A giochi elettorali ormai chiusi, ma con l’esito ancora sconosciuto, possono farsi ragionamenti (termine prediletto dall’intellettuale della Magna Gracia di cui si parlerà) che prima potevano essere catalogati troppo di parte e che invece mostrano molta più oggettività di quanta comunque ad essi verrà attribuita dai “cattolici adulti” soggiornanti con gran soddisfazione –così lasciano intendere- nell’accampamento per tanto tempo ostile. Col permesso dell’autore, che ringraziamo, pubblichiamo un’analisi sulle vicessitudini dei cattolici nel teatrino della politica italiana, prendendo spunto dal ripudio veltroniano di De Mita ma ampliando il discorso.
di Carmelo Bonvegna:
Nella vicenda dell’on. De Mita che non viene candidato nelle liste del Partito Democratico “per superati limiti di età”, ciò che suscita meraviglia è che non gli siano stati riconosciuti i meriti altissimi di “traghettatore” a sinistra del popolo cattolico italiano e, quindi, di “precursore” del partito “nuovo” del post-comunista on. Veltroni.
Ecco, infatti, cosa De Mita rispondeva ad una intervista di anni fa:
“Quando gli storici si occuperanno di fatti e non solo di propaganda spiegheranno che il grande merito della Democrazia Cristiana è stato quello di aver educato un elettorato che era naturalmente su posizioni conservatrici se non reazionarie a concorrere alla creazione della democrazia. La Democrazia Cristiana prendeva i voti a destra e li trasferiva sul piano politico a sinistra“ (Corriere della Sera, 23-8-1999).
Sono parole autorevoli e chiare, per una volta lontane dal politichese involuto a cui eravamo stati abituati, e dimostrano come la parte qualificata e influente del vertice della Democrazia Cristiana abbia sempre guardato a sinistra quasi questa fosse un traguardo da raggiungere. A tal proposito, scorrendo, seppur velocemente, la vera storia del partito “cristiano” e tralasciando, appunto, la “propaganda”, scopriamo tante conferme inaspettate e perciò interessanti a quello che l’onorevole ha affermato con l’orgoglio del protagonista; solo che questa storia per essere raccontata in modo adeguato avrebbe bisogno non di un foglietto volante ma di un intero quaderno che, partendo almeno dall’”Opera dei Congressi” di fine Ottocento, si soffermasse sul nome di Romolo Murri e la sua “democrazia cristiana”, sul modernismo e Pio X, poi su Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, riportasse magari il giudizio profetico del 1919 di Antonio Gramsci:
“Il cattolicismo democratico fa ciò che il comunismo non potrebbe: amalgama, ordina, vivifica e si suicida”,
per passare, quindi, al fascismo con la Conciliazione, e giungere alla fine della guerra e soprattutto al dopoguerra; ciò perché, ahimè, questa storia è completamente sconosciuta ai tanti quidam de populo, magari buoni “conservatori se non reazionari”, che credono ancora di aver dato il voto per tanti anni al “partito della Croce” o “della Chiesa” e di aver contribuito, così, a costruire la “diga” al comunismo.
Alla luce delle parole di De Mita possiamo, invece, spiegare la lenta e inesorabile marcia a sinistra che parecchi autorevoli democristiani iniziarono già all’indomani del fatidico 18 Aprile 1948: così, ad esempio, il gruppo che faceva capo al bolognese Giuseppe Dossetti (il nome non è scelto a caso perché ne vantano ancora l’eredità l’on. Prodi e la on. Bindi, fondatori del PD con Veltroni) avrebbe voluto una vittoria più contenuta di quella, grandissima, conquistata dal popolo cattolico italiano guidato da Pio XII e dai “Comitati Civici” di Luigi Gedda, perché questa gli impediva il dialogo cordiale coi socialcomunisti sconfitti con cui la Democrazia Cristiana era stata al governo dal 45 al 47.
Studiando la storia di questi gruppi influenti della sinistra democristiana, possiamo spiegare la trasformazione in senso “moderno” della società italiana cioè la sua progressiva scristianizzazione; la cultura marxista e laicista ne era la punta di diamante (cineasti, attori, ballerine, scrittori, filosofi, gazzettieri, imbonitori televisivi, intellettuali in genere…) a fronte di un mondo cattolico snervato dal progressismo, sempre più subalterno a quella cultura e reso inoffensivo avendo riposto tutta la fiducia nei bravi politici “cristiani” come… De Mita.
Nel frattempo intervenne anche la baraonda del cosiddetto post-Concilio che preparò la “rivoluzione” degli studenti borghesi del Sessantotto italiano. Così e a poco a poco, nonostante il governo fosse ancora in mano al “partito dei preti”, si creò quell’humus favorevole alle due leggi epocali ed emblematiche, contrarie – per diametrum – alla Dottrina sociale della Chiesa e al Diritto Naturale: il divorzio (1970) e l’aborto (1978); l’una legalizzava e, quindi, promuoveva lo sfascio della famiglia, avviato un po’ alla volta e voluto da quella cultura relativista di cui s’è detto prima, l’altra l’uccisione dell’innocente nel seno della madre, ancorché il titolo della “legge” recitasse ipocritamente “Norme sulla tutela della maternità etc”! Questa – non si dimentichi – fu firmata e promulgata da un governo e da una presidenza della repubblica di soli democristiani!
Dei due successivi referendum è meglio non parlare perché in quella occasione – ma soprattutto nel secondo – i cattolici, rappresentati dai “difensori d’ufficio” del partito, andarono al confronto in stato confusionale, divisi e in ordine sparso; fu una sconfitta le cui conseguenze dureranno secoli. Il “18 Aprile” era ormai una data della preistoria!
Di ciò si vanta l’on. De Mita? Questo è il “grande merito” che lui attribuisce alla Democrazia Cristiana? Questa la “educazione dell’elettorato”?
Ma inaspettatamente e forse miracolosamente ci fu, poi, la elezione al Soglio di Pietro dello sconosciuto Karol Wojtyla; questi si rivelò un grandissimo Papa che ha subito ribadito la esistenza e la vigenza della Dottrina sociale della Chiesa e ha chiuso col comunismo marxista; anche grazie alla sua opera seguirono l’implosione dell’URSS, il crollo del comunismo senza che nessuno l’avesse mai seriamente combattuto e la caduta a Berlino del Muro della vergogna (1989).
Di conseguenza si disgregò anche il gran corpo della Democrazia Cristiana; il popolo cattolico ebbe finalmente libertà di giudicare la realtà con occhio diverso, essendo caduto il diaframma del partito; gli stessi vescovi poterono parlare in modo diretto ai fedeli e non per interposta persona, di conseguenza più essi sono ascoltati dal popolo italiano stufo di politichese, e più, stoltamente, da lorsignori vengono accusati di “ingerenza politica”: si vedano in proposito i diciotto anni del cardinale Ruini alla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana e, soprattutto, l’emblematica vicenda del referendum sulla legge 40, dove perfino molti non cattolici preferirono seguire le sue indicazioni; da qui la pesante sconfitta dei laicisti e l’odio scatenato contro il cardinale dai giornali e dalle televisioni. Proprio in questa occasione apparve chiaro il rifiuto dei cattolici autodefinitisi “adulti”, cioè contrari a quelle indicazioni: guarda caso, i capintesta di questo rifiuto erano Prodi e la Bindi, i “nipoti” di Dossetti, cioè di chi dal 45 in poi – con tempi e modi diversi – guardò sempre a sinistra.
E ora hanno raggiunto la meta e si sono diluiti nel “nuovo” Partito Democratico di Veltroni, accasandosi con tanti ex comunisti.
Il povero De Mita, in quella casa, avrebbe dovuto avere tutto il diritto di domicilio; strano, quindi, che il buonista Veltroni lo abbia messo alla porta!


Pupo
3 years ago
Sempre a picchiare sulla vecchia e indimenticata DEMOCRAZIA CRISTIANA, tutti a parlarne male ma tutti, quando c’era lei, ad approffitarne!
Per rimanere solo ad Ozieri, senza allargarci molto, intere famiglie di comunisti, socialisti e fascisti si sono sistemate grazie alla DC.
Il giorno dopo le elezioni comunali dell”80, quando ad Ozieri la DC prese la maggioranza assoluta al comune, in giro non vedevi altro che gente “meravigliata”, tutti a domandarsi “Ma chie l’ha votada?”.
Non ne trovavi uno che avesse votato per la DC, e quella prendevano il 60% dei voti!!
Il vero erede della DC oggi è Berlusconi, perchè nel suo partito c’è di tutto ed il contrario di tutto: gente di destra, di sinistra, di centro, abortisti ed anti, divorzisti ed anti, gay e lesbiche, paraculi e piglianculi, ex sessantottini, sacerdoti, socialisti e persino molti ex UDEUR, traditori e figliol pridighi, veline, “nani e ballerine”, insomma un vero guazzabuglio.
Scommetto che domani mattina, dopo la vittoria di Berlusconi, in giro non se ne troverà uno che dica di averlo votato!