Il dibattito per la fiducia seguito alle dichirazioni di Berlusconi in Parlamento ha mostrato una nuova opposizione dialogante a fronte di una nuova maggioranza sobria ed invitante, pur essendo sempre l’una contraria e l’altra favorevole al Governo. Già questa è una grande novità, ma il vero fatto nuovo è stato lo scoprire che, in soli 30 giorni di gestazione, s’è dato vita non solo al Governo-Ombra ma anche alla sua Opposizione-ombra.
Perché questa è l’essenza della posizione critica e corrosiva messa in campo da Di Pietro: apparentemente contro Berlusconi in ogni sua sfaccettatura personale e politica ma in realtà e nella sostanza contro Veltroni e il suo tentativo di dialogare col governo e tentare di condizionarne le scelte strategiche, che è l’unico modo per recuperare un briciolo d’autorevolezza all’interno del PD, illudendosi e dando a credere di contare.
La brutalità di Di Pietro non condiziona il governo ma il PD, impedendogli manovre blande, esasperando i contrasti, facendosi portabandiera sia del malcontento politico della sinistra “desaparecida” dal Parlamento ma viva vegeta nella società e nei sindacati che del malcontento qualunquistico rinfocolato dai Grillo, Travaglio e Santoro. Scavalcando a sinistra il PD ne condiziona la strategia e, con la concorrenza, ne raccoglie i consensi dei duri e puri.
Con grande difficoltà Walterloo è riuscito a rinviare l’esplosione coram populo del malcontento interno per i risultati elettorali, anche se D’Alema, seppur negando l’evidenza, comunque va avanti nel consolidamento della sua corrente o addirittura partito.
Quanti malumori interni con Parisi e Rutelli, mancava l’ulteriore smacco dell’affrancarsi dall’ingombrante alleanza col PD proprio dell’Italia dei Valori, ingrato della sopravvivenza ottenuta con l’apparentamento delle liste. Ora la linea strategica divergente facilita il compito di chi vuol rinfacciare a Veltroni le sue colpe.
Ah! se Di Pietro l’avessimo lasciato solo! Ora sarebbe insieme a Diliberto, Mussi e Bertinotti ad abbaiare alla luna. E tra un anno –imminenti- le elezioni europee, con tutte le voglie di vendetta e di rivincita!
Qualcuno lo aveva previsto: Di Pietro, prima che il gallo canti, tu mi avrai rinnegato tre volte! Aspettiamo la terza.


pupo
3 years ago
Di Pietro è un populista demagogo (che odia Berlusconi ma in realtà è più a destra di Storace ed “er Pecora”) che con la politica è diventato miliardario. Praticamente il partito lo gestisce da solo, compresi i finanziamenti pubblici, ed è riuscito a fregare Veltroni assicurandogli che, dopo le elezioni, avrebbe fatto parte dello stesso gruppo in Parlamento.
Ma figuriamoci se si lasciava scappare l’occasione di ragranellare milioni di euro di rimborsi elettorali ed i finanziamenti ai gruppi parlamentari.