E’ notizia di ieri che Gioacchino Genchi, consulente tecnico di varie Procure per le intercettazioni telefoniche e vicequestore di polizia, è stato sospeso dal servizio dopo che la procura di Roma ha iniziato ad indagare su di lui per abuso d’ufficio e violazione della legge sulla privacy.
Nel suo archivio una vera caterva di dati, essendo state schedate quasi 400.000 persone, molto democraticamente bisogna dire, senza distinzioni e senza badare alla loro qualifica o posizione istituzionale. E forse è proprio questo il punto debole che ha fatto scattare la reazione giudiziaria, oltre il sospetto di voler coprire con una cortina fumogena alcune connessioni pericolose tra affari e politica.
Riferendo della sua vicenda era facile prevedere un seguito, puntualmente arrivato, come i treni ai bei tempi…
De Magistris, procuratore a Catanzaro e suo grande datore di lavoro, ha fiutato il pericolo della situazione e la micragna incombente e ha preferito riciclarsi come politico, chiedendo ed ottenendo ospitalità presso il partito di Di Pietro, un antesignano.
Anche perché l’intercettazione, diventata ormai la regina delle prove, sta per morire… di fame, non avendo più a disposizione il pozzo senza fondo del Tesoro, che dovrebbe pagare la spesa delle ditte di consulenza. Sono in ballo 400 milioni di euro, anche se, per lo “spionaggio” vero e proprio, la somma da pagare cala a 160 milioni.
La Stampa dipinge un quadro interessante di un mondo sconosciuto, sospeso tra 007 e Totò Riina, ma sempre molto, molto costoso, con “162 sale d’ascolto sparse per l’Italia” […] “con un costo medio di circa 40 euro al giorno per intercettazione.”
“…solo sulla carta perchè soldi veri, non ce ne sono più.”


esse-esse
1 year ago
vedere cosa passa un giornalista che tocca la sinistra
E IO PAGO