La legge è uguale per tutti. I giudici sono diversi

Pubblicato il 4 dicembre, 2008 alle 7:45 pm da


Raggiunta l’età sinodale di sei anni nessun bambino ormai giura più sull’esistenza di Babbo Natale, neanche di fronte alle prove evidenti e tangibili lasciate dal suo passaggio nella Santa Notte.

Crescendo cade poi l’intero firmamento delle illusioni e ci si sveglia nella giungla della vita reale, dove la prova più difficile da superare consiste nel distinguere il falso dal vero, l’apparenza, spesso creata a bell’apposta per camuffare, dalla sostanza, bisognosa di lifting per essere minimamente presentabile.
Per fortuna tutti conoscono il giochino e si regolano di conseguenza, facendo la tara alle “verità assolute” che vengono esibite dagli imbonitori di turno. Eppure un residuo fondo d’ottimismo o ingenuità ci porta tutti a credere che, tra il lordo e il netto, la differenza, la tara appunto, non debba essere eccessiva.

Su questa ipocrisia, in un estenuante ed eterno gioco delle parti, si regge la sconfinata ragnatela del contratto sociale: i politici fingono di raccontarci la verità e noi fingiamo di crederci; i banchieri fingono di fare i nostri interessi e noi per finta ci fidiamo; i giornali ci rifilano le notizie che vogliono e noi fingiamo di prenderle per oro colato e così via, sino all’intimità del focolare domestico dove nessuno si fida a mettere il dito.
Con un sistema siffatto è inevitabile che nascano controversie e di conseguenza si ricorre alla saggezza della Giustizia. Qui nascono i problemi, perchè i giudici, i soli abilitati a pesare sulla bilancia della legge, non sono neanche loro infallibili –anche se non pagano pena- e lo stanno dimostrando in maniera plateale in questi giorni.

Non è una novità e persino Pinocchio ne aveva fatto esperienza sul suo legno, ma “il sistema” (quasi tutto e quasi compatto) sempre s’era sforzato, nel supremo interesse della sua sopravvivenza, di coprire le magagne e circonfondere la magistratura di un’aura d’insospettabilità tale che la scoperta d’una pecora nera non faceva altro che confermare la perfetta salute dell’intero gregge. Era obbligatorio crederci o fingere di crederci e persino molti magistrati se n’erano autoconvinti. Finchè i bubboni, giunti a maturazione, sono esplosi, con grande clamore:

«Fino a Tangentopoli, e fino a qualche anno fa, il problema era dell’indipendenza della magistratura dal potere politico, adesso è dell’indipendenza del magistrato rispetto alla magistratura. [Il singolo magistrato che] non si vuole allineare, non si vuole schierare, vuole essere libero, finisce per pagare i suoi errori. E li paga cari.»

Lo dichiara in un’intervista al Corriere della Sera Clementina Forleo, ex-GIP di Milano trasferita dal CSM a Cremona per incompatibilità ambientale, dopo la sua inchiesta sulla vicenda UNIPOL-Antoveneta-BNL quando aveva chiesto alla Camera dei deputati l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche in cui comparivano conversazioni di Fassino e D’Alema con Consorte, inquisito.

«Si sono toccati i fili che fanno morire. Perché fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno. Oggi si è rotto l’idillio tra certa magistratura e certa politica e ciò ha causato autentici scempi, quale il silenzio dell’Anm di fronte alla vicenda di Luigi de Magistris.»

E qui s’arriva al grande scandalo, che, se non verrà insabbiato, lascerà molte vittime sul campo, avendo scoperchiato il pentolone delle connivenze e della non imparzialità di molti magistrati, schierati per bande con motivazioni politiche e/o peggio. Le cronache traboccano e farne la cronistoria è difficile (1) (2) (3) (4) ma ormai siamo già alla farsa, con magistrati inquisiti che inquisiscono gli inquisitori (6).
Come potrà un cittadino qualsiasi, presentandosi ad un giudice, fingere, se non altro fingere, di credere se non alla sua infallibilità almeno alla sua imparzialità? E i carabinieri, nell’esecuzione d’un mandato, avranno sempre la sicurezza di servire lo Stato, anche a costo della vita, o avranno il dubbio d’essere agli ordini d’una fazione?
Anche noi adulti dobbiamo avere il coraggio di sapere, se vogliamo fingere di poter sopravvivere.

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