La sola igiene del mondo

Pubblicato il 4 novembre, 2008 alle 11:35 am da


In queste giornate di tiepido autunno dolcemente scivoliamo sul piano inclinato del “déjà vu”, con le tensioni accumulate nell’Italia che, come una pentola a pressione, borbotta a fuoco lento ma s’avvia all’ebollizione.

Il ’48, il ’68 e ora il 2008?

Che sia il numero “otto” con le sue curve e controcurve che riportano sempre al punto di partenza? La crisi economica che avanza sbaragliando gli equilibri contabili di aziende e famiglie potrebbe far da detonatore, ma la miscela esplosiva è da anni che aspetta, con la crescente insofferenza per gli sprechi, le ingiustizie e le angherie messi in campo da tutti contro tutti. Ogni entità sociale, istituzionale, di clan , di famiglia “deve” di necessità difendere il proprio orticello, escludendo e calpestando chi osi invaderlo. Manca la visione d’insieme di un organismo unico e non smembrabile, se non a prezzo del disfacimento di tutti. L’eccesso di concorrenza paralizza le forze uguali e contrarie, in tutti i campi e soprattutto in politica.

Il 20 febbraio 2009 cadrà il centenario della pubblicazione sul Figaro del Manifesto Futurista di Filippo Tomaso Marinetti, che fa pensare anche oggi, ma certo visionario allora quale anticipatore di situazioni inespresse che troveranno modo di manifestarsi nel giro di pochi anni. Merita d’essere riletto e, per il poco tempo che riusciamo a sottrarre alla visione di Ballarò o dell’Isola dei famosi, meditato.
Tutto torna, anche se in forma di farsa e il nostro senatore a vita Francesco Cossiga, continua a ricordarcelo, scavando nel pozzo oscuro e senza fondo dei suoi ricordi, dove si agita senza sedimentare mezzo secolo di cronaca e storia italiana. Nel secchio  oggi ha ripescato una noticina apparentemente innocua e invece devastante, almeno per gli interessati:

«In questi giorni in cui molto si discute di manifestazioni e di ordine pubblico, debba rendersi onore a quei giovani comunisti che negli anni di piombo accettarono di dimettersi dal loro partito per essere poi infiltrati a Bologna nei movimenti studenteschi e in Autonomia. […] resero possibile al Viminale, con il quale la Vigilanza del Pci era in continuo contatto, di far liberare Bologna dalla devastante occupazione con l’intervento del glorioso Reparto celere di Padova, dei coraggiosi del Reggimento mobile Carabinieri “Gorizia” e dei ragazzi dell’allora Battaglione Carabinieri paracadutisti “Tuscania”».

Complimenti vivissimi agli infiltrati di allora, sicuri, e di oggi, incerti. Tra 40 anni saranno le memorie di Maroni a darci notizia…

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