati non-presidenti riesca a trovare la dignità per dire: no, non mi presto. In ogni caso, quel che abbiamo già visto misura la decadenza, forse la scomparsa, di una cosa che si chiama “senso dello Stato”.… E stiamo parlando dei vertici, di persone cui è comunque assicurato un ricco futuro.
Questo succede nella CORTE COSTITUZIONALE.
Chirone
3 years ago
AGGIORNAMENTO DEL 5 DIC. ’08
Le dichiarazioni del protagonista “implicato” nella guerra giudiziaria calabro-campana e cioè l’attuale giudice De Magistris fanno intravvedere “ipotesi comportamentali finalizzate” -se vere- alla salvaguardia, tra gli altri, dell’immagine di Prodi e Mastella,allora ai vertici del governo, oltre che di vari comprimari.
Onestamente credo che si stia aprendo un altro capitolo dell’enciclopedia de “I Misteri d’Italia” la cui serie, dopo il fascismo, inizia il 25 luglio ’43, continua l’8 settembre ’43, il 2 giugno ’46, fino a piazza Fontana, Italicus, Ustica, Mattei, Bologna, sequestro Moro, Ambrosiano-Sindona, etc. etc.
Per fortuna questo è il filone incruento, quello della Banca Romana, della Lockheed, dei Petroli, di Parmalat, senza dimenticare la P2, il cui general manager Licio Gelli continua a prescrivere terapie per i mali italiani, alcune persino affascinanti.
In ogni caso MAS (Mai Abbastanza Sapremo)
Avv. Entore
3 years ago
TROVATO L’ACCORDO – La Procura di Salerno potrà acquisire copia degli atti che interessano la propria indagine e quella di Catanzaro continuare gli accertamenti sulle inchieste Why Not e Poseidone – IN BREVE: IL BUBBONE DE MAGISTRIS è STATO INSABBIATO…
ITALIA: PATRIA DEL DIRITTO E DEL ROVESCIO